Tra architettura romanica e affreschi medievali, la cappella campestre è al centro di un progetto di valorizzazione promosso dal Comune con il sostegno della Città metropolitana di Torino
In aperta campagna, lontana dai percorsi più frequentati, la chiesa di San Ferreolo custodisce una parte preziosa della storia del Basso Canavese.
Il Comune di Grosso Canavese ha avviato un progetto per far conoscere questo edificio romanico grazie al contributo della Città metropolitana di Torino, assegnato nell’ambito del bando di valorizzazione territoriale rivolto ai Comuni con meno di 10.000 abitanti.
«Sostenere il Comune di Grosso nella valorizzazione della chiesetta di San Ferreolo significa investire in un turismo di qualità, fatto di lentezza e scoperta», spiega Sonia Cambursano, consigliera metropolitana delegata al Turismo. «Il Canavese custodisce tesori romanici di inestimabile valore: sostenere i piccoli Comuni nella loro promozione è la chiave per far crescere un’offerta turistica sempre più ricca, capace di collegare arte, storia e itinerari».
Una chiesa romanica tra i campi di Grosso
La cappella viene generalmente collocata tra la fine dell’XI e l’inizio del XII secolo, anche se la sua datazione esatta resta oggetto di studio. Ha una sola navata, una facciata a capanna e un’abside rivolta a oriente. Le murature alternano ciottoli e piccoli mattoni; in alcuni tratti le pietre formano la caratteristica disposizione a spina di pesce. All’esterno, gli archetti pensili richiamano il linguaggio dell’architettura romanica.
Anche la dedica contribuisce alla particolarità del luogo. San Ferreolo, martire venerato nell’area di Besançon, è una figura poco conosciuta in Piemonte. Il possibile legame del suo culto con antiche vie di transito offre una suggestiva chiave di lettura della posizione della chiesa, ma il rapporto con un preciso itinerario storico rimane un’ipotesi.
Gli affreschi: dal Cristo Pantocratore ai Vizi e alle Virtù
È all’interno che San Ferreolo rivela il suo patrimonio artistico più significativo. Nell’abside, il Cristo Pantocratore è raffigurato entro una mandorla, circondato da figure e simboli della tradizione cristiana. Sotto la calotta compare la teoria degli Apostoli: un insieme che testimonia la stagione della pittura romanica nel territorio.
Sulla parete sinistra, un altro ciclo conduce il visitatore nel tardo Medioevo. Le Virtù assumono l’aspetto di figure femminili incoronate, mentre i Vizi prendono forma in una cavalcata allegorica.
A questi dipinti si sovrappone parzialmente una scena con la Vergine allattante e San Bernardino da Siena, accompagnata dalla data 1472. Le diverse pitture permettono così di leggere, in uno spazio raccolto, secoli di devozione e di linguaggi artistici.
Il progetto di valorizzazione offre l’occasione di riportare l’attenzione su questo patrimonio. San Ferreolo mostra come una piccola chiesa di campagna possa raccontare una storia ampia: quella delle comunità locali, delle immagini sacre e dei legami culturali che attraversavano il Piemonte medievale.