Giulivi ribadisce il no agli animali nei circhi. Ma tra divieti locali e atti regionali, il nodo resta nazionale: senza una nuova legge, i Comuni hanno le mani legate
Prima accusato di mettere i bastoni tra le ruote al circo. Poi criticato perché quel circo, alla fine, a Venaria Reale è arrivato davvero. Ora il sindaco Fabio Giulivi torna sulla vicenda e lo fa senza troppi giri di parole: «Sono totalmente contrario ai circhi che utilizzano animali».
La presa di posizione del sindaco arriva dopo che nei giorni scorsi la trasmissione Geo di Rai 3 è tornata ad affrontare il tema dei circhi con animali e dei presunti maltrattamenti. Ed è proprio da qui che Giulivi riapre un caso che a Venaria aveva già fatto discutere.
Perché la questione, al di là delle convinzioni personali, ha un nodo molto concreto: può un sindaco dire no a un circo con animali semplicemente perché ritiene quella forma di spettacolo non più accettabile?
La risposta, allo stato attuale delle norme, è molto più complicata di uno slogan.
A gennaio lo scontro con il Circo Medini
La polemica era esplosa all'inizio dell'anno. Katiusha del Circo Medini aveva raccontato le difficoltà incontrate per portare lo spettacolo a Venaria, sostenendo che da anni venivano presentate richieste senza riuscire a ottenere l'autorizzazione perché le aree individuate non risultavano agibili.
Il messaggio era evidente: il circo lamentava ostacoli all'insediamento della propria attività.
Giulivi racconta oggi un'altra faccia della vicenda. Quando arrivò la richiesta, spiega, manifestò alla Giunta la propria contrarietà alla presenza degli animali e chiese agli uffici tutti gli approfondimenti necessari.
Ma alla fine il circo a Venaria arrivò.
Non perché l'Amministrazione avesse improvvisamente cambiato idea sugli animali, sostiene il sindaco, ma perché, una volta verificati i requisiti richiesti, non esistevano basi giuridiche sufficienti per trasformare la contrarietà politica in un diniego amministrativo.
Ed è proprio qui che la vicenda smette di essere soltanto venariese.
Il paradosso: dire “no” politicamente e dover autorizzare amministrativamente
Il cortocircuito è evidente. Un sindaco può dichiararsi contrario agli animali nei circhi, un Consiglio comunale può approvare mozioni, una Regione può chiedere al Governo di intervenire. Ma tutto questo non equivale automaticamente al potere di vietare un'attività che l'ordinamento nazionale continua a disciplinare.
A rendere ancora più delicato il terreno è intervenuta la sentenza n. 7610 del 30 settembre 2025 del Consiglio di Stato. Nel caso esaminato, relativo al Comune di Milano e alla detenzione di un elefante in una manifestazione circense, i giudici hanno annullato la parte del regolamento comunale e del provvedimento autorizzativo ritenuta eccedente rispetto alle competenze dell'ente locale. Il Consiglio di Stato ha sottolineato che un Comune non può utilizzare la propria potestà regolamentare per disciplinare autonomamente interi ambiti riservati alla cornice normativa statale.
Questo non significa che i Comuni non abbiano alcun potere. Possono verificare autorizzazioni, sicurezza, condizioni igienico-sanitarie e rispetto delle prescrizioni applicabili. Ma un divieto generalizzato fondato esclusivamente sulla presenza di animali si muove su un terreno giuridicamente assai fragile.
Ed è esattamente il punto sul quale Giulivi insiste oggi.
Poi sono arrivate le denunce sui presunti maltrattamenti
A complicare ulteriormente il quadro sono state le immagini e le denunce diffuse nei mesi successivi da LAV e Fondazione Franz Weber.
L'inchiesta, realizzata attraverso materiale raccolto tra gennaio e maggio 2026 durante diverse tappe piemontesi del Circo Medini, ha riguardato anche Venaria Reale. Le associazioni hanno denunciato presunti maltrattamenti e altre possibili irregolarità, consegnando il materiale alla magistratura. Si tratta, naturalmente, di contestazioni che dovranno essere accertate nelle sedi competenti e sulle quali non è possibile anticipare responsabilità o conclusioni.
Ed è qui che la polemica assume quasi i contorni di un paradosso.
Prima l'Amministrazione viene accusata di ostacolare il diritto di un'attività circense a lavorare. Poi, quando emergono le denunce, la domanda si capovolge: perché il Comune ha permesso a quel circo di arrivare a Venaria?
Due accuse opposte rivolte alla stessa amministrazione.
Giulivi risponde rivendicando di avere applicato la legge anche quando la legge non coincideva con le sue convinzioni: «Abbiamo agito con responsabilità, buonsenso e nel rispetto delle norme».
La Regione dice “superiamo i circhi con animali”. Ma può farlo davvero?
Nel frattempo il tema è arrivato anche a Palazzo Lascaris.
Il Consiglio regionale piemontese aveva approvato un atto di indirizzo per sollecitare il Governo sul superamento dell'utilizzo degli animali nei circhi. Nel luglio 2026 la consigliera regionale del Movimento 5 Stelle Sarah Disabato è tornata sull'argomento con un'interrogazione specificamente dedicata all'attuazione di quell'impegno, anche alla luce delle denunce riguardanti attività circensi operanti in Piemonte.
Ma anche qui occorre distinguere con attenzione il piano politico da quello giuridico.
Un ordine del giorno regionale è un atto di indirizzo politico: non può sostituirsi a una legge dello Stato né attribuire ai sindaci poteri che l'ordinamento nazionale non riconosce loro.
Può chiedere, sollecitare, impegnare politicamente la Giunta. Può promuovere campagne di sensibilizzazione e sostenere modelli circensi senza animali. Ma il nodo normativo resta nazionale.
Ed è forse proprio questo il punto che rischia di perdersi nella battaglia delle dichiarazioni.
Una riforma promessa, rinviata e ancora in attesa
Il Parlamento, in realtà, una direzione l'ha già indicata.
La legge 106 del 2022 ha delegato il Governo al riordino della disciplina dello spettacolo, riprendendo il principio del superamento dell'utilizzo degli animali nelle attività circensi e negli spettacoli viaggianti.
Il problema è che i decreti necessari a rendere concreta quella scelta continuano ad attendere.
La scadenza della delega, già rinviata più volte, è stata ulteriormente spostata al 31 dicembre 2026. È quindi lo stesso Stato che, da una parte, ha indicato la strada del superamento degli animali nei circhi e, dall'altra, non ha ancora completato il percorso normativo necessario per renderla effettiva.
Ed è difficile ignorare la contraddizione.
Si chiede ai sindaci di rispondere alle proteste dei cittadini. Si approvano ordini del giorno nei Consigli regionali. Si invoca una maggiore tutela degli animali. Poi, però, chi deve materialmente firmare un'autorizzazione continua a trovarsi davanti alle norme oggi vigenti.
Giulivi: «Venaria dice no». Ma il problema ormai è Roma
La posizione politica del sindaco di Venaria è netta: «Gli animali non sono strumenti di intrattenimento. Venaria Reale dice no agli animali nei circhi».
Una dichiarazione che può dividere sul piano delle opinioni, ma che porta alla luce una questione istituzionale difficilmente aggirabile.
Perché se davvero si vuole vietare l'utilizzo degli animali nei circhi, non basta chiedere ai sindaci di essere più coraggiosi, né approvare ordini del giorno che non modificano la normativa vigente.
Serve che lo Stato completi ciò che ha iniziato.
Fino ad allora resterà il paradosso italiano: amministratori locali chiamati a rispondere politicamente di autorizzazioni che, quando i requisiti previsti dalla legge risultano soddisfatti, non possono semplicemente negare sulla base delle proprie convinzioni.
E Venaria ne è diventata un caso emblematico: prima sotto accusa perché avrebbe ostacolato il circo, poi sotto accusa perché lo ha autorizzato.
In mezzo, più che una contraddizione del Comune, c'è un vuoto che la politica nazionale continua a rimandare.
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