Vita Nascente e Stanza dell’Ascolto, in Piemonte riesplode lo scontro politico sull’aborto

Vita Nascente e Stanza dell’Ascolto, in Piemonte riesplode lo scontro politico sull’aborto

Marrone rivendica 1.226 nascite sostenute dal fondo e riapre lo spazio al Sant’Anna. M5S e Avs attaccano: «Propaganda ideologica»

Mille 226 bambini da una parte, la libertà di scelta delle donne dall’altra. In mezzo, ancora una volta, l’aborto, la maternità e il ruolo che la Regione deve avere davanti a una gravidanza vissuta in condizioni di difficoltà economica o sociale. 

È uno scontro politico destinato a lasciare il segno quello riesploso in Piemonte attorno a Vita Nascente e alla riapertura della Stanza dell’Ascolto dell’ospedale Sant’Anna di Torino.

Due dossier che il vicepresidente della Regione Maurizio Marrone mette insieme rivendicando la linea seguita dal centrodestra sulle politiche per la maternità.

Le opposizioni leggono invece quelle stesse scelte come un intervento ideologico sul terreno dell’interruzione volontaria di gravidanza.

Il risultato è una delle battaglie politiche più nette di questo avvio di stagione regionale, con Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi Sinistra all’attacco e Fratelli d’Italia pronto a fare quadrato attorno al vicepresidente.

Marrone mette sul tavolo i numeri: «1.226 bambini in tre anni»

A fornire il detonatore sono i dati del terzo anno di Vita Nascente, il fondo regionale destinato al sostegno di gestanti, madri e coppie in difficoltà.

Secondo il bilancio diffuso da Marrone, nell’ultimo anno la misura ha accompagnato 775 donne con i loro figli, tra i quali 373 nuovi nati. Altre 29 donne sono state prese in carico dagli enti gestori delle funzioni socio-assistenziali competenti sul parto in anonimato. Complessivamente, nei tre anni di attività, la Regione indica in 1.226 i bambini nati con il supporto del programma.

Il progetto non prevede soltanto contributi economici. Gli interventi comprendono beni di prima necessità, spese per casa e utenze, pannolini e prodotti per l'infanzia, oltre all'accompagnamento alla genitorialità, al sostegno psicologico e a percorsi verso l'autonomia.

Più di 400 donne, secondo i dati diffusi, hanno inoltre partecipato a corsi dedicati alla gravidanza e ai primi anni di vita dei bambini.

Per Marrone quei numeri rappresentano la conferma della scelta politica compiuta dalla Regione. Il vicepresidente sostiene che il welfare debba offrire alle donne che affrontano maternità difficili un sostegno che permetta loro anche di proseguire la gravidanza, indicando le 1.226 nascite come risultato dell'azione di Vita Nascente.

Riapre la Stanza dell’Ascolto al Sant’Anna

Ma a far salire ulteriormente la temperatura politica è soprattutto il secondo annuncio della giornata: la Stanza dell’Ascolto torna al Sant’Anna di Torino.

È stata firmata la delibera per la riapertura dello spazio, che sarà nuovamente gestito dal Centro di Aiuto alla Vita “Giuseppe Foradini” di Rivoli. La nuova assegnazione arriva dopo una procedura pubblica che, secondo Marrone, è stata predisposta recependo le osservazioni formulate dal Tar sulla precedente convenzione.

Ed è proprio qui che il confronto smette definitivamente di essere soltanto quello sui numeri del welfare e diventa una battaglia politica sull'aborto e sulla Legge 194.

Disabato: «Una gara a chi fa più passi indietro»

Durissimo l’attacco della capogruppo regionale del Movimento 5 Stelle Sarah Disabato, che accusa la destra piemontese di condurre una battaglia ideologica sull’autodeterminazione femminile.

Per Disabato il punto non è soltanto quanto venga speso attraverso Vita Nascente, ma quale modello di politica per la natalità venga costruito. Il M5S contrappone al fondo misure strutturali come asili nido, rafforzamento dei consultori, congedi paritari e politiche per il lavoro femminile.

Ancora più duro il giudizio sulla riapertura dello spazio al Sant’Anna, che Disabato definisce una «Stanza anti-aborto», sostenendo che il sistema sanitario pubblico disponga già di consultori e professionalità in grado di accompagnare le donne verso una scelta libera e consapevole.

Il nodo politico è quindi evidente: per Marrone il sostegno economico può ampliare le possibilità di scelta davanti a una gravidanza difficile; per il Movimento 5 Stelle l'intervento regionale rischia invece di trasformarsi in un'ingerenza ideologica proprio nel momento più delicato della decisione.

Ravinale: «Non si fa la contabilità dei nuovi nati»

Sulla stessa linea, ma con toni altrettanto duri, interviene la capogruppo di Alleanza Verdi Sinistra Alice Ravinale.

Ravinale contesta innanzitutto l'interpretazione dei dati fornita da Marrone, criticando l'attribuzione delle 1.226 nascite al fondo regionale e sostenendo che una parte delle beneficiarie acceda agli aiuti quando i figli sono già nati. Anche Avs indica come priorità congedi, asili nido, servizi alle famiglie, politiche abitative e una diversa distribuzione del lavoro di cura.

Sul Sant’Anna lo scontro si fa ancora più aspro. Ravinale ribattezza lo spazio «Stanza del Giudizio» e annuncia che Avs chiederà la nuova convenzione per verificare le modalità con cui è stata predisposta la riapertura dopo il contenzioso amministrativo.

FdI fa quadrato: «La sinistra è accecata dall’ideologia»

Alle opposizioni replica la consigliera regionale di Fratelli d’Italia Paola Antonetto, che difende Marrone e ribalta completamente le accuse.

Per Antonetto, i contributi destinati alle donne che non riescono a pagare affitto, bollette o beni di prima necessità rappresentano una funzione concreta del welfare e non possono essere liquidati come «mancette». FdI sostiene inoltre che offrire sostegno economico e ascolto significhi aumentare le possibilità a disposizione delle donne, non limitarle.

La consigliera richiama inoltre la prima parte della Legge 194, sostenendo che anche la prevenzione delle cause che possono indurre una donna all'interruzione della gravidanza faccia parte degli obiettivi della normativa.

La replica politica è quindi speculare: se M5S e Avs accusano il centrodestra di voler condizionare la scelta delle donne, FdI accusa le opposizioni di non riconoscere come autentica libertà di scelta anche quella resa possibile da un aiuto economico e sociale.

Due idee di welfare dietro la battaglia sull’aborto

Dietro la violenza verbale dello scontro c'è dunque una questione politica molto più ampia.

Che cosa significa sostenere davvero una donna davanti a una gravidanza difficile?

Per il centrodestra piemontese significa anche intervenire sulle difficoltà economiche che potrebbero pesare sulla decisione di proseguire una gravidanza. Per M5S e Avs, invece, la priorità deve essere rafforzare i servizi pubblici e le politiche strutturali per maternità, lavoro, casa e conciliazione, evitando che associazioni con un preciso orientamento sul tema dell'aborto assumano un ruolo all'interno di un ospedale pubblico.

Il programma regionale Vita Nascente prevede formalmente ascolto, sostegni economici e materiali, percorsi psicologici e accompagnamento all'autonomia delle madri nei primi mille giorni di vita dei bambini.

Ed è proprio sull'interpretazione politica di questi interventi che maggioranza e opposizioni sono ormai su fronti opposti.

Con la riapertura della Stanza dell’Ascolto, lo scontro si sposta nuovamente dentro il Sant’Anna, luogo particolarmente simbolico per la sanità materno-infantile piemontese. La Regione tira dritto e rivendica Vita Nascente come una delle proprie politiche sociali. Le opposizioni promettono battaglia e nuovi controlli sugli atti.

 

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