Per comprendere la portata del primo Piano Regolatore Generale Comunale di Mappano bisogna partire da uno dei dossier più controversi della pianificazione dell’area nord torinese: la vicenda delle aree Borsetto.
Un tema che affonda le radici tra gli anni ’80 e ’90, quando oltre 3 milioni di metri quadrati di territorio furono oggetto di ipotesi di trasformazione urbanistica ad alta intensità edificatoria. Quelle prospettive generarono nel tempo forti polemiche politiche, mobilitazioni civiche e manifestazioni pubbliche, trasformando il caso in un simbolo del confronto tra sviluppo economico e tutela ambientale.
La svolta arrivò alla fine degli anni Novanta con un accordo quadro tra i Comuni di Torino, Borgaro, Caselle e Settimo Torinese, che portò alla realizzazione della cosiddetta “tangenziale verde”: un grande corridoio ambientale concepito come polmone verde e fascia di mitigazione tra Mappano e Torino.
Parco Unione Europea - Tangenziale Verde
Quella scelta ridusse in modo significativo la capacità edificatoria originariamente prevista per la società proprietaria delle aree, segnando un precedente importante nella governance territoriale metropolitana.
Oggi, a distanza di decenni, la questione Borsetto torna al centro del dibattito politico-amministrativo con il primo PRGC della città.
Il voto del 30 marzo: la prima visione urbanistica unitaria
Il prossimo 30 marzo il Consiglio Comunale sarà chiamato ad approvare il Progetto Preliminare del primo Piano Regolatore Generale Comunale.
Si tratta di un passaggio fondativo: Mappano è infatti un Comune nato dalla fusione di porzioni territoriali appartenute a quattro realtà diverse, cresciute per giustapposizione senza una pianificazione organica.
Il nuovo Piano punta a costruire una visione urbanistica unitaria e governabile, superando definitivamente le logiche espansive del passato.
Un percorso amministrativo lungo e complesso (2019-2026)
Il PRGC è il risultato di un iter avviato nel 2019, caratterizzato da incontri pubblici, confronti con associazioni e categorie economiche e dialogo istituzionale con Regione Piemonte, Città Metropolitana e Comuni limitrofi.
Tra i passaggi più delicati di questo percorso va ricordata innanzitutto l’approvazione, nel 2021, della proposta tecnica di progetto preliminare, che ha segnato l’avvio concreto della costruzione del Piano. A questa fase è seguito il contenzioso amministrativo relativo alle aree Borsetto, uno snodo complesso che ha richiesto un approfondimento istituzionale e giuridico significativo.
Proprio da questa criticità è nato successivamente un tavolo tecnico di confronto con la proprietà delle aree, che ha consentito di riaprire il dialogo e lavorare alla ricerca di soluzioni condivise. Infine, tra il 2023 e il 2025, l’Amministrazione ha portato avanti una revisione complessiva delle previsioni urbanistiche, ridefinendo l’impianto del Piano alla luce delle nuove esigenze territoriali e ambientali.
Il documento all’esame del Consiglio Comunale lunedì prossimo rappresenta dunque la sintesi di un processo lungo e articolato, nel quale scelte tecniche e indirizzi politici si sono progressivamente intrecciati fino a delineare l’attuale proposta di pianificazione.
La scelta politica: contenere l’espansione e rigenerare la città
Il Piano introduce un cambio di paradigma netto e dichiarato nelle scelte di governo del territorio. La nuova impostazione punta infatti a contenere le trasformazioni urbanistiche più estensive, a rafforzare la tutela del suolo agricolo e a individuare nella rigenerazione delle aree già urbanizzate o sottoutilizzate la principale leva di sviluppo futuro.
L’obiettivo è quello di costruire una città più compatta, ordinata e riconoscibile nella sua struttura urbana, riducendo la dispersione insediativa che ha caratterizzato la crescita del passato e, al tempo stesso, contenendo i costi pubblici connessi all’espansione urbana, in termini di servizi, infrastrutture e manutenzione del territorio.
Consumo di suolo: taglio di 370 mila metri quadri
Uno dei dati più significativi riguarda la riduzione delle previsioni edificatorie.
Le pianificazioni pregresse prevedevano oltre 1,1 milioni di mq di nuove aree edificabili. Il nuovo PRGC porta la previsione a circa 742.000 mq, con una diminuzione di circa 370.000 mq.
Una scelta definita dall’Amministrazione “strutturale”, non marginale.
Sicurezza idraulica e fragilità del territorio
Il Piano assume la vulnerabilità idrogeologica come criterio ordinatore.
In un contesto caratterizzato da falda superficiale e rete complessa di canali, le trasformazioni urbanistiche saranno subordinate alla compatibilità idraulica, orientando lo sviluppo verso soluzioni più selettive.
Il nuovo assetto delle aree Borsetto: riduzione del 60%
Nel nuovo PRGC il comparto Borsetto rappresenta il banco di prova della credibilità della pianificazione.
Su circa 700.000 mq di superficie territoriale, le previsioni urbanistiche precedenti indicavano interventi industriali ad alta intensità.
Il nuovo Piano interviene in modo significativo sulle previsioni urbanistiche relative alle aree Borsetto, prevedendo una riduzione della superficie edificabile che passa da circa 257.000 metri quadrati a 105.000. Si tratta di un taglio complessivo pari al 60%, accompagnato da una riorganizzazione degli interventi secondo un’impostazione più compatta, selettiva e sottoposta a un maggiore controllo pubblico.
Secondo l’Amministrazione, questo risultato non rappresenta una scelta unilaterale, ma l’esito di un confronto istituzionale lungo e articolato, sviluppatosi nel corso degli anni e culminato nel superamento del contenzioso amministrativo con la proprietà delle aree.
Massimo Tornabene
Norme più chiare e maggiore capacità di governo
Il PRGC introduce un sistema organico di norme che definiscono parametri edilizi, destinazioni d’uso e vincoli ambientali.
L’obiettivo è rafforzare la certezza amministrativa e ridurre il rischio di nuovi contenziosi.
Con il voto del Consiglio si aprirà la fase partecipativa: per 60 giorni dalla pubblicazione all’Albo Pretorio, cittadini e operatori potranno presentare osservazioni al Piano.
L’assessore all’Urbanistica Massimo Tornabene sottolinea: «Abbiamo scelto di ridurre ciò che era eccessivo, comprese – d’intesa con la proprietà – le aree Borsetto, costruendo una visione unitaria per un territorio che non l’ha mai avuta» mentre il sindaco Francesco Grassi evidenzia il valore politico della scelta: «Con questo Piano Mappano diventa davvero padrona del proprio futuro, costruendo uno sviluppo sostenibile e centrato sulla qualità della vita».
Una decisione che segna il futuro della città
L’approvazione del primo PRGC rappresenta molto più di un atto tecnico.
È una scelta politico-amministrativa che ridefinisce l’equilibrio tra sviluppo, ambiente e qualità urbana, riportando al centro una vicenda – quella delle aree Borsetto – che per decenni ha segnato il dibattito territoriale.
Il voto del 30 marzo segnerà dunque l’avvio di una nuova fase per Mappano: quella della pianificazione autonoma e consapevole del proprio sviluppo.

