Sab, 25 Giu, 2022

Con gli attentati dell'11 Settembre cambia la geopolitica mondiale. Inizia la cosiddetta "Guerra al terrorismo"

Con gli attentati dell'11 Settembre cambia la geopolitica mondiale. Inizia la cosiddetta "Guerra al terrorismo"

L'11 settembre ha avuto anche ricadute sul piano interno e sui concetti di Stato e Sovranità

 

Gli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001 rappresentano l’inizio di una nuova fase geopolitica che ha portato gli Stati Uniti a riprendere il posto di protagonisti unilaterali della scena politica internazionale. Considerati fin dall’inizio come un atto di guerra, gli attentati di Al Qaeda hanno fornito agli Stati Uniti di Bush un nuovo principio organizzativo e una ragione d’essere espressa chiaramente nella locuzione “Guerra al terrorismo”. 

I terroristi islamici radicali e gli “Stati canaglia” che li ospitano diventano quello che la Germania nazista e l’Unione Sovietica erano durante la Seconda Guerra Mondiale e la Guerra Fredda: il nemico contro cui gli Stati occidentali devono schierarsi.

Charles Krauthammer, giornalista e opinionista conservatore, è tra i pochi ad esprimere meglio l’orientamento statunitense. Secondo lui, la politica estera americana funziona al meglio solamente quando ha di fronte un nemico ben identificato. Così, dopo il 1989, con la disfatta politica dell’URSS, gli Stati Uniti brancolano nel buio, confusi e spaesati per tutti gli anni Novanta. Con gli attentati dell11 settembre la politica estera statunitense torna quindi ad essere funzionale e ad occupare il ruolo di guida dei paesi occidentali. L’ex presidente George W. Bush abbandona il multilateralismo che aveva contraddistinto la precedente Amministrazione Clinton, inaugurando una dottrina che da rilevanza all’unilateralismo, alla guerra preventiva per giustificare la guerra in Afghanistan e in Iraq.


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Le conseguenze sul piano internazionale sono molteplici. Dall’esclusione implicita dell’Onu nella gestione delle crisi in Medio Oriente in favore di informali “coalizioni di volenterosi”, con a capo ovviamente gli Stati Uniti, a una politica più distensiva nei confronti di Russia e Cina in cambio del loro appoggio nella guerra al terrorismo.

Ma gli attacchi dell’11 settembre hanno avuto delle ricadute anche sul piano interno e sui concetti stessi Stato e sovranità. Se lo Stato sovrano è caratterizzato dal monopolio della forza fisica e quindi del controllo di un territorio, allora gli attentati terroristici hanno dimostrato che, se neanche lo Stato più forte del mondo, la superpotenza per eccellenza, è riuscita a garantire la sicurezza dei propri cittadini, si potrebbe pensare che i singoli stati non possano più affrontare efficacemente le minacce globali.

Tuttavia, se si va più affondo nella questione, è possibile notare come lo Stato, lungi dall’essersi indebolito, si è in realtà rafforzato. Numerosi osservatori notano infatti come all’indomani degli attentati, il governo degli Stati uniti, seguito poi dagli omologhi europei abbia varato, in nome della sicurezza interna, una serie di leggi speciali che comportarono numerose limitazioni nella sfera privata per quanto riguarda la libertà personale e di circolazione.

Basti pensare alle rivelazioni di Snowden in merito ai programmi di spionaggio e intercettazioni di cittadini americani ed europei.

 

 

 

 

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