Settimo Torinese crea una rete per la salute mentale dei giovani contro ritiro sociale, Hikikomori, dipendenze digitali e nuove fragilità
Ci sono ragazzi che, poco alla volta, smettono di uscire. Prima rinunciano a un incontro con gli amici, poi la scuola diventa sempre più difficile da frequentare, le relazioni si diradano e la propria stanza finisce per trasformarsi nell'unico luogo nel quale sentirsi al sicuro.
Un isolamento che può crescere quasi senza fare rumore, fino a diventare ritiro sociale.
È una delle fragilità giovanili sulle quali Settimo Torinese ha deciso di accendere i riflettori, provando soprattutto a costruire una rete capace di intervenire prima che il disagio diventi emergenza.
Alla Biblioteca Archimede è stata infatti presentata una convenzione per la salute mentale dei giovani che mette insieme Comune di Settimo Torinese, Unione dei Comuni Nord Est Torino (Unione NET), ASL TO4 e Fondazione Carmelo e Piera ETS. L'obiettivo è rafforzare il collegamento tra istituzioni, scuola, sanità, ricerca e Terzo Settore per affrontare le nuove forme di vulnerabilità che interessano adolescenti e giovani adulti.
Ritiro sociale, il disagio che rischia di rimanere invisibile
Il punto di partenza è proprio ciò che spesso non si vede.
Il ritiro sociale giovanile può svilupparsi lontano dagli spazi pubblici e, proprio per questo, diventare difficile da intercettare. Una condizione che non coinvolge soltanto il ragazzo o la ragazza, ma finisce inevitabilmente per interrogare famiglie, insegnanti, servizi sociali e sanitari.
L'assessora alle Politiche Giovanili di Settimo Torinese Chiara Gaiola ha sottolineato la necessità di costruire strumenti capaci di andare oltre la gestione dell'emergenza, lavorando sulla conoscenza del fenomeno, sulla prevenzione e sulla capacità del territorio di riconoscere precocemente i segnali di disagio.
Una prospettiva che punta quindi a cambiare approccio: non aspettare che un giovane chieda aiuto quando la situazione è ormai grave, ma provare a raggiungerlo prima.
Oltre 2mila giovani potenzialmente riconducibili all'Hikikomori
A dare la dimensione del problema sono anche i numeri presentati durante l'incontro.
La ricercatrice del CNR Claudia Luppi ha stimato in oltre 2.000 i ragazzi della provincia di Torino potenzialmente riconducibili al fenomeno Hikikomori, termine nato in Giappone e ormai utilizzato anche in Italia per descrivere forme particolarmente marcate di ritiro sociale.
Ma l'isolamento è soltanto uno degli aspetti di un quadro molto più articolato.
Tra le criticità emerse figurano ci sono l'uso problematico dei videogiochi, gioco d'azzardo online, cyberbullismo e consumo di sostanze. Secondo i dati illustrati, inoltre, nel 2025 il 12% degli studenti avrebbe assunto psicofarmaci senza prescrizione medica.
Numeri che raccontano un disagio dalle molte facce, nel quale mondo digitale, relazioni sociali, salute mentale e comportamenti a rischio possono intrecciarsi.
Settimo prepara un Osservatorio sui giovani
La città sta lavorando anche per dotarsi di strumenti permanenti di osservazione.
A luglio il Consiglio comunale ha approvato all'unanimità la costituzione di un Osservatorio sui giovani. Parallelamente è atteso il report conclusivo di una ricerca durata due anni e realizzata attraverso la collaborazione tra Comune, scuole, ASL e università.
L'obiettivo è avere una fotografia più precisa della condizione giovanile sul territorio, evitando di considerare i ragazzi come un'unica categoria.
La sindaca Elena Piastra ha infatti richiamato la complessità della realtà settimese: una città frequentata anche da molti studenti provenienti da altri Comuni e nella quale occorre tenere conto delle differenze di genere e della difficoltà di raggiungere alcune fasce della popolazione giovanile, compresi ragazzi e ragazze con origini straniere.
È proprio questa complessità a rendere necessario un lavoro di rete: conoscere prima di intervenire, intercettare prima di curare, includere prima che l'isolamento diventi invisibilità sociale.
Ricerca, cure e attenzione ai NEET
Un ruolo centrale nell'accordo sarà svolto dalla Fondazione Carmelo e Piera ETS, che metterà a disposizione risorse e competenze.
Il direttore Elvezio Pirfo ha indicato tre direttrici principali: ricerca, costruzione di un percorso clinico e attenzione specifica ai NEET e al ritiro sociale. È prevista una collaborazione con il CNR e, in una fase successiva, la costituzione di un'équipe integrata con il Dipartimento di Salute Mentale, l'ASL e l'ospedale Regina Margherita.
Il primo seminario integrato è previsto a ottobre al Borgo Rubens di Torino.
Settimo laboratorio contro le nuove solitudini
La sfida, dunque, non riguarda soltanto la salute mentale in senso stretto. Riguarda la capacità di una comunità di accorgersi dei propri ragazzi quando questi cominciano a scomparire dagli spazi nei quali normalmente dovrebbero essere presenti: scuola, sport, associazioni, piazze, gruppi di amici.
Dietro una porta chiusa possono esserci paura, ansia, difficoltà relazionali, solitudine o la sensazione di non riuscire più a trovare il proprio posto nel mondo.
Per questo la risposta immaginata a Settimo prova a mettere allo stesso tavolo famiglie, scuola, servizi sociali, sanità, ricerca e Terzo Settore.
«Settimo sarà un territorio di sperimentazione», ha spiegato Gaiola.
Una sperimentazione che parte da un principio semplice ma decisivo: il disagio giovanile non può diventare visibile soltanto quando esplode. La vera sfida è riconoscerlo mentre è ancora silenzioso e costruire attorno ai ragazzi una rete capace di impedire che isolamento e fragilità si trasformino in esclusione.