San Mauro, il PD si spacca: tredici addii dopo il commissariamento. E Guazzora resta alle prese con il DUP bocciato
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San Mauro, il PD si spacca: tredici addii dopo il commissariamento. E Guazzora resta alle prese con il DUP bocciato

Tredici iscritti lasciano il partito con un duro atto d’accusa contro i vertici: contestano il commissariamento e denunciano una richiesta di spiegazioni senza risposta

A San Mauro Torinese il commissariamento del PD non ha chiuso la crisi, anzi...ora produce tredici dimissioni.

 Luca Rastelli e altri dodici iscritti lasciano il Partito Democratico, mettendo nero su bianco una rottura che investe i vertici dem e aggrava il quadro politico attorno all’amministrazione di Giulia Guazzora.

La lettera, datata 9 ottobre 2026, non concede spazio alle formule diplomatiche: la decisione viene definita sofferta, ma «inevitabile e irrevocabile». Nel mirino ci sono il commissariamento del circolo, le modalità con cui è stato imposto e soprattutto le spiegazioni che, secondo i firmatari, non sono mai arrivate.

È un altro colpo per un centrosinistra che negli ultimi mesi ha consumato buona parte delle proprie energie nello scontro interno. E arriva dopo la bocciatura del Documento unico di programmazione, quando le divisioni hanno smesso di essere soltanto dichiarazioni e sono diventate voti contrari.

La richiesta dell’8 settembre e il silenzio denunciato

Il passaggio centrale della lettera ha una data: 8 settembre 2026. Quel giorno, scrivono i dimissionari, era stata formalmente presentata a tutti i livelli del PD una richiesta per conoscere le ragioni oggettive del commissariamento.

Ad oggi, sostengono, nessuna risposta è pervenuta.

È su questo punto che l’accusa diventa particolarmente dura. I firmatari denunciano una mancanza di trasparenza, responsabilità e rispetto verso gli iscritti e descrivono il commissariamento come un atto autoritario, calato dall’alto, che avrebbe impedito al circolo di esercitare la propria autonomia e mortificato il lavoro svolto sul territorio.

Contestano anche il rispetto delle garanzie previste dallo Statuto regionale. 

Ma la questione politica non può essere liquidata con un richiamo alla disciplina interna. Tredici iscritti dichiarano di avere chiesto spiegazioni prima di andarsene. Nella loro ricostruzione, il partito ha lasciato quella domanda senza risposta. Ora si ritrova una lettera di dimissioni.

Da maggio a ottobre, una frattura mai ricucita

L’uscita di Rastelli riporta al punto dal quale la crisi aveva preso apertamente corpo: la revoca delle sue deleghe da vicesindaco e assessore, decisa da Guazzora il 28 maggio. Da allora lo scontro ha attraversato la maggioranza, il PD locale e il confronto sulle scelte amministrative, a partire dal Piano regolatore. A fine agosto, il riassetto della Giunta e la ricerca di una soluzione politica erano rimasti al centro del dibattito.

Il commissariamento del circolo, affidato a Domenico Ravetti, ha diviso ulteriormente le letture della crisi. Rastelli insieme a buona parte degli iscritti lo ha contestato come una delegittimazione degli organismi locali. Rudy Lazzarini, invece, ha sostenuto l’intervento esterno come una possibilità per superare la paralisi e aprire una fase nuova.

Oggi quella prospettiva deve fare i conti con tredici addii. Il provvedimento resta; una parte degli iscritti se ne va.

Il risultato politico, almeno per questo gruppo, è la rottura. E per un partito che deve ricostruire il proprio rapporto con la città, perdere persone disposte a continuare l’attività politica fuori dal PD è un problema che nessuna nomina può risolvere da sola.

Il DUP bocciato ha tolto ogni alibi alla maggioranza

Il 28 settembre il Consiglio comunale aveva già consegnato una misura concreta della crisi: otto voti contrari e sette favorevoli sul DUP.

Diego Innocenti, eletto con Impegno per San Mauro, aveva annunciato il passaggio all’opposizione. I consiglieri, ormai ex dem,  Giuseppe Spiandore e Graziella Nicosia avevano votato contro il documento dell’amministrazione.

Quella votazione ha reso difficile continuare a parlare soltanto di malumori. La maggioranza è stata sconfitta su un documento che definisce la programmazione del Comune: il dissenso ha inciso direttamente sull’attività amministrativa.

La bocciatura non determina automaticamente la caduta della Giunta e Guazzora resta sindaca. Ma il problema dei voti rimane interamente sul tavolo: il documento può tornare in aula, mentre la coalizione deve dimostrare di essere ancora capace di sostenerlo.

È questo il contesto nel quale arrivano le dimissioni dal partito. Prima la sconfitta in Consiglio, poi l’uscita di tredici iscritti: due fatti distinti che raccontano quanto sia profonda la frattura nel campo politico della sindaca.

L’addio al PD, senza lasciare la politica

La lettera di dimissioni porta le firme di Luca Rastelli, Alberto Lignarolo, Norma Tamai, Dario D’Ignoti, Nadia Fabris, Ezio Mengozzi, Renata Urbano, Emma Tamagni, Ettore Vitale, Grazia Angela Gilardi, Luigi Antonetto, Giuseppe Spiandore e Rita Nicosia.

Il documento si chiude con un messaggio che impedisce di leggere le dimissioni come una semplice rinuncia: l’impegno civico e politico per San Mauro, assicurano i sottoscrittori, continuerà in altri spazi e forme.

Non viene annunciata una nuova lista né indicato un progetto organizzativo. Viene però dichiarata la volontà di restare sulla scena cittadina, cercando altrove quel confronto democratico che i firmatari sostengono di non avere più trovato nel PD.

Per i democratici il costo della rottura, dunque, non si esaurisce nel numero delle tessere. Riguarda persone, relazioni e capacità di rappresentare una parte della comunità locale.

Ora servono risposte, dentro il partito e in Consiglio

Ai vertici del PD resta una domanda precisa: perché tredici iscritti sono arrivati a considerare l’uscita l’unica strada possibile? La lettera offre la loro risposta, durissima. Il partito deve offrire la propria, entrando nel merito delle contestazioni.

Per Guazzora, invece, la prova sarà soprattutto consiliare. Dopo il ko sul DUP, la tenuta dell’amministrazione si misurerà nelle prossime votazioni. Le dichiarazioni di unità avranno valore soltanto se riusciranno a tradursi in un sostegno effettivo.

A San Mauro il centrosinistra deve ormai affrontare insieme due problemi: un partito che perde iscritti e una maggioranza che, sul DUP, ha perso la votazione.

Il commissariamento non è bastato a ricucire. Adesso, prima di chiedere ancora disciplina, i vertici dovranno spiegare come intendono recuperare la fiducia.

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