Lun, 16 Mag, 2022

Torino

Flash Mob in piazza Castello, con Break The Silence e Se Non Ora Quando

Comunicazione e arte per dire no alla violenza sulle donne e il "victim blaming" al Denim Day

Era il novembre del 1998, quando la Cassazione annullò la condanna per stupro nei confronti di un uomo di 45 anni ai danni di una diciottenne. Il motivo? Lei indossava un paio di jeans aderenti che, secondo il tribunale, non sarebbe stato possibile sfilare senza il consenso della donna stessa.

Questa ricorrenza nasce negli Stati Uniti, ma la storia è riconducibile all’Italia, a Potenza. Il 12 luglio 1992 un istruttore di scuola guida, dopo essere passato a prendere a casa la ragazza per la lezione, la porta nelle campagne vicine, dove abusa di lei. L’istruttore di guida fu assolto “per insussistenza del fatto” dal Tribunale di Potenza. In Appello, la Corte lo condannò a due anni e due mesi di reclusione.

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A seguito di questa sentenza, nasce il Denim Day, dall’associazione no-profit Peace Over Violence, per protestare contro una simile decisione da parte della giustizia, che dovrebbe, invece, tutelare le donne.

Da qui l’idea di indossare un jeans come sensibilizzazione contro la violenza sulle donne e trasformare questa giornata, che ricorre ogni anno il 27 aprile, in un’occasione per scagliarsi contro la violenza maschile sulle donne.

Dalla storia all’attualità

Sabato, in Piazza Castello, nel cuore di Torino proprio per ricordare a pochi giorni di distanza il Denim Day e il suo significato, si è svolto un flash mob contro la violenza sulle donne e il "victim blaming": la tendenza a incolpare la vittima di quanto lei stessa lei subito. Di fatto, si assiste a una ridistribuzione delle responsabilità, attribuendo alla vittima delle colpe e finendo per empatizzare con il maltrattante. Questo comporta per la donna la cosiddetta vittimizzazione secondaria, espressione che spiega come si trovi a subire violenza due volte; non solo fisicamente, da parte dell’aggressore, ma anche da parte di chi dovrebbe tutelarla.

Ad organizzare il Flash Mob di ieri è stata anche quest’anno l’associazione 'Break The Silence Italia', in collaborazione con il movimento 'Se non ora quando', che ha impilato jeans e vestiti ispirandosi a "La Venere degli stracci" di Pistoletto, custodita al Castello di Rivoli. Poi, i jeans sono stati distribuiti sull’asfalto della piazza, con la collaborazione delle persone in piazza. Questi vestiti saranno donati ai rifugiati ucraini.

«Spesso le donne vittime di stupro vivono la violenza attraverso una duplice manifestazione - hanno spiegato le organizzatrici - una prima volta dal carnefice, una seconda degli occhi giudicanti della società con frasi tipo 'se l'è cercata', 'guarda come si vestiva', 'se aveva i jeans non può essere stupro'».

Il flash mob ha visto la collaborazione di Andrea Villa, artista torinese, che ha esposto una sua opera.

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Queste le sue dichiarazioni sulla sua partecipazione al flash mob: «Ho scelto di fare questa foto perchè dopo aver partecipato allo scorso Denim Day i Break The Silence, la ragazza ritratta mi ha chiesto di posare per un progetto sulle violenze. Era rimasta colpita dalla vostra associazione e mi aveva contattato. Era stata vittima di molestie in un parco a Torino e non era riuscita a comunicarlo a nessuno. Le mani sul seno sembrano sbucare da dietro la schiena e simulano le bracciadi un'altra persona, come se una donna non si sentisse abbastanza libera di essere se stessa. Grazie a voi e ai social lei si si è sentita più vicina ad altre donne che avevano subito una sorte simile e ha deciso di esprorsi. Il manifesto ispirato alla campagna pubblicitaria di Calvin Klein degli anni '90,, ho voluto trasformare un claim sessista in uno di critica per denunciare che spesso tra aggressore e vittima, la società civile non ama frapporsi»

Grazie a chi ancora lavora per contrastare la violenza sulle donne e, che sia attraverso le parole, la comunicazione online o la propria arte, ricorda al mondo che «La violenza è l'ultimo rifugio degli incapaci».

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