Sab, 25 Giu, 2022

Recuperata e valorizzata la Fontana dell'Ercole nei Giardini della Reggia di Venaria

Il capolavoro di Amedeo di Castellamonte che celebra anche i15 anni dalla riapertura della Reggia e i 25 dal riconoscimento Unesco

“Che meraviglia”, questa è stata l’espressione più utilizzata da coloro che hanno presenziato all’inaugurazione della Fontana dell’Ercole alla Reggia di Venaria, che, dopo cinque anni di restauro, torna in auge grazie anche ai finanziamenti della Consulta per la valorizzazione dei beni artistici e culturali di Torino, Fondazione Compagnia di San Paolo, Intesa Sanpaolo, Reale Mutua, Consorzio delle Residenze Reali Sabaude, Amici della Reggia di Venaria Reale, Iren.

La fontana fu realizzata tra il 1669 e il 1672 dall’architetto Amedeo di Castellamonte e fu concepita come scenografico complesso di costruzioni adibito a feste e banchetti e costituito da due scalinate, che sormontavano ninfei e grotte e che circondavano la vasca centrale, il cui perno compositivo era la statua dell’Ercole. Il capolavoro fu successivamente interrato da Filippo Juvarra e alcune sue componenti vennero donate a nobili famiglie torinesi.

Il rifacimento e il recupero del complesso sono iniziati cinque anni fa, ma la volontà di mostrarla al pubblico era già stata espressa nel 2007, anno del suo rinvenimento. L’architetto Gianfranco Gritella ha realizzato un progetto ambizioso e avveniristico che testimonia – a detta di Giorgio Marsiaj, presidente della Consulta di Torino – la volontà di investire nella cultura anche in anni difficili e l’impegno profuso dai volontari dell’Associazione Amici Venaria, che hanno contribuito alla ricostruzione, come affermato da Andrea Scaringella, responsabile della comunicazione della Reggia di Venaria.

Risultato del restauro è una fontana caratterizzata dalla commistione di elementi integralmente mantenuti e di elementi contemporanei, che, secondo il Presidente della Fondazione Compagnia di San Paolo, Francesco Profumo, e secondo Guido Curto, direttore della Reggia, costituiscono gli “ingredienti” che la rivitalizzano. Infatti, la struttura lignea sovrastante la grotta, che la sostiene, presenta forme dolci e non intende imporsi pretenziosamente nel complesso, dando centralità all’elemento “storico”, cioè la statua di Ercole, messa maggiormente in luce dai giochi d’acqua tipicamente barocchi; le riproduzioni degli “ippocampi” della grotta di Nettuno rispondono, invece, all’esigenza di supplire alle copie originali, in passato donate a famiglie nobili piemontesi, con la demolizione della fontana.

Pertanto, l’emblema della prodezza e dell’ardimento venatorio dei Savoia torna a splendere della sua bellezza all’interno di una Reggia, che testimonia ancora una volta l’intenzione di ridare vita al passato e riconoscere il suo valore, proponendo attività interessanti e stimolanti e avvalendosi, come in questo caso, di nuove tecnologie, al fine di abituare alla “meraviglia”, effetto destato ai visitatori della Reggia, - come ricordato dal sindaco di Venaria Reale, Fabio Giulivi - e al fine di stare al passo con i tempi, “debellando” la credenza che i musei siano un contenitore di opere completamente estemporanee e asettiche. 

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