Sab, 25 Giu, 2022

Savoia Bagni: la Torino fluviale del Principe di Piemonte, tra le spiaggette lungo il grande fiume

Dino Ramella racconta uno spaccato di quella società e un pezzo di storia subalpina

Il prolifico scrittore “sabaudo” Dino Ramella in questa sua opera, esplora la Torino degli anni '20, quando sulle sponde del Po apparvero le prime spiagge in cui la popolazione dell’epoca, trovava refrigerio nei periodi estivi.

Sulle rive del fiume sacro ai piemontesi: quello che per secoli fu considerato una via di comunicazione che univa l’antico Ducato alle città e i villaggi, una vera e propria stada commerciale, dove materiali e prodottti di ogni genere venivano trasportati con relativa facilità e sicurezza dalle campagne ed officine artigiane. Dove i corsi d’acqua rappresentavano solo  luoghi di lavoro, ecco apparire improvvisamente, all’alba della grande industrializzazione del Paese, in cui le fabbriche di Torino facevano da capofila, un nuovo modo di pensare il fiume, non più solo come luogo di fatica, ma tanti, piccoli centri di relax e spensieratezza, sparsi lungo le rive di questo importante fiume tanto caro ai torinesi.

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Nasceva la moda balneare, ai piedi delle Alpi, un nuovo modo di concepire l’ambiente, sempre meno rustico e più elegante nella sua variopinta, nuova classe dirigente che ora andava fiera a passeggio accanto ai rampolli dell’antica nobiltà subalpina. Una visione della società più moderna, toni accattivanti ma animi uniti dal senso di appartenenza di un popolo che aveva guidato la rinascita del culto italico attraverso le guerre di Indipendenza, culminate con il periodo risorgimentale, regalando alla Nazione l’Unità d’Italia.

Le dolci rive del fiume che avevano ospitato per secoli i mulini macinanti frumenti e polvere nera, simboli di epoche in cui per soppravvivere occorreva combattere, diventavano ora siti destinati a veder nascere mode e costumi, che solo le grandi capitali europee potevano vantare.

Volano di questa ritrovata spensieratezza fu senza dubbio il Principe ereditario Umberto di Savoia. Figlio terzogenito di Vittorio Emanuele III ed Elena del Montenegro, nasce nel 1904 a Racconigi, ama il Piemonte, lo conosce perfettamente, sa di appartenere a questa terra e la sua gente lo ricambia con ammirazione. Dopo aver frequentato la scuola militare di Roma dal 1918 al 1921, diviene Generale del Regio Esercito e dal 1925 si trasferisce a Torino dove abita il Palazzo Reale, facendo così rivivere i fasti dell’antica casata Savoia, con la serietà di un perfetto soldato, ma anche con la spensieratezza della sua giovane età.

Rimarrà a Torino per quasi cinque anni,riuscendo a trasformare, con la sua simpatia ed affabilità, la città che lo ospita con orgoglio e fa di tutto per mettere a proprio agio il Principe di Piemonte, che ricambia con gioia ,incontrando la gente, passeggiando come un semplice torinese nelle grandi vie del centro, nello stesso modo in cui si cimenta in scampagnate nelle valli di Lanzo ed in Canavese, salutando chi incontra ,sempre con il viso ralleggrato da un sorriso: il popolo lo ama,e lui ne va fiero.

Sono anni in cui Torino riscopre la sua antica vocazione di capitale anche grazie alla sincera e sana simpatia regalata alla città da Umberto.

Se le rive del Po si animano di gente e colori, di nuove mode e tanta allegria, lo si deve anche qui alla presenza in città del Principe di Piemonte: tutti fanno a gara per vederlo ed incontralo ed il fiume diventa il luogo ideale per farlo.

La tradizione dei circoli canottieri sono ora frequentati dai figli delle nuove classi dirigenti ed industriali, che si mescolano con i giovani provenienti dalle famiglie aristocratiche della collina torinese, molte barriere sociali vengono divelte dall’entusiamo e dalla voglia di vivere e comunicare assieme. Il fiume diventa quindi svago ma anche dialogo, divertimento senza pregiudizio alcuno, le spiaggette si animano di intelligente comunione di ceti diversi ma uniti dalla stessa identità, regalata dal primo Re d’Italia.

Dino Ramella, nel suo libro, illustra la società dell’epoca con racconti, immagini, aneddoti e curiosità che molti ancora non conoscono, penetrando nell’animo di chi visse quei momenti, partecipandone le gioie e ragalandoci lampi di vita vissuta che la modernità ha cancellato.

Non esistono più le spiagge in riva al fiume dove, tra un vermouth ed una gassosa, potevi scorgere il Principe di Piemonte a passeggiar le contrade di Po a donar simpatia con un sorriso ed una stretta di mano ,ma c’e’ chi ha ancora memoria e ricorda quei momenti con infinita passione storica e senso di appartenenza.

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