Sab, 25 Giu, 2022

Il Fondo “Ezio Bosso” trova casa al Polo del ‘900 presso l’Istituto Piemontese Gramsci

Il Fondo “Ezio Bosso” trova casa al Polo del ‘900 presso l’Istituto Piemontese Gramsci

Da Torino al via nuovi progetti per diffondere la musica e il pensiero del maestro tra i giovani

Trova casa a Torino il Maestro Ezio Bosso. Dopo la scomparsa nel 2020, la famiglia Bosso inizia un lavoro di ricerca e catalogazione di quanto Ezio ha lasciato nelle principali abitazioni di Londra, Bologna, Torino costituendo così il Fondo “Ezio Bosso”.

A causa del “nomadismo musicale” di Ezio non è stato scontato scegliere una casa per questo straordinario archivio. Alla fine la scelta è Torino, città natale, dove all’età di quattro anni comincia quella relazione con la musica che lo accompagna tutta la vita. Nello specifico, per volontà della famiglia, il Fondo è stato affidato al centro culturale Polo del ‘900 e depositato presso l’Istituto Piemontese Antonio Gramsci esperti di valorizzazione delle personalità più importanti del Novecento e d’attualità.

Da Torino vuole partire un percorso per far conoscere a una platea il più trasversale possibile la musica e il pensiero del Maestro: con eventi e attività a partire da maggio, in occasione dell’anniversario della scomparsa. Per assicurare la massima fruizione pubblica è in corso anche la digitalizzazione del Fondo sul portale 9centRo, hub degli archivi del Polo. Come spiega Alessandro Bollo, direttore in uscita al Polo del ‘900: «Come Polo del ‘900 possiamo solo essere onorati di ospitare l’eredità artistica e culturale di Ezio Bosso, fisicamente presso l’Istituto Gramsci e online su 9CenTro. Un duplice spazio per dare voce e farci ispirare dagli insegnamenti, dal talento, dalla musica e dal percorso intellettuale e civile che Ezio ci ha lasciato. Intanto con la digitalizzazione del Fondo, 9centRo».

Cosa c'è in archivio?

Materiali e oggetti del Fondo “Ezio Bosso” ricostruiscono le tappe più importanti della vita di Ezio, a partire dall’adolescenza: dalle fotografie a Torino con il primo strumento, il contrabbasso, alle bacchette utilizzate per la direzione delle più prestigiose orchestre internazionali. Altrettante immagini, locandine, filmati lo ritraggono in concerto con l’amato Steinway, il pianoforte soprannominato “il fratellone”.

Anche spartiti con annotazioni di Ezio e materiali di studio, tra le altre la Seconda Sinfonia “Under The Tree’s Voices” per cui gli dedicano un Albero all’interno del Bosco che Suona, onorificenza data ai musicisti di spicco del panorama mondiale (2011) e la Quarta Sinfonia per la Magna Charta delle Università Europee, primo inno ufficiale di questa istituzione (2015). Un importante nucleo è dedicato a “The 12th Room”, primo disco da solista che gli conferisce il Disco D’oro e il successo presso il grande pubblico, legato anche all’emozionante esibizione, oltre alla lezione umana, di Sanremo 2016.

Ci sono anche quaderni di poesie e pensieri sulla sua musica come “Split, Postcards from far away (the tea room)”, inno alla speranza ispirato ai ricordi di un veterano di guerra (un filmato inedito di “Split, Postcards from far away” tratto dal Fondo “Ezio Bosso” chiude la conferenza stampa). Troviamo anche testimonianze dell’impegno civile e sociale durante la permanenza all’Opera Pia di Barolo a Torino, durante il G7 Ambiente a Bologna, con l’Associazione Mozart14, Unicef, Associazione italiana di ricerca per il cancro. Non mancano premi e onorificenze: Disco D’oro (2016), Green Room Award in Australia (sinora unico non australiano premiato, 2011), Nettuno d’Oro della Città di Bologna (2015) e la targa assegnata dalla Città di Torino (2015). Ne emerge la straordinaria carriera che incrocia: le più importanti istituzioni operistiche mondiali come Wiener Stadtoper, Royal Opera House, Sidney Dance Company, New York City Ballet; prestigiosi coreografi quali Christopher Wheeldon, Edwaard Lliang e Rafael Bonchela; celeberrimi registi di opere come James Thierrée o del panorama cinematografico come Gabriele Salvatores, per il quale compone le colonne sonore di “Io Non ho Paura” (2003), “Quo Vadis Baby?” (2005) e “Il Ragazzo Invisibile” (2014).

In archivio anche omaggi o dediche di amici e artisti tra cui un’opera di David Tremlett con dedica “I will never, never, never forget your performance” e la scultura in bronzo delle sue mani. Tra il materiale conservato da Ezio e inserito nel Fondo anche un album di disegni realizzati da alcuni bambini per un progetto scolastico a partire dall’ascolto dei suoi brani; il certificato di adozione di un Wombat a Sidney con foto al seguito che confermano il suo amore per gli animali, una autocaricatura che ne ricorda l’ironia e documenti che certificano tre Asteroidi a Ezio dedicati.

Perchè l''Istituto Gramsci?

La scelta di depositare questo grande lascito presso l’Istituto Piemontese Antonio Gramsci, già impegnato con il fondo dell'Associazione Culturale Arturo Toscanini (ARCI Torino), risponde all’esigenza della famiglia Bosso di dare un rigore scientifico al materiale depositato e la più larga diffusione. Su questo fronte interviene anche la Fondazione Compagnia di San Paolo con il sostegno a specifiche progettualità mirate a diffondere la conoscenza del Maestro Bosso e della Sua opera tra le nuove generazioni.

Matteo D’Ambrosio, direttore dell’Istituto Piemontese Antonio Gramsci: «Siamo davvero onorati di poter accogliere l’archivio di Ezio Bosso presso il nostro l’Istituto. Lo consideriamo un riconoscimento importante per l’attenzione che il Gramsci ha rivolto alla valorizzazione degli archivi, sin dalla sua nascita, ma ancor di più è l’opportunità per sviluppare progetti di partecipazione e inclusione, rivolti soprattutto ai e alle giovani. In questo senso l’esperienza di Ezio Bosso nel mondo trova molta corrispondenza con quella di Antonio Gramsci, a partire dal concetto di cultura come strumento di emancipazione e crescita per le classi più deboli». 

Verso un archivio vivo

I materiali che compongono il Fondo non esauriscono l’esperienza artistica di Ezio Bosso. Da qui la volontà di attivare collaborazioni e progetti con esperienze nazionali e non che hanno condiviso un percorso con Ezio.

Al riguardo la famiglia Bosso aggiunge: «Sarà necessario un lavoro di ricerca e di collegamento con le raccolte satellite, le quali permetterebbero di entrare in relazione con il mondo culturale italiano e internazionale, cui Ezio apparteneva. Raccolte satellite è un termine per definire documentazioni riferite a una persona specifica presso altri archivi o teche. Per questo vorremmo invitare tutte quelle realtà e persone, che hanno condiviso in questi anni un percorso con Ezio, a pensare questa “Casa” come un sistema solare cui loro stesse appartengono».

Torino un punto di partenza

Torino e il Polo del ‘900 quindi sono il punto di partenza per fare in modo che Ezio Bosso continui a ispirare le generazioni future. Sotto questa spinta, a maggio, in occasione dell’anniversario della morte, prendono il via una serie di iniziative dedicate al Maestro tra cui l’esposizione inedita al Polo del ‘900 di alcuni materiali tratti dal Fondo. Con la Filarmonica TRT, invece, il maestro Michele Gamba dirige l’orchestra in un concerto commemorativo al Teatro Regio di Torino con composizioni di Ezio Bosso e anche opere che il Maestro amava portare al pubblico nel suo grande impegno di divulgazione della musica classica (16 maggio).

«Per fare in modo che Ezio Bosso continui a parlare alle persone abbiamo pensato di ospitare al Polo un’esposizione inedita di alcuni oggetti significativi tratti dal Fondo. Il fulcro centrale sarà dedicato a ‘The 12th room’ una tra le più affascinanti immagini che Ezio Bosso ci ha lasciato. In quei giorni al Polo si terranno anche attività dirette ai giovani completate dal racconto di chi Ezio l’ha conosciuto» conclude Emiliano Paoletti, futuro direttore del Polo del ‘900.

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