Mer, 17 Ago, 2022

La violenza sulle donne e il nuovo disegno di legge

La violenza sulle donne e il nuovo disegno di legge

Gesto simbolico o cambio di passo? Più tutele per chi denuncia le violenze, provvedimenti più aspri per chi le commette

 

A poche settimane dalla fine del 2021, che ha registrato nel nostro Paese un’impennata agghiacciante di femminicidi, è chiaro che non sono sufficienti la Convenzione di Istanbul e il Codice Rosso. Restano ancora falle nel sistema di protezione delle donne e nella prevenzione della violenza.

 È stato approvato dal Consiglio dei Ministri il nuovo disegno di legge per contrastare la violenza sulle donne, che dimostra l’impegno del Governo per contrastare questa piaga sociale. Se diventerà legge, si procederà con una strategia integrata: le misure previste saranno più aspre per chi commette violenza e, al contempo, si lavorerà per tutelare meglio chi denuncia… o almeno, queste sono le intenzioni.

Le nuove misure sono state presentate dalle Ministre: Elena Bonetti, Luciana Lamorgese, Marta Cartabia, Mara Carfagna, Mariastella Gelmini, Fabiana Dadone ed Erika Stefani. La presenza di sette donne che hanno fatto sentire la loro voce in merito al problema della violenza, a prescindere dall’ideologia politica, è stato un segnale forte. Resterà un bel gesto simbolico o si tradurrà in un reale cambio di passo?

Ecco i punti principali

Quali provvedimenti per chi commette violenza?

Si estenderà ad una casistica più ampia la procedibilità d'ufficio, che non ritiene necessaria la denuncia/querela della parte lesa per avviare un’azione penale contro il responsabile del reato, in particolare per i casi di violenza domestica; inoltre, il pubblico ministero o direttamente la polizia giudiziaria potrà procedere al fermo immediato di stalker e maltrattanti in caso di pericolo imminente per la donna, non solo più in flagranza di reato. Tra le misure, c’è anche un incremento dell’uso del braccialetto elettronico, come deterrente per il maltrattante ad una eventuale violazione del divieto di avvicinamento alla donna. Prima, c’era ricorso a questo mezzo solo con il consenso dell’interessato; alla luce del nuovo ddl, in caso di rifiuto del dispositivo subentrerebbero i domiciliari e, qualora invece venisse manomesso, la pena sarebbe il carcere.

Ai maltrattanti potrebbe essere concessa la sospensione condizionale della pena, qualora frequentassero corsi di recupero proprio sulla violenza contro le donne, organizzati da enti e associazioni. La sospensione della pena potrebbe essere revocata in caso di mancata partecipazione ai corsi, ma anche di inadempienza ad altri obblighi imposti e, Ça va sans dire, se si dovesse commettere una recidiva.

Quali misure a sostegno delle donne?

Dal nuovo decreto legge sono previsti diversi meccanismi di tutela per le donne che denunciano; per alcuni l’applicazione sembra più realistica, per altri forse meno, ma si tratta comunque di presupposti importanti nell’ottica di prevenire e contrastare il fenomeno.

A sostegno di chi subisce violenza è previsto un supporto sia di tipo psicologico, qualora venga richiesto dalla persona interessata, sia di tipo economico-finanziario immediato, già durante le indagini, in caso di concreta necessità. Stando al rapporto annuale di D.i.Re – Donne in rete, tra le donne che chiedono loro aiuto, una su tre (32,9%) non ha alcun reddito economico e meno del 40% ha un reddito sicuro. Un provvedimento recente è il reddito di libertà, a sostegno delle donne seguite dai centri antiviolenza: prevede per ciascuna un contributo economico di 400 euro mensili per 12 mesi. Nonostante l’iniziativa non sia risolutiva, sostiene l'autonomia di molte donne che, altrimenti, resterebbero intrappolate in relazioni violente proprio per l’assenza di reddito economico.

Le Forze dell’Ordine, i presidi sanitari e le istituzioni pubbliche dovranno obbligatoriamente informare la vittima dell’esistenza di centri antiviolenza sul territorio e, su richiesta delle persone interessate, fare da ponte con queste realtà. Il nuovo disegno di legge si impegna ad introdurre l’obbligatorietà di questo servizio, che prima era una possibilità da considerare caso per caso, anche se, di fatto, era già spesso “la prassi”.

Sarà anche dovere delle autorità competenti avvisare la donna, qualora il suo aggressore stia per essere rilasciato in libertà.  Inoltre, il nuovo disegno di legge ha introdotto la possibilità di adottare misure di vigilanza dinamica nei pressi delle abitazioni delle vittime. Su quest’ultimo provvedimento, è stato più complesso trovare un punto d’incontro tra chi ritiene necessario tutelare l’incolumità delle donne, anche proteggendole con una scorta, e chi, invece, ritiene si debba limitare la libertà dell’uomo violento e non quella della donna.

Per gli orfani e orfane di femminicidio?

Tra le misure del disegno di legge c’è anche un cambiamento importante destinato ad orfani e orfane di femminicidio: una provvisionale da erogare non al termine di un lungo processo, ma già dopo le indagini preliminari.

I presupposti ci sono, le buone intenzioni anche. Servono gli strumenti, anche economici, le persone, indipendentemente dal genere di appartenenza, e l’empatia verso il problema. La collaborazione - tra donne e uomini e tra le parti politiche – dev’essere il collante.

Quando si tratta di violenza di genere, arriviamo ancora troppo tardi, tendiamo a lavorare sul dopo, quando i colpi sono già stati inferti. Di fatto, la prevenzione della violenza sulle donne è una delle necessità più urgenti dell’Italia, su cui c’è ancora molto da fare: il numero dei femminicidi lo conferma, anche alla luce della diminuzione complessiva dei casi di omicidio.

Sarà la volta buona? C’è speranza che non sia l’ennesimo buon proposito di fine anno destinato a cadere nel dimenticatoio? Risponderà il 2022.

 

 

 

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