Dom, 29 Gen, 2023

Quel "NO" fondamentale al referendum di trent'anni fa che ha permesso a Mappano di diventare poi Comune

Quel "NO" fondamentale al referendum di trent'anni fa che ha permesso a Mappano di diventare poi Comune

Grazie ad un gruppo di giovani che si impegnarono perchè non fosse confermato l'accorpamento a Borgaro

Se oggi Mappano è Comune, lo si deve non tanto e non solo agli importanti passi istituzionali avvenuti in quest’ultimo decennio. Ma per ciò che accadde nel lontano 1992.

Trent’anni fa, esattamente in questi giorni, nella comunità mappanese, si badi bene non il Comune, si consumò una delle pagine più difficili e divisive della sua storia: un referendum per decidere se il Comune di Borgaro sarebbe stato o meno, il Comune che avrebbe unito tutte le frazioni mappanesi, fino ad allora divise tra Caselle, Leinì, Borgaro e Settimo, in una sorta di un’unica “super” frazione, ma sempre frazione, con la differenza che sarebbe stata amministrata da un solo Comune di riferimento, rispetto alle quattro precedenti.

Ma per arrivare a quel voto ed al suo esito, per molti aspetti clamoroso, occorre fare un passo indietro di alcuni mesi, in quel 1992, l’anno dei due referendum. Che i cittadini maturassero da tempo immemore, il desiderio di una agognata autonomia municipale, non era più un segreto per nessuno. Per tutto il decennio precedente, non mancarono le richieste, le prese di posizione, molto si coagulò attorno alle iniziative del Comitato per i Servizi, la prima realtà, guidata ad Antonio Zappia, che cercava di dare risposte concrete alle esigenze dei mappanesi che si ritenevano, non a torto, “cittadini di serie B” in confronto agli abitanti dei rispettivi concentrici.

Spesso sulle frazioni mappanesi, venivano “scaricate” ogni genere di problematiche: dalle fabbriche inquinanti, ai problemi viari mai risolti, collegamenti pubblici insufficienti, piani regolatori che non tenevano minimamente conto delle peculiarità e delle richieste dai mappanesi. Insomma un quadro per nulla edificante. E alla fine, la ciliegina sulla torta: puntuali ad ogni tornata elettorale, le forze politiche di tutti i generi e colori, calavano su Mappano, alla ricerca del consenso, sollecitando e promettendo la nascita del Comune.

Il risultato fu una generale disaffezione, accompagnata però da un impegno sempre maggiore da parte del Comitato per i Servizi che, in una fase di oggettivo vuoto politico, riuscì ad autoaccreditarsi come interlocutore fra gli enti istituzionali dell’epoca, tra cui l’allora Provincia di Torino e la Regione Piemonte. Un dialogo che nel tempo si dimostrò fruttuoso. Appurato ormai, con le leggi allora vigenti, fra tutti gli attori istituzionali, che l’autonomia mappanese non avrebbe potuto essere, si pensò che la via più ovvia e naturale, fosse quella di accorpare tutte le frazioni mappanesi, sotto un unico Comune. Idea forse neanche troppo balzana, ma che non tenne minimamente conto degli “umori” della popolazione.

E poi quale Comune, avrebbe avuto l’onore e l’onere di gestire una realtà di fatto totalmente nuova sul piano amministrativo? Leinì, per bocca del suo allora sindaco Giuseppe Cozza, si sfilò subito, adducendo come motivazione che per un pugno di cittadini, i residenti della Reisina, non aveva intenzione di accollarsi altre migliaia di persone. Settimo men che meno, avendo sotto la sua amministrazione alcuni terreni e un numero ancor più esiguo di cittadini. Restavano in ballo Caselle e Borgaro. Caselle, storicamente e culturalmente era da sempre il punto di riferimento di gran parte dei mappanesi: amministrava la parte più cospicua in termini di popolazione e territorio, rispetto alle altre frazioni. Sulla parte amministrata da Caselle era nata la prima scuola elementare, il primo edificio religioso, poi la nuova chiesa, il polo scolastico delle elementari e delle medie, la farmacia. Insomma tutto faceva intendere che sarebbe stato quello il Comune che avrebbe logicamente accorpato tutte le frazioni.

Ma nel tempo, si era insinuata anche una certa disaffezione da parte dei mappanesi verso il governo di Caselle. In molti iniziarono a guardare con simpatia verso Borgaro, le sue politiche sul territorio, ed ecco che iniziò a farsi strada, nelle forze politiche, in particolare quelle di sinistra, ma alla fine tutte, e sociali, presenti sulle frazioni, che la scelta migliore sarebbe stata accorparsi a Borgaro. Così, dopo una sonnolenta campagna referendaria, nel maggio del 1992, i residenti mappanesi furono chiamati alle urne, una prima volta, per decidere sotto quale Comune, si sarebbero dovute accorpare tutte le frazioni. Per maggioranza di votanti, molti davano per scontata la vittoria di Caselle.

Invece, ad urne aperte, il risultato clamoroso: Borgaro.

La maggioranza dei mappanesi avevano dato la fiducia a quel Comune. Ed il referendum di novembre, avrebbe soltanto dovuto ratificare o meno quella scelta. Ma in quei mesi successivi accadde qualcosa di impensato ed impensabile. Un piccolissimo gruppo di giovani uomini e donne, completamente slegato da partiti e Comitati, valutò che quella non era la scelta giusta, che passare come unica frazione, avrebbe vanificato per sempre il desiderio di autonomia municipale dei mappanesi. Così in modo clamoroso e andando contro ogni pronostico, quando tutte le forze politiche allora attive nelle frazioni, davano indicazione di voto a favore di Borgaro, un pugno di cittadini guidati da Giorgio Bosa, decise di sbarrare la strada ad una scelta che sembrava inevitabile.

Fu una campagna referendari durissima, senza esclusione di colpi, ma che alla fine ribaltò un risultato dato per scontato: fu confermato lo status quo delle frazioni mappanesi. I cittadini bocciarono l’ipotesi di accorparsi sotto Borgaro. In quel modo restò aperta la possibile soluzione di un autonomia comunale, che andò a concretizzarsi anni dopo.

Sono trascorsi trent'anni. Molte cose sono cambiate. Forze politiche scomparse, ed altre nate successivamente. Ma chi ha partecipato direttamente a quei giorni non dimentica. Ed è per questo lo stupore dovuto all’oblio che ha ricoperto ormai l’intera vicenda. Ci ha pensato Giorgio Bosa, ormai da molti anni residente in un'altra regione, attraverso un post, a sollevare la questione, con una precisa richiesta, nei confronti dell’attuale amministrazione Grassi, fino ad ora però caduta nel silenzio: ricordare con una manifestazione pubblica un trentennale, le cui vicende del 1992, hanno rappresentato e rappresentano un punto di svolta cruciale nella storia di Mappano. 

«Il 15 novembre 2022 cade il 30° anniversario del Referendum in cui si chiedeva l'accorpamento al Comune di Borgaro – ricorda  - fortunatamente gli elettori mappanesi scelsero di fermare la storia e dire di NO. Questo passaggio è stato fondamentale per arrivare nel 2013 a diventare Comune ed autogovernarsi. Mi sarei aspettato – aggiunge polemicamente - ancora nel 2013, che qualcuno si fosse ricordato di questa fase della storia mappanese. ma non è accaduto. Ma per il 30° anniversario ho voluto farlo io perché non si può dimenticare la storia, ed in particolare la genesi delle cose».

E aggiunge «Oggi, proprio qualche persona che era particolarmente favorevole ad accorparsi con Borgaro, siede nei banchi del Consiglio Comunale e dovrebbe fare, per onestà intellettuale, ammenda e ringraziare che le cose siano andate come sono andate, e che non è così umiliante accorgersi che a volte ci si sbaglia, e dare soddisfazione a coloro che avevano una prospettiva sociale più lungimirante, ed è proprio per questa prerogativa che esiste una differenza tra un politico che vede il futuro nelle prossime elezioni e di uno statista che vede il futuro nelle prossime generazioni».

Poi conclude «Io sono anni che sono lontano da Mappano per cui posso solo ravvivare il ricordo con questo post ma voi, che vivete lì, dovreste ringraziare quel gruppo di ex-ragazzi che vi hanno permesso di autodeterminare il vostro futuro e vivere il vostro paese senza dover andare, con il cappello in mano, a chiedere a terzi i vostri sacrosanti diritti. Grazie Renato, Gisella, Davide, Angelo, Riccardo, Giorgio Cravero, Mario Andreotti, e tutti gli allora elettori che hanno risposto con un NO convinto che la scelta fatta era quella giusta. Leggo sempre dai social, che il sindaco Grassi, intenderebbe, invitare a Mappano, per il prossimo anno, in occasione del decimo anno dalla nascita del Comune, il presidente della Regione Cirio. Lodevolissima iniziativa, ma si ricordi solo, che non ci sarebbe nessun decennale da festeggiare, senza quel risultato referendario del 15 novembre 1992, di coloro che lavorarono per ottenerlo».

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