Bufera sul “Giardino del Ricordo”: polemica sul Giorno del Ricordo e sulla targa che divide la città

Bufera sul “Giardino del Ricordo”: polemica sul Giorno del Ricordo e sulla targa che divide la città

A Ivrea esplode l’ennesima polemica sul Giorno del Ricordo, la ricorrenza nazionale del 10 febbraio istituita dalla legge 92 del 30 marzo 2004 per commemorare le vittime delle foibe e l’esodo giuliano-dalmata.

Nel mirino finiscono il sindaco Matteo Chiantore e la sua Giunta, con l'accusa di aver tentato di “annacquare” e “confondere” la memoria storica attraverso un’operazione giudicata da più parti come una deliberata minimizzazione istituzionale.

A sollevare il caso è Andrea Cantoni, capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio Comunale, e Valerio Cignetti, esponente dell’Unione degli Istriani Piemonte e Valle d’Aosta.

Già nel 2024 Cantoni aveva presentato una mozione per impegnare la Giunta eporediese – a guida PD – a promuovere iniziative ufficiali in occasione del Giorno del Ricordo. La proposta venne bocciata dalla maggioranza di sinistra in Consiglio Comunale.

Nel 2025, dopo il patrocinio negato all’associazione CulturaIdentità per un evento con la partecipazione del giornalista Fausto Biloslavo, è stata approvata un’altra mozione, ancora una volta a prima firma Cantoni.

Il testo impegnava formalmente il Sindaco e la Giunta a: organizzare annualmente le celebrazioni del 10 febbraio e ad installare una targa in onore delle vittime delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata.

In quell’occasione Cantoni aveva già pubblicamente il mancato coinvolgimento dell’Unione degli Istriani, nonostante l’esistenza di un protocollo d’intesa mai rispettato dall’attuale Amministrazione, e aveva consegnato al Presidente del Consiglio Comunale una targa commemorativa con la scritta: “Il Consiglio Comunale della città di Ivrea pose questa targa a imperituro ricordo delle vittime delle foibe e dell’esodo giuliano dalmata”, dichiarandosi anche disponibile a sostenere personalmente eventuali modifiche richieste dall’Amministrazione.

Tutto risolto? Nenache per sogno...

Alla fine di gennaio 2026 è comparsa all’albo pretorio una delibera di Giunta che non poteva non riaccendere lo scontro politico: l’intitolazione di una piccola area nei pressi del cimitero comunale come “Giardino del Ricordo”, con l’installazione di una nuova targa dal costo di circa mille euro. Ma se già sulla cifra spesa ci sarebbe stato da ridire a mandare su tutte le furie Cantoni e l'Unione degli Istriani è la scritta che recita “La Città di Ivrea dedica IL GIARDINO DEL RICORDO alle vittime del nazi-fascismo e dei totalitarismi, le Donne e gli Uomini della Resistenza, gli Internati Militari Italiani, i Deportati, gli Infoibati, gli Esuli, i soldati di tutte le guerre”.

Secondo Cantoni e Cignetti, quella formulazione ha di fatto svuotato di significato il Giorno del Ricordo, mescolando le vittime delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata con altre vicende storiche e commemorazioni già dotate di propri momenti ufficiali.

Così la cerimonia del 10 febbraio, organizzata dall’Amministrazione, si è svolta senza il coinvolgimento dell’Unione degli Istriani, nonostante il protocollo d’intesa formalmente in vigore, perchè  “stravolta” rispetto allo spirito della legge nazionale e irrispettosa nei confronti delle vittime.

Durissimo il commento di Cantoni: «Questo è il senso delle Istituzioni per qualcuno. Una targa che grida vendetta e che, ancora una volta, calpesta il Ricordo, vicina a un piccolo Tricolore gettato nel fango». 

Nel mirino finisce anche la collocazione dell’area «isolata e priva di adeguata illuminazione con due panchine temporaneamente rimosse da piazza Vittorio Emanuele in occasione del Carnevale e collocate nel nuovo spazio verde. Questa ricorrenza nazionale è stata così trasformata in una commemorazione relegata ai margini della città e della coscienza collettiva».

La vicenda lascia aperta una domanda tutt’altro che secondaria: il Giorno del Ricordo deve essere celebrato in modo autonomo e specifico, oppure può essere inglobato in un contenitore commemorativo più ampio? A Ivrea, dopo quanto accaduto, la risposta rimane profondamente divisiva. Una cosa, però, è chiara: invece di unire, il 10 febbraio finisce ancora una volta per spaccare la città.

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