Scomparso a 85 anni, fu anima del Comitato per i Servizi e protagonista della battaglia per Mappano Comune. Dall’impegno politico al Maggio Mappanese
La scomparsa di Antonio Zappia, 85 anni, suggella la fine di un epoca. Quando la politica era passione. Voglia di costruire qualcosa con la comunità di appartenenza. Ma soprattutto a favore di una comunità, quella mappanese, da tempo anacronisticamente divisa in più frazioni.
Un’epoca però attraversata da laceranti spaccature, non sempre colte, fra politica ed istituzioni locali. Antonio Zappia, ha vissuto tutte queste contraddizioni, a cavallo fra gli anni ottanta e novanta del secolo scorso. Possiamo dire che lui stesso ne rappresentava l’emblema vivente.
Antonio Zappia e la nascita del Comitato per i Servizi di Mappano
Animato da profonda passione politica e da una inestinguibile sete di giustizia sociale, quando Antonio Zappia venne a vivere a Mappano, rimase intimamente colpito dalle condizioni in cui versavano le frazioni.
Per la sua persona, fu quasi una logica conseguenza, dopo aver vissuto la straordinaria stagione dei movimenti collettivi napoletani durante il '68, e militato a lungo, con convinzione nelle fila del Partito Comunista, porre il suo impegno e la sua esperienza a favore della comunità mappanese.
Nacque così il “Comitato per i Servizi”, di cui Zappia fu anima e portavoce per decenni. Attorno alla sua figura, quasi ieratica e scevra da ogni compromesso o convenienza politica, si coagulò un piccolo ma combattivo gruppo di cittadini mappanesi che chiedevano semplicemente una maggiore attenzione verso le frazioni, allora amministrate da Caselle, Borgaro, Leinì e Settimo.
C’era un problema alle fognature? Il Comitato si attivava segnalandolo all’assessore. Gli odori sprigionati dalla produzione di certe aziende imperversavano nelle frazioni, ammorbando l’aria? Il Comitato denunciava la cosa agli organi competenti. Se necessario organizzava una raccolta firme.
Si faceva lui stesso interlocutore diretto con amministrazioni, sindaci ed assessori. Animava le polemiche sugli organi di informazione locale.
Tutto si muoveva all’interno di quel solco tracciato dalla “politica dal basso”, da cui provenivano gli ultimi echi delle mobilitazioni collettive e popolari degli anni settanta, di cui Zappia fu indiscusso protagonista.
Spesso detestato, perché aveva l’ingrato compito di sollevare problemi e questioni che altri fingevano di non vedere. Ma anche a volte contestato, perché dopotutto, il Comitato altro non era che un gruppo formato da privati cittadini, che riteneva di parlare a ragione o torto, a nome e per conto dei mappanesi. Non c’erano deleghe. Nessuno aveva votato questi esponenti.
Quando, nello stesso tempo, altri cittadini, sempre mappanesi, avevano scelto la via delle elezioni, ricoprendo diversi ruoli, nei rispettivi Consigli comunali. Ma per l’esperienza di Zappia, questo non bastava. Egli seppe così diventare interlocutore diretto di sindaci ed amministratori, locali come regionali.
La battaglia per l'autonomia di Mappano e il sogno di un Comune indipendente
Indubbiamente il suo capolavoro politico fu quello di mantenere sempre viva l’attenzione sulla mancata autonomia delle frazioni mappanesi. Anche quando ci credevano in pochi.
Il merito indiscusso di Zappia fu quello di non far spegnere mai i riflettori sull’intricata vicenda mappanese. Incontri in Regione, con politici locali e nazionali. Zappia non abbandonò mai un sogno che per molti era utopia: la nascita di Mappano Comune.
Assemblee pubbliche. Petizioni. Manifestazioni. Chiamata a raccolta di quella cittadinanza mappanese, quella “base” tanto cara a Zappia, diedero alla fine i loro frutti, in parte avvelenati. Perché ogni sogno si scontra sempre con la realtà.
I referendum del 1992 e la mancata unificazione delle frazioni mappanesi
Dopo oltre un decennio di alti e bassi, sul finire degli anni ottanta si profilava una soluzione istituzionale per Mappano, concepita e sostenuta dalla Regione Piemonte. Un referendum che non avrebbe però sancito la nascita del Comune autonomo, come tanti agognavano. Ma l’accorpamento di tutte la frazioni mappanesi sotto un unico Comune.
Un frutto che troppo tardi si rivelò avvelenato per Zappia ed il suo Comitato. Nel 1992, l’anno dei due referendum con una società ed un mondo politico mappanese lacerato, i cittadini andarono alle urne, scegliendo l’accorpamento di tutte le frazioni, sotto un unico Comune. Contro ogni previsione al primo turno, vinse Borgaro.
Nelle elezioni di novembre occorreva solo ratificare questa scelta, ma i mappanesi nel frattempo ravvedutisi, grazie anche ad una campagna referendaria aspra, bocciarono l’ipotesi di passare sotto Borgaro. E tutto rimase come prima.
Una sonora sconfitta politica per Zappia, che nonostante tutto continuò il suo impegno a favore dell’autonomia mappanese, fino a quando non passò il testimone al giovane Francesco Grassi.
Dal Pds al Maggio Mappanese: l'impegno politico e culturale
Zappia militò a lungo nelle fila del PDS, arrivando a ricoprire anche l’incarico di presidente del Consiglio comunale di Caselle. Infaticabile promotore di iniziative culturali sul territorio, a lui si deve la nascita del “Maggio Mappanese”.
Nonostante le amarezze patite, Zappia fece ancora in tempo a vedere la nascita della municipalità mappanese, per merito del suo delfino Grassi e di mutate condizioni politiche.
Anche le utopie possono avverarsi quando ci sono uomini che sanno dare gambe e forza alle idee. Antonio Zappia fu uno di questi.
I funerali di Antonio Zappia: sabato 26 settembre a Leinì
Per chi desiderasse dare un ultimo saluto ad Antonio Zappia, può recarsi presso la Casa Funeraria Leinì in via Caselle, sabato 26 settembre alle 11. Il feretro proseguirà poi alla volta del cimitero di Mappano, dove sarà tumulato.
La Redazione di NonSoloContro esprimele più sentite condoglianze alla famiglia per la scomparsa di Antonio Zappia, a lungo figura autorevole del panorama politico locale.