Mer, 17 Ago, 2022

Tassa "paperoniale" per combattere la povertà

paperoniale

 La ricetta pensata da alcuni docenti universitari

 Sembra uno scherzo, ma in realtà è una proposta molto seria

Fabio Farag

La proposta, lanciata da alcuni docenti dell’Università di Torino attraverso il sito ufficiale https://paperoniale.it/, prevede l’imposizione di una tassa patrimoniale più equa, un contributo di solidarietà con aliquote progressive, non superiori all’1% calcolate sulla ricchezza finanziaria, case e beni immobili escluse, “esenzione per la metà più povera delle famiglie”.

«La ricchezza finanziaria ufficialmente censita dei cittadini italiani era alla fine del 2019 di circa 4400 miliardi. Oggi questo valore si è un po’ ridotto, ma molto difficilmente è sceso sotto i 4mila»

In questo modo, “un’imposta del 5 per mille (metà dell’1%)” garantirebbe un gettito di 20 miliardi di euro da destinare in necessarie politiche redistributive per la lotta alla povertà e alle diseguaglianze conseguenti alla crisi pandemica da covid19, uno schiaffo alle politiche neoliberiste introdotte agli inizi degli anni '80.

«Patrimoniale fa venire la pelle d’oca a tutti. In Italia, la politica a favore della casa è stata efficace per dare un’abitazione di proprietà a tutti, a qualcuno anche la seconda casa, magari in comune con fratelli e parenti… forse alcuni sono riusciti anche a mettere qualcosa da parte per la vecchiaia. E tutti si sentono colpiti da questa parola. Ma se anziché patrimoniale la chiamassimo paperoniale, la patrimoniale sui Paperoni d’Italia e sulle aziende che fanno il falso in bilancio pur di arrivare a zero? Sicuramente molti sosterrebbero l’approvazione di una legge che distribuisca la ricchezza, così come recita la nostra Costituzione».

 Attualmente, la proposta presentata dagli accademici Filippo Barbera, Maria Luisa Bianco, Giancarlo Cerruti, Bruno Contini, Federico Dolce, Guido Ortona, Serena Pellegrino, Francesco Scacciati, Andrea Surbone, Pietro Terna, Teodoro Togati, ha quasi raccolto le mille firme e, in base all’articolo 50 della Costituzione, può essere immediatamente votata dal Parlamento.

«Chiediamo che nella norma venga espressamente stabilito che i proventi di questo contributo devono essere interamente investiti nel miglioramento dei servizi per i cittadini, in particolare a vantaggio delle persone maggiormente in difficoltà, e per creare lavoro per i giovani disoccupati».

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