Mer, 17 Ago, 2022

Feathers: Il cinema egiziano arruffa le piume, innesca il dibattito sulla povertà

Feathers: Il cinema egiziano arruffa le piume, innesca il dibattito sulla povertà

Il regista Omar El Zohairy  che ha fatto luce su un reale problema sociale

La prima parola che mi viene in mente per descrivere Feathers, il primo lungometraggio di Omar El Zohairy in concorso al 39° Torino Film Festival è polvere.

Il film è ambientato in una periferia egiziana, fatta di case popolari diroccate e piccole baracche immerse in una polvere secca, prodotta dalla sabbia e dai fumi che si alzano dalle fabbriche che circondano la zona. Una polvere che copre tutto e rende tutto immobile, lento, il paesaggio come i personaggi.

La trama

La vicenda si apre sull’immagine di una di queste fabbriche, dove un uomo corre ricoperto dalle fiamme. La scena si sposta in seguito in un minuscolo appartamento in una casa scrostata e polverosa, dove vive una famiglia composta da un padre di famiglia estremamente autoritario, una madre succube del marito, mesta e silenziosa e tre figli.

Durante la festa di compleanno di uno dei tre figli, un prestigiatore trasforma il padre di famiglia in un pollo.

Da quel momento la donna (Demyana Nassar) si trova a dover provvedere da sola alla sua famiglia, sballottata tra sciamani che tentano invano di riportare il marito alla forma umana, uffici di reclamo crediti, datori di lavoro che rifiutano di assumere donne e la ricerca di un altro uomo, qualsiasi, che legittimi le sue azioni agli occhi della società. Arriverà a farsi carico di un uomo ritrovato carbonizzato, ma vivo (probabilmente lo stesso dell’inizio del film), che cura finché, lentamente, una profonda trasformazione porterà la donna ad assaporare il gusto nuovo della libertà e della autonomia.

OFF Feathers 03

Tra surreale e denuncia

Attraverso una parabola cruda e surreale, Omar El Zohairy descrive la condizione di moltissime famiglie egiziane a cominciare dal ruolo predominante e difficile dei capi famiglia. In una società che vede le donne in casa, senza lavoro o diritto a maneggiare denaro, sono gli uomini a dover provvedere alla famiglia. Se il marito viene meno al suo dovere (per malattia o decesso o, in questo caso, per essere diventato un pollo) sono gli altri membri della famiglia a farsi carico del suo posto, spesso senza sapere come.

Il pollo (feathers in inglese significa “piume”) viene scelto per cancellare l’arroganza dell’uomo (inteso come maschio di famiglia) trasformato in un animale innocuo, utile più come cibo in una situazione di fame e miseria.

La donna cerca disperatamente di prendersi cura del marito-pollo, facendolo mangiare sul letto e lasciandogli a completa disposizione la stanza coniugale, si prende cura dei figli, dell’uomo carbonizzato finché non si rende conto che la situazione, ormai è interamente nelle sue mani.

Sempre silenziosamente e con gli occhi bassi, come un asino (animale estremamente intelligente al contrario di come lo dipinge l’immaginario comune), cerca con ostinazione cieca una soluzione per sé e la sua famiglia, realizzando di essere diventata a tutti gli effetti il nuovo capo famiglia.

La macchina da presa si muove lentamente tra i personaggi (tutti attori non professionisti) che popolano questo microcosmo che rappresenta un intero Paese. I campi lunghi, le scene dilatate, la polvere che ricopre paesaggi e persone rendono molto bene l’immobilismo di una società che rifiuta di cambiare. La forza della protagonista è quella delle donne che subiscono per anni, sopportano il peso del volere maschile che le relega in casa, passive, che si caricano chili di dolore sulle spalle, ma che presto o tardi alzano la testa e si ribellano alla loro condizione, con un ritmo che a tratti ricorda la famosa goccia che inesorabilmente corrode la pietra.

OFF Feathers 02

I personaggi non hanno nome, la geografia non è specificata (si capisce che è ambientato in Egitto solo per il tipo di arabo utilizzato), l’ambiente è quello di una necropoli di vivi. Non rappresenta una vicenda, ma dipinge una condizione

«È costruito come una poesia, attraverso la quale cerco di far sentire al pubblico l'essenza della nostra vita. Nel dirigere il film, ho cercato di costruire un ponte tra i personaggi e noi in modo tale da far percepire ciò che loro sentono. Volevo essere il più sincero possibile con loro e le loro paure, senza etichettarli o giudicarli»

Feathers è stato presentato al Festival di Cannes 2021 dove è stato vincitore della Semaine de la critique e al Torino Film Festival dove ha ricevuto il Premio Speciale della Giuria a pari merito con El Planeta di Amalia Ulman.

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