Sab, 1 Ott, 2022

Domenica apre la caccia e Coldiretti chiede un deciso depopolamento dei cinghiali

Domenica apre la caccia e Coldiretti chiede un deciso depopolamento dei cinghiali

«Di fronte all’emergenza Peste suina africana sono insufficienti gli animali abbattuti»

Domenica 18 settembre, all’alba, inizia la stagione di caccia 2022/23, la prima annata venatoria cha cade in piena epidemia di Psa, il virus della peste dei cinghiali, per fortuna, ancora relegata ai boschi tra Ovadese e Liguria, che rischia di espandersi se non saranno sfoltite le popolazioni di ungolati.

Da domenica riprende anche la caccia in braccata al cinghiale praticata dai cacciatori suddivisi in squadre, la forma di caccia più efficace.

«Ci aspettiamo che sia ridotto drasticamente il numero di cinghiali – chiede Bruno Mecca Cici, presidente di Coldiretti Torino – Chiediamo agli Ambiti territoriali di caccia e ai Comprensori alpini di fare la loro parte e alla Città Metropolitana di intensificare le azioni contro questo autentico flagello».

Proprio per questo obiettivo, nei giorni scorsi, Coldiretti Torino ha promosso un incontro con i presidenti degli organismi che gestiscono la fauna selvatica chiedendo più sforzi per la riduzione dei cinghiali e pratiche più celeri per i rimborsi danni.

La caccia al cinghiale è praticata anche in “selezione”, forma di caccia mirata al singolo esemplare che i cacciatori abilitati possono praticare tutto l’anno. Inoltre, è possibile il “controllo” della specie tutto l’anno dietro denuncia di danni alle colture da parte degli agricoltori. Il controllo può avvenire con il tiro anche notturno da parte di agenti di vigilanza o cacciatori ulteriormente abilitati, oppure con l’utilizzo di gabbie di cattura nei luoghi dove si stanno verificando i danni.

Eppure continua a essere insufficiente il numero di cinghiali abbattuti - denuncia Coldiretti - nelle diverse forme di caccia e di controllo «per limitare la diffusione dell’epidemia di Psa e ridurre drasticamente i danni alle colture agricole, servono 50.000 capi abbattuti su tutto il territorio regionale. In Piemonte, per l’anno in corso siamo appena intorno ai 7.000 esemplari dopo 6 mesi dall’entrata in vigore delle nuove norme regionali per il depopolamento della specie. In provincia di Torino risultano appena 2.000 capi abbattuti nello stesso periodo. Numeri troppo bassi rispetto agli obiettivi».

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