Il giudice torinese Cristiano Trevisan torna al giallo: arriva “Ruggeri e la giovane scomparsa”
Featured

Il giudice torinese Cristiano Trevisan torna al giallo: arriva “Ruggeri e la giovane scomparsa”

Il secondo romanzo del magistrato torinese sarà presentato il 9 settembre a Lombardore, il suo paese di origine

Ci sono mestieri nei quali le parole, i silenzi e persino le contraddizioni hanno un peso particolare. Una testimonianza, un dettaglio apparentemente insignificante, una versione che non coincide perfettamente con un’altra possono cambiare la lettura di una storia.

Cristiano Trevisan, giudice torinese, lo sa per professione. Ma lo sa anche da scrittore.

È proprio lungo questo sottile confine tra ricerca della verità e immaginazione letteraria che si sviluppa il suo percorso narrativo. Trevisan torna infatti in libreria con il suo secondo romanzo, “Ruggeri e la giovane scomparsa”, edito da Neos Edizioni: un nuovo mistero che mette al centro non soltanto un’indagine, ma anche le zone d’ombra delle persone e di un’intera comunità.

Il libro sarà presentato mercoledì 9 settembre alle 21 a Lombardore, nella Sala del Comune di piazza Don Lanterno, sotto la scuola. L’incontro, a ingresso libero, è patrocinato dal Comune.

A dialogare con l’autore sarà l’editrice Silvia Maria Ramasso, con la partecipazione dell’avvocata Francesca Decaroli.

Dalle aule di giustizia alle pagine di un giallo

Con “Ruggeri e la giovane scomparsa”, Trevisan arriva dunque alla sua seconda prova narrativa.

Il fatto che dietro il romanzo ci sia un magistrato offre inevitabilmente una suggestione in più, anche se sarebbe semplicistico sovrapporre il lavoro del giudice a quello dello scrittore.

La giustizia cerca di ricostruire i fatti attraverso prove, testimonianze e regole precise. La letteratura, invece, può permettersi di entrare dove un fascicolo giudiziario non può arrivare: nelle paure, nei rimorsi, nelle ambiguità e nei pensieri più nascosti dei personaggi.

Eppure qualcosa accomuna questi due mondi: l’attenzione per ciò che si cela dietro le apparenze.

Indagare significa osservare. Significa confrontare versioni, riconoscere una contraddizione, chiedersi perché qualcuno abbia pronunciato una frase oppure, al contrario, abbia scelto di non pronunciarla.

Ed è proprio il silenzio a diventare uno degli elementi più suggestivi del nuovo romanzo.

Una giovane scompare. E il paese tace

La premessa narrativa possiede la semplicità inquietante delle storie capaci di catturare immediatamente il lettore.

È inverno. Le montagne sono innevate. Una giovane cameriera è scomparsa. A indagare è Ruggeri. Ma davanti a lui non c’è soltanto un caso da risolvere. C’è soprattutto un paese: un paese gelato che osserva e tace.

Ed è qui che il mistero comincia ad allargarsi.

Perché una scomparsa può riguardare una persona, ma il silenzio può coinvolgere un’intera comunità. Dietro una finestra illuminata può esserci qualcuno che ha visto. Dietro una porta chiusa qualcuno che sa. Dietro un’esitazione può nascondersi una paura, un rancore, una convenienza o semplicemente il desiderio di non essere coinvolti.

Il giallo diventa così qualcosa di più della classica domanda: che cosa è accaduto alla ragazza? Ne suggerisce un’altra, forse ancora più scomoda: quanto può essere innocente chi sceglie di non vedere?

La neve che copre le tracce, ma non i segreti

Anche il paesaggio sembra avere un ruolo fondamentale nella costruzione dell’atmosfera. Il freddo, la montagna, la neve: non semplici elementi scenografici, ma quasi personaggi della storia.

La neve modifica i rumori, rallenta i movimenti, copre le tracce. Il freddo chiude le persone nelle case. Le distanze sembrano aumentare e un piccolo paese può trasformarsi improvvisamente in un microcosmo dal quale è difficile uscire e ancora più difficile ottenere risposte.

È un’ambientazione ideale per il giallo, perché trasforma ciò che dovrebbe essere rassicurante – una comunità nella quale tutti si conoscono – nel suo esatto contrario.

Se tutti conoscono tutti, infatti, quanti segreti possono essere davvero segreti? E soprattutto: quanti possono sopravvivere soltanto grazie al silenzio degli altri?

Ruggeri e un’indagine che attraversa l’animo umano

È probabilmente qui che il nuovo romanzo di Trevisan trova la sua dimensione più interessante.

Un buon giallo non vive soltanto della soluzione finale o dell’identità di un eventuale colpevole. Il mistero è il motore della storia, ma sono le persone a darle profondità.

Ci sono le ragioni per cui qualcuno mente. Quelle per cui qualcun altro tace. E quelle, ancora più difficili da decifrare, per cui una comunità può decidere di voltarsi dall’altra parte.

Ruggeri deve quindi cercare una giovane scomparsa, ma contemporaneamente deve attraversare una geografia umana fatta di reticenze, comportamenti e mezze verità.

Il lettore finisce inevitabilmente per seguirlo nello stesso gioco: osservare, sospettare, cambiare idea. In altre parole, diventare a sua volta investigatore.

Quando il giallo racconta una comunità

È uno dei meccanismi più affascinanti della narrativa noir e investigativa contemporanea: il mistero come lente attraverso cui osservare la società.

La scomparsa rompe l’apparente normalità e apre una crepa. Attraverso quella crepa emergono relazioni, fragilità, paure e responsabilità.

Il paese non è più soltanto il luogo in cui si svolge l’indagine. Diventa esso stesso qualcosa da interrogare.

E forse proprio qui il mestiere del giudice e quello dello scrittore tornano idealmente a sfiorarsi: entrambi, con strumenti completamente differenti, hanno a che fare con la complessità delle persone e con una verità che raramente si presenta già ordinata davanti agli occhi.

La letteratura, però, possiede un privilegio: può lasciare aperte anche le domande che non hanno una risposta semplice.

A Lombardore una serata tra letteratura, mistero e ricerca della verità

La presentazione del 9 settembre diventa così qualcosa di più della semplice occasione per conoscere un nuovo libro.

Gli incontri con gli autori permettono infatti di entrare nel laboratorio della scrittura: capire come nasce un personaggio, da dove arriva un’ambientazione, quanto conta l’esperienza personale e dove invece comincia il territorio completamente libero dell’immaginazione.

E nel caso di Cristiano Trevisan sarà inevitabilmente interessante scoprire anche come lo sguardo di un magistrato possa dialogare con quello di un narratore, senza confondere i due piani.

Per una sera, dunque, Lombardore entrerà nel mondo di Ruggeri. Fuori dalle pagine sarà ancora settembre. Dentro il romanzo sarà pieno inverno. Le montagne saranno coperte di neve. Una giovane cameriera sarà scomparsa. Un paese avrà scelto il silenzio.

E Ruggeri dovrà capire perché. Perché la neve può cancellare molte tracce. Ma non necessariamente tutti i segreti.

Ingresso libero.

Image

Non Solo Contro

Il giornale è a cura dell'Associazione Culturale onlus NonSoloContro.
Registrazione n. 2949 del 31/01/2019 rilasciata dal Tribunale di Torino
Direttore responsabile: Nadia Bergamini

Area riservata