Clima politico sempre più teso: il Piano Regolatore torna al centro dello scontro, mentre l’assenza di Guazzora e le indiscrezioni su Lazzarini alimentano nuovi interrogativi
Doveva essere il Consiglio comunale della chiarezza. Quello chiamato a spiegare ai cittadini cosa sta accadendo dentro la maggioranza dopo settimane di tensioni, dimissioni, deleghe revocate e polemiche sempre più insistenti. Invece, la seduta di mercoledì 3 giugno si è trasformata nell'ennesima occasione mancata per fare luce su una situazione politica che appare ogni giorno più confusa.
L'atmosfera era già particolare prima ancora dell'inizio dei lavori. In aula mancava infatti la sindaca Giulia Guazzora, assente per motivi personali e per un precedente impegno. Un'assenza legittima, naturalmente, ma politicamente pesante in una serata in cui proprio la prima cittadina avrebbe dovuto rispondere a due question time particolarmente delicati, tra cui quello sulle reali ragioni che hanno portato alla revoca delle deleghe al vicesindaco Luca Rastelli, uno dei casi politici che più hanno scosso gli equilibri della coalizione negli ultimi mesi.
Così, ancora una volta, le domande sono rimaste senza risposta.
E quando in politica le risposte mancano, inevitabilmente crescono dubbi, indiscrezioni e tensioni.
Il Piano regolatore diventa il simbolo del problema
Marco Bongiovanni (M5S)
Se però qualcuno pensava che il tema più caldo della serata sarebbe stato quello legato alla crisi politica interna alla maggioranza, si sbagliava. A monopolizzare il dibattito è stata infatti la mozione presentata dal consigliere del Movimento 5 Stelle Marco Bongiovanni sul nuovo Piano regolatore e sul recepimento delle nuove mappe regionali relative al rischio alluvioni.
Un argomento apparentemente tecnico che, nel giro di pochi minuti, si è trasformato in una discussione molto più politica che urbanistica.
Bongiovanni ha posto una questione semplice: il nuovo Piano regolatore che l'amministrazione sta predisponendo recepisce o no le nuove indicazioni regionali sul rischio idrogeologico?
Una domanda tutt'altro che marginale.
Le nuove mappe ridefiniscono infatti le aree esposte al rischio di alluvione e interessano zone significative del territorio comunale, tra cui l'area di via Brandizzo e quella del Cascinotto. Si tratta di temi che incidono direttamente sulle prospettive di sviluppo urbanistico della città, sulla protezione civile e persino sulle future possibilità edificatorie.
Eppure, secondo quanto denunciato dalle opposizioni, il Consiglio comunale e gli stessi cittadini sarebbero stati sostanzialmente tenuti all'oscuro del percorso seguito fino ad oggi.
Bongiovanni ha ricordato come da mesi vengano richieste commissioni dedicate al Piano regolatore senza che queste vengano realmente convocate. Nel frattempo, però, il 27 maggio la Giunta ha approvato il Piano operativo comunale, passaggio fondamentale dell'iter urbanistico.
Un problema? Secondo le opposizioni sì.
Perché, sostengono, la delibera approva una serie di elaborati che di fatto nessuno è stato messo nelle condizioni di consultare.
"Abbiamo approvato qualcosa che non possiamo vedere"
Ed è qui che il dibattito ha assunto tratti quasi paradossali.
Durante la discussione, infatti, è emerso come molti dei documenti richiamati nella delibera non fossero disponibili alla consultazione pubblica.
Dopo circa cinque minuti di sospensione della seduta, è intervenuto il segretario comunale spiegando che gli elaborati richiesti risultavano troppo pesanti per essere caricati e gestiti attraverso il software attualmente utilizzato dal Comune. Per questo motivo sarebbe stato successivamente inviato ai consiglieri un link dedicato per consentirne la consultazione.
Una spiegazione che, anziché chiudere la polemica, l'ha probabilmente alimentata.
Perché la domanda rimasta sospesa nell'aria era piuttosto semplice: come si può discutere serenamente di un Piano regolatore destinato a incidere sul futuro della città se gran parte della documentazione non è ancora stata materialmente visionata dai consiglieri?
La stessa maggioranza ammette i ritardi
Un altro elemento che ha colpito molti presenti è arrivato direttamente dai banchi della maggioranza.
La presidente della commissione competente, la consigliera Anna Maria Barbero, ha infatti riconosciuto apertamente che le commissioni dedicate al Piano regolatore sono state troppo poche e che esiste un ritardo da recuperare.
Un'ammissione che probabilmente voleva rappresentare un gesto di trasparenza ma che, inevitabilmente, ha finito per rafforzare le critiche dell'opposizione.
Perché se persino chi guida la commissione ammette che il percorso partecipativo non ha funzionato come avrebbe dovuto, diventa difficile sostenere che tutto stia procedendo regolarmente.
Dalle carte urbanistiche alle tensioni politiche
Roberto Olivero ((Due Ponti per San Mauro)
A quel punto il dibattito è diventato inevitabilmente politico.
I consiglieri di opposizione - Paola Antonetto (FdI) Roberto Pilone (Lega), Roberto Olivero (Due Ponti per San Mauro) e lo stesso Bongiovanni - hanno contestato non soltanto il metodo seguito sul Piano regolatore ma più in generale una gestione sempre più accentrata delle decisioni.
Il riferimento, nemmeno troppo velato, è alla scelta della sindaca Guazzora di trattenere personalmente la delega all'urbanistica dopo i numerosi cambiamenti avvenuti negli ultimi anni.
Durante la discussione è stato ricordato come sul tema urbanistico si siano già succeduti diversi assessori e figure di riferimento senza che il percorso arrivasse mai a una vera condivisione politica.
Da qui l'accusa, ripetuta più volte dai consiglieri di minoranza, di un Piano regolatore costruito all'interno di una cerchia ristretta e mai realmente discusso né con il Consiglio né con la cittadinanza.
Accuse pesanti, certo. Ma che trovano terreno fertile proprio nell'assenza di un confronto pubblico costante e strutturato.
La difesa del Pd e le voci che agitano la maggioranza
A difendere l'operato della maggioranza è rimasto sostanzialmente il capogruppo del Partito Democratico Rudy Lazzarini, chiamato a svolgere una sorta di ultima linea difensiva in una serata particolarmente complicata.
Un intervento che però non è bastato a dissipare la sensazione di una coalizione in evidente difficoltà. Anzi.
Ma se il Consiglio comunale si è chiuso senza particolari scossoni formali, le tensioni politiche non sembrano essersi esaurite con la fine della seduta. Nella mattinata di oggi, giovedì 4 giugno, infatti, hanno iniziato a circolare con insistenza indiscrezioni secondo cui lo stesso Lazzarini avrebbe rassegnato le dimissioni dal ruolo di capogruppo del Partito Democratico. Una notizia che, al momento, non trova ancora conferme ufficiali ma che, se dovesse essere confermata, rappresenterebbe un ulteriore elemento di difficoltà per una maggioranza già alle prese con settimane particolarmente complicate.
Le prossime ore potrebbero essere decisive. Il direttivo della segreteria del Partito Democratico è chiamato infatti a fare chiarezza sugli equilibri interni della coalizione e sul futuro assetto del gruppo consiliare. Dopo le dimissioni dell'assessora Daisy Miatton, la revoca delle deleghe al vicesindaco Luca Rastelli e le polemiche che continuano ad accompagnare il percorso del nuovo Piano regolatore, la sensazione è che il centrosinistra sanmaurese stia attraversando uno dei momenti più delicati dall'inizio del mandato.
Se si tratti di semplici tensioni fisiologiche o dei segnali di una crisi politica più profonda sarà il direttivo dem, e soprattutto i prossimi passaggi amministrativi, a dirlo. Di certo, dopo settimane di scontri, silenzi e interrogativi rimasti senza risposta, i cittadini attendono finalmente chiarezza.
Capiremo allora se le crepe emerse nelle ultime settimane potranno essere ricomposte o se siamo soltanto all'inizio di una crisi destinata ad allargarsi.
Perché una cosa, dopo il Consiglio comunale di mercoledì sera, appare ormai evidente: a San Mauro la vera emergenza non sembra essere soltanto quella idrogeologica. È quella politica.