Dom, 14 Giu, 2026

Caldo record nel Torinese: fragole e ciliegie in anticipo, raccolti a rischio e allarme per l’agricoltura

Caldo record nel Torinese: fragole e ciliegie in anticipo, raccolti a rischio e allarme per l’agricoltura

Queste prime settimane di caldo anomalo stanno già mostrando i loro effetti nefasti sull’agricoltura del Torinese. Le temperature eccezionalmente elevate registrate negli ultimi giorni stanno provocando maturazioni anticipate delle colture, aumenti dei costi di produzione e crescenti preoccupazioni per la disponibilità d’acqua nei mesi estivi.

Tra i primi segnali dell’impatto climatico c’è la conclusione anticipata della stagione delle fragole. Nel Torinese la raccolta sta terminando con circa quindici giorni di anticipo rispetto alla norma. Situazione analoga anche per le ciliegie, che stanno maturando contemporaneamente, comprese le varietà tardive normalmente destinate a garantire la presenza del prodotto fresco sul mercato per tutto il mese di giugno.

Questa concentrazione della produzione rischia di creare uno squilibrio economico significativo: grandi quantità di frutta disponibili nello stesso momento provocano un calo dei prezzi all’origine, mentre nelle settimane successive potrebbe verificarsi una carenza di prodotto fresco.

Grano e mais sotto stress: qualità e rese a rischio

Le alte temperature stanno influenzando negativamente anche la produzione cerealicola. Il grano si trova attualmente nella delicata fase di formazione dei chicchi e sta affrontando questo passaggio in condizioni di forte stress climatico. Gli agricoltori temono una maturazione anticipata delle spighe, con chicchi di dimensioni inferiori e una qualità nutrizionale ridotta.

Anche il mais risente dell’anomalia climatica. Le irrigazioni devono essere avviate con largo anticipo rispetto agli anni precedenti, determinando un aumento dei costi per le aziende agricole. Parallelamente, il caldo favorisce la diffusione di funghi e insetti parassiti, in particolare specie aliene che negli ultimi anni si sono stabilizzate nelle campagne piemontesi a causa del cambiamento climatico.

Pascoli già secchi: rischio per latte e formaggi di montagna

Le conseguenze dell’ondata di calore si fanno sentire persino nei pascoli alpini. Tra pochi giorni dovrebbe iniziare la tradizionale monticazione delle mandrie verso gli alpeggi situati tra i 1.200 e i 1.500 metri di quota, un periodo che normalmente coincide con le prime fioriture delle erbe alpine.

Quest’anno, però, i pascoli si presentano già in avanzata fase di crescita e fioritura, con i primi segnali di disseccamento. Il rischio è che gli allevatori trovino erba già secca al momento della salita in montagna, compromettendo l’alimentazione delle mandrie e riducendo la produzione di latte destinato ai formaggi d’alpeggio di maggiore pregio.

“Le accelerazioni climatiche fanno male all’agricoltura”

«I vegetali che si coltivano da sempre alle nostre latitudini sono adattati a un clima che si scalda lentamente – sottolinea il presidente di Coldiretti Torino, Bruno Mecca Cici –. Nel mese di maggio le coltivazioni si avviano gradualmente verso la maturazione e la quantità e la qualità dei raccolti dipendono proprio da questa progressione. Le accelerazioni fanno male alla nostra agricoltura».

Anche gli allevamenti sono costretti ad affrontare costi aggiuntivi. Le elevate temperature rendono necessario attivare in anticipo i sistemi di raffrescamento nelle stalle. Ventilatori, doccette e impianti di asciugatura entrano in funzione automaticamente quando i sensori rilevano condizioni che potrebbero compromettere il benessere degli animali, con un inevitabile incremento dei consumi energetici.

Nevai in rapido scioglimento: l’acqua rischia di mancare in estate

Preoccupa infine la situazione in alta montagna. Nonostante l’inverno abbia garantito un buon accumulo di neve, le temperature eccezionalmente elevate stanno accelerando lo scioglimento dei nevai. Con lo zero termico che ha raggiunto quota 4.800 metri, molti accumuli nevosi che normalmente si sciolgono gradualmente nel mese di giugno risultano già quasi completamente esauriti.

La conseguenza è una grande disponibilità d’acqua nei corsi d’acqua in questo momento, ma il rischio concreto è quello di trovarsi con risorse idriche insufficienti durante l’estate, proprio quando agricoltura e allevamenti ne avranno maggiore necessità.

L’ondata di caldo che sta interessando il Piemonte rappresenta quindi non solo un fenomeno meteorologico eccezionale, ma un campanello d’allarme per l’intero comparto agricolo, sempre più esposto agli effetti del cambiamento climatico e alle sue ripercussioni economiche e produttive.

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