Sab, 1 Ott, 2022

AGL Arti Grafiche di Mappano si arrende alla crisi energetica e alza bandiera bianca

AGL Arti Grafiche di Mappano si arrende alla crisi energetica e alza bandiera bianca

L'azienda di via Rivarolo sospende l'attività e ha messo in cassa integrazione i dipendenti

L’aumento dei prezzi delle materie prime e le bollette sempre più care stanno mettendo in ginocchio molte imprese, che stanno annunciando chiusure imminenti se la situazione non dovesse cambiare nel breve termine. ma a quanto pare la situazione sembra destinata a perdurare se non addirittura a peggiorare.

E' così che dalla scorsa settimana la AGL Arti Grafiche in via Rivarolo 45 a Mappano con uno striscione ha annunciato la sospensione dell'attività a causa dei costi dell'energia. Eppure AGL, nata a Crescentino nel lontano 1969 e trasferita a Mappano nel 2019 ha una storia da raccontare, fatta di rapporti con la clientela e di qualità.

«Alle difficoltà di approvvigionamento del materiale e dei costi  presi da carta e cartone - racconta la titolare Federica Cavalieri - ora si è aggiunta la spesa ormai proibitiva dell'energia. Siamo passati da bollete da 12-13mila euro ad un aumento del 70%. Così non possiamo proprio farcela. Non ci è rimasto altro da fare, quindi, se non chiedere la cassa integrazione per i nostri 11 dipendenti da settembre alla fine di dicembre, nella speranza che qualcosa cambi e che il governo venga in aiuto delle imprese e la sospensione dell'attività».

Una situazione sempre più drammatica e non solo per l'azienda mappanese.  Secondo le stime di Confartigianato le micro e piccole imprese hanno pagato per l’energia elettrica 21,1 miliardi in più nel periodo compreso tra settembre 2021 e agosto 2022 e come se non bastasse i rincari sono destinati a inasprirsi ulteriormente, tanto che da qui alla fine dell’anno per i piccoli imprenditori sono previsti costi fino a 42,2 miliardi in più, se i prezzi dell’elettricità non diminuiranno.

Non va meglio nel terziario, dove a lanciare l'allarme è Confocommercio che parla di 120mila aziende a rischio chiusura da qui ai primi sei mesi del 2023, con 360mila posti di lavoro in bilico.

Tra i settori più esposti, il commercio al dettaglio (in particolare la media e grande distribuzione alimentare che a luglio ha visto quintuplicare le bollette di luce e gas), la ristorazione e gli alberghi che hanno avuto aumenti tripli rispetto a luglio 2021, i trasporti che oltre al caro carburanti (+30-35% da inizio pandemia ad oggi) si trovano ora a dover fermare i mezzi a gas metano per i rincari della materia prima.

E a risentire pesantemente della situazione ci sono anche i liberi professionisti, le agenzie di viaggio, le attività artistiche e sportive, i servizi di supporto alle imprese e il comparto dell’abbigliamento, nonostante una stagione di saldi marginalmente favorevole.

 

 

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