Caselle riscopre il Lanificio Bona, la fabbrica che cambiò la città: due secoli di storia industriale
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Caselle riscopre il Lanificio Bona, la fabbrica che cambiò la città: due secoli di storia industriale

Giovedì 8 ottobre a Palazzo Mosca un incontro con Giancarlo Colombatto ripercorre la storia dello storico stabilimento tessile

C’è stato un tempo in cui il rumore dei telai scandiva le giornate e la fabbrica non era soltanto un luogo di lavoro, ma uno dei centri attorno ai quali si trasformavano un paese, le famiglie e la società. A Caselle Torinese quella storia porta soprattutto un nome: Lanificio Bona.

Una pagina importante del passato industriale della città tornerà al centro dell’attenzione giovedì 8 ottobre alle 21, quando la Sala del Sindaco di Palazzo Mosca ospiterà l’incontro con Giancarlo Colombatto dal titolo “Il Lanificio Bona di Caselle. Dalla fondazione di Laclaire alla rinascita”.

L’appuntamento sarà l’occasione per ricostruire non soltanto le vicende di un’impresa, ma un pezzo della storia industriale e sociale del Piemonte, raccontando come la crescita della manifattura abbia inciso profondamente anche sul territorio casellese.

Dalle origini con Jean Paul Laclaire alla famiglia Bona

Il viaggio nel tempo partirà dagli inizi dell’Ottocento e dalla figura di Jean Paul Laclaire, protagonista della nascita di quella realtà produttiva destinata a lasciare un’impronta duratura a Caselle.

La storia dello stabilimento si intreccerà successivamente con quella di Basilio Bona e della sua famiglia, aprendo una nuova fase per il lanificio e accompagnandone lo sviluppo industriale.

Dietro alle vicende imprenditoriali emerge però una storia molto più ampia. È quella di un territorio che cambia insieme alla fabbrica, di nuove professionalità, maestranze e famiglie che trovano nell’industria tessile una fonte di occupazione e di nuove prospettive.

L’incendio del 1889 e la capacità di rinascere

Uno dei passaggi più drammatici arriva nel 1889, quando un devastante incendio colpisce il complesso produttivo.

Quello che avrebbe potuto rappresentare la fine dell’esperienza industriale diventa invece l'inizio di una nuova stagione. La ricostruzione si accompagna infatti a un processo di rinnovamento tecnologico, con impianti e sistemi produttivi più moderni.

È proprio questa capacità di reagire e ripartire a rappresentare uno dei capitoli più significativi della vicenda del Lanificio Bona: una storia fatta di crisi, investimenti, innovazione e trasformazioni che attraversano epoche profondamente diverse.

Industria, lavoratori e le prime forme di welfare

L'incontro di Palazzo Mosca permetterà inoltre di approfondire un aspetto particolarmente interessante: il rapporto tra l'azienda e i suoi lavoratori.

La storia del Lanificio Bona si lega infatti anche alle prime esperienze di welfare operaio, in un periodo nel quale le grandi realtà produttive iniziavano ad assumere un ruolo che andava oltre il semplice rapporto tra datore di lavoro e dipendente.

Fabbrica e comunità diventavano così mondi strettamente collegati. Il lavoro modificava l'organizzazione delle famiglie, contribuiva alla crescita del paese e costruiva un'identità collettiva che ancora oggi appartiene alla memoria di Caselle.

Non mancherà uno sguardo alle vicende internazionali che accompagnarono la crescita e le trasformazioni dell'impresa, inserendo la storia locale nel più ampio scenario dell'industria tessile piemontese ed europea.

La memoria industriale diventa patrimonio della città

Raccontare oggi il Lanificio Bona significa quindi andare oltre la semplice ricostruzione di una fabbrica del passato. Significa recuperare una parte della memoria economica, sociale e umana di Caselle Torinese, quando lo sviluppo industriale contribuì a ridisegnare profondamente la vita della comunità.

Documenti, vicende imprenditoriali, innovazioni e storie di lavoratori consentono di ricostruire un mondo che appartiene al passato, ma le cui tracce continuano a raccontare l'evoluzione della città.

L'incontro con Giancarlo Colombatto si inserisce nel programma del “Settembre Casellese”.

L'ingresso è libero fino a esaurimento dei posti disponibili.

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