Addio ad Angela Vortici, la mamma coraggio di Letizia: una vita intera cercando la verità

Addio ad Angela Vortici, la mamma coraggio di Letizia: una vita intera cercando la verità

A 91 anni si è spenta la mamma di Letizia Teglia, scomparsa nel 1995. Cofondatrice di Penelope Piemonte, non ha mai smesso di cercare la verità. Martedì i funerali a Borgaro

«Io non sono un'oratrice, sono solo la mamma di Letizia».

Forse non esistono parole migliori di queste per raccontare Angela Vortici, morta a 91 anni dopo una lunga malattia.

Le aveva pronunciate appena nove mesi fa, il 13 dicembre 2025, davanti alla targa che Borgaro aveva voluto dedicare a sua figlia Letizia Teglia, scomparsa il 30 agosto 1995 e mai più ritrovata.

Angela era già molto malata. Il fisico era fragile, ma dentro quella donna minuta continuava ad abitare la stessa forza che l'aveva accompagnata per oltre trent'anni.

La forza di una mamma che non si è mai arresa.

Angela se n'è andata senza conoscere la verità su Letizia. Ed è questo il pensiero più doloroso nel giorno della sua morte: ha aspettato, cercato, chiesto, bussato a porte, incontrato investigatori e magistrati, rivolto appelli alle istituzioni. Ha sperato fino a quando le sue forze glielo hanno consentito.

Non chiedeva compassione.

Chiedeva di sapere cosa fosse successo a sua figlia.

Quel 30 agosto 1995 che per Angela non è mai finito

Letizia aveva 24 anni. Era ipovedente dall'età di tre anni in seguito a un incidente che le aveva lesionato il nervo ottico, ma aveva conquistato una propria autonomia. Lavorava come centralinista al Tribunale per i minorenni di Torino, utilizzava i mezzi pubblici, aveva amici, affetti, progetti.

Il 30 agosto 1995 uscì per andare al lavoro. Nel corso della giornata telefonò alla mamma per dirle che sarebbe rientrata più tardi perché doveva passare dall'ospedale di Rivoli per ritirare l'esito di un esame.

Una telefonata normale tra una figlia e sua madre.

Letizia, però, quella sera a casa non tornò.

Una testimonianza la collocò ancora nel tardo pomeriggio nei pressi di una fermata dell'autobus. Poi le sue tracce si persero. 

Da allora sono trascorsi più di trent'anni. Di Letizia non è mai stato ritrovato il corpo e nessuna ricostruzione ha consegnato alla famiglia una risposta definitiva su ciò che le accadde.

Per Angela, in fondo, quel 30 agosto non è mai veramente terminato.

Una madre che continuava a bussare alle porte

Cominciò allora una ricerca che sarebbe diventata la missione della sua vita. Angela non accettò mai che il passare degli anni potesse trasformarsi in oblio. Continuò a rivolgersi alle istituzioni, a chiedere che gli investigatori tornassero sugli elementi del caso, a parlare con i giornalisti, a partecipare agli appelli televisivi.

Anche una registrazione ritrovata anni dopo, nella quale Letizia raccontava un episodio inquietante, alimentò nuovi interrogativi. Ma neppure quell'elemento riuscì a fornire la risposta che Angela cercava.

E gli anni passavano. Dieci, venti, trenta. Angela invecchiava. La domanda restava sempre la stessa: dov'è Letizia? Cosa le è successo?

Ancora nel 2024 rivolse un appello al presidente della Repubblica Sergio Mattarella affinché il caso non venisse dimenticato e si tornasse a cercare la verità. Nell'agosto 2025, in occasione dei trent'anni dalla scomparsa, quella speranza era ancora lì.

Dal dolore di Angela nacque Penelope Piemonte

Ma per comprendere davvero chi fosse Angela Vortici bisogna andare oltre la storia, già immensa, di una madre che cerca sua figlia.

Perché Angela riuscì a fare qualcosa che racconta forse ancora meglio la sua straordinaria forza.

Trasformò il proprio dolore in una battaglia per gli altri.

Aveva conosciuto sulla propria pelle cosa significasse avere una persona cara scomparsa. L'attesa senza una fine, il telefono che potrebbe squillare, una segnalazione che riaccende la speranza, una pista che si interrompe. E poi la necessità di confrontarsi con investigatori, magistrati e istituzioni mentre la propria vita rimane sospesa.

Angela comprese che quella solitudine non era soltanto sua. C'erano altre madri che aspettavano un figlio. Padri che cercavano una figlia. Mogli, mariti, fratelli e sorelle costretti a vivere la stessa assenza senza risposte.

Fu così che la sua storia si intrecciò profondamente con quella di Penelope – Associazione delle Famiglie e degli Amici delle Persone Scomparse.

E non fu una semplice adesione.

Il 16 aprile 2002 Angela Vortici fu una dei nove fondatori di Penelope Piemonte. Il suo nome è ancora oggi scritto nell'atto costitutivo dell'associazione. E la sede del Comitato regionale venne stabilita proprio a Borgaro Torinese.

Un particolare che oggi assume un significato ancora più profondo. Borgaro era il luogo dal quale Angela aspettava il ritorno di Letizia. Ma diventò anche il luogo dal quale quella madre cominciò ad aiutare altre famiglie ad affrontare la stessa terribile attesa.

Quando il dolore diventa una mano tesa agli altri

Penelope era nata dall'esigenza di rompere l'isolamento delle famiglie delle persone scomparse e di costruire una rete capace di accompagnarle nella ricerca, offrendo sostegno e mantenendo alta l'attenzione delle istituzioni e dell'opinione pubblica.

Un'esigenza che Angela conosceva fin troppo bene.

La nascita dell'associazione nazionale è legata alla figura di Gildo Claps, fratello di Elisa Claps, scomparsa a Potenza nel 1993 e il cui corpo sarebbe stato ritrovato soltanto molti anni dopo.

Angela fu tra quelle persone che compresero immediatamente quanto fosse necessario trasformare tante tragedie individuali in una battaglia collettiva per il diritto alla ricerca e alla verità.

Penelope negli anni è cresciuta. Ha accompagnato famiglie, sensibilizzato l'opinione pubblica, promosso iniziative e battaglie istituzionali, diventando un punto di riferimento nel mondo delle persone scomparse. Oggi Penelope Italia partecipa anche alla Consulta nazionale per le persone scomparse presso il Commissario straordinario del Governo.

Angela contribuì dunque a costruire per gli altri quello che avrebbe voluto trovare davanti a sé quando Letizia scomparve.

Qualcuno disposto ad ascoltare. Qualcuno capace di capire. Qualcuno pronto a dire: continueremo a cercare insieme.

È anche per questo che chiamarla oggi “mamma coraggio” non è retorica.

Angela avrebbe potuto chiudersi nella propria sofferenza. Scelse invece di trasformarla in una mano tesa verso altre famiglie.

Non smise mai di essere la mamma di Letizia. Ma attraverso Penelope diventò anche una compagna di viaggio per tante persone condannate alla stessa attesa.

Dicembre 2025, davanti alla targa di Letizia

C'è poi un'immagine che oggi è impossibile dimenticare. 

È il 13 dicembre 2025. Sono trascorsi trent'anni dalla scomparsa e Borgaro decide di dedicare una targa a Letizia. La data scelta è quella di Santa Lucia, tradizionalmente legata alla protezione della vista. Angela ha 91 anni ed è già malata. Ma vuole esserci.

Quel giorno Non Solo Contro raccontò una donna provata nel fisico ma ancora determinata a chiedere giustizia e verità.

«Io non sono un'oratrice, sono solo la mamma di Letizia», disse.

E poi una frase che oggi fa ancora più male: «Una figlia non si mette in un cassetto. Una ragazza di 24 anni non si dimentica».

Parole semplici. Parole da madre. Angela non chiedeva che Borgaro ricordasse lei. Chiedeva che Borgaro non dimenticasse Letizia.

Il sindaco Claudio Gambino ricordò in quella occasione una ferita che dopo trent'anni continuava a rimanere aperta per l'intera comunità e la forza di una madre che aveva trascorso una parte enorme della propria esistenza in una vita sospesa.

Quella targa doveva essere un segno contro l'oblio. Oggi lo è ancora di più.

Martedì Borgaro saluterà la sua mamma coraggio

Adesso sarà Borgaro a salutare Angela.

La veglia di preghiera si terrà questa sera lunedì 14 settembre alle 18.30 nella parrocchia dei Santi Cosma e Damiano, in piazza della Fontana a Borgaro. Martedì 15 settembre la salma partirà alle 9.45 dall'ospedale Mauriziano di Torino. I funerali saranno celebrati alle 10.30 nella parrocchia dei Santi Cosma e Damiano. Al termine della cerimonia funebre si proseguirà per il Tempio crematorio di Mappano.

Sarà l'ultimo viaggio di Angela.

E inevitabilmente, in quella chiesa, ci sarà anche Letizia.

Ci sarà nei pensieri di chi accompagnerà sua madre. Nelle fotografie che per trent'anni hanno raccontato la sua scomparsa. Nelle parole di chi ha condiviso la battaglia di Angela.

E in quel posto che una madre aveva continuato a conservare per lei dentro la propria vita.

Angela se ne va, ma la sua battaglia non può finire

Angela Vortici non è riuscita a conoscere la verità su Letizia. È una constatazione che pesa.

Ma non è una sconfitta capace di cancellare ciò che questa donna ha costruito. Per oltre trent'anni ha impedito che sua figlia diventasse semplicemente un nome dentro un vecchio fascicolo.

Ha tenuto viva una storia. Ha preteso risposte. Ha aiutato altre famiglie. Ha contribuito a costruire Penelope Piemonte. Ha trasformato la propria sofferenza in impegno civile. E ha continuato, soprattutto, a essere ciò che aveva sempre rivendicato di essere: la mamma di Letizia.

Oggi Angela ha smesso di aspettare.

Ma la sua domanda rimane. Resta alle istituzioni, a chi indaga e a chiunque possa ancora custodire un frammento di verità su quel lontano 30 agosto 1995. La morte di Angela non può mettere la parola fine alla ricerca di Letizia.

Forse è proprio questo il modo più giusto per onorare la sua mamma coraggio: continuare a cercare anche adesso che lei non può più farlo.

Il mio ricordo di Angela

E permettetemi, questa volta, di uscire per poche righe dal ruolo di chi racconta una notizia.

Angela l'ho conosciuta. L'ho incontrata e intervistata più volte. Ogni volta mi ha colpita la stessa cosa: quella sua forza non comune.

Non era una forza esibita. Non aveva bisogno di grandi parole. Era qualcosa che sentivi mentre parlava di Letizia, nella determinazione con cui ricostruiva ancora una volta una data, un particolare, una speranza. Era la forza ostinata di una madre che il dolore avrebbe potuto spezzare e che invece aveva scelto di continuare a lottare.

Dietro la donna che tutti abbiamo conosciuto come una mamma coraggio c'era una persona capace di trasformare una ferita mai rimarginata in attenzione verso il dolore degli altri.

È questa l'Angela che porterò nel mio ricordo.

Oggi, prima ancora che da giornalista, sento quindi il bisogno di salutarla personalmente e di esprimere il mio più sincero cordoglio a tutte le persone che le hanno voluto bene e hanno condiviso con lei questa lunghissima battaglia.

Ciao Angela.

Hai cercato Letizia fino a quando ne hai avuto la forza. Hai chiesto a tutti noi di non dimenticarla.

Continueremo a raccontare la sua storia. E, insieme alla sua, anche la tua.

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