Il sindaco di San Francesco al Campo teme che Torino Airport perda centralità, con ricadute su occupazione, imprese e strutture ricettive dell’area aeroportuale
Non una chiusura preventiva all’ipotesi di integrazione tra SEA e SAGAT, ma una richiesta forte: il futuro dell’aeroporto di Torino-Caselle non può essere deciso senza ascoltare i territori che da decenni convivono quotidianamente con lo scalo e con il suo impatto economico, sociale e ambientale.
È questo il messaggio del sindaco di San Francesco al Campo, Enrico Demaria, che interviene sulla delicata partita riguardante il possibile ingresso dell’aeroporto “Sandro Pertini” in un sistema integrato con gli scali milanesi, dopo la lettera, altrettanto preoccupata, già inviata nei giorni scorsi dal collega di Caselle Torinese Giuseppe Marsaglia.
Una prospettiva che apre scenari potenzialmente importanti per il Nord Ovest, ma che nei Comuni attorno all’aeroporto torinese sta facendo crescere anche interrogativi e preoccupazioni.
«Non possiamo sapere, ad oggi, quali sarebbero le conseguenze di un’eventuale integrazione tra SEA e SAGAT, ma nemmeno nascondere la preoccupazione per il futuro del nostro territorio», sottolinea De Maria.
Una preoccupazione che a San Francesco al Campo assume un significato particolare. Il Comune, come le altre realtà dell’area aeroportuale, ha infatti vissuto per decenni fianco a fianco con Caselle, sopportandone anche gli effetti e le criticità, ma beneficiando allo stesso tempo delle opportunità generate da una delle infrastrutture economiche più importanti dell’intero territorio metropolitano.
«Da sempre San Francesco al Campo, insieme agli altri Comuni dell’area aeroportuale, subisce l’impatto dell’attività dello scalo, ma al tempo stesso ha imparato a conviverci cogliendo le opportunità di sviluppo offerte dal principale motore economico del territorio, sia in termini di occupazione sia di crescita dell’indotto».
Il timore: Caselle non diventi uno scalo marginale
È proprio questo equilibrio a preoccupare il primo cittadino. L'eventuale integrazione potrebbe rappresentare un’occasione di crescita, ma per De Maria deve essere accompagnata da garanzie precise sul futuro e sul ruolo dell’aeroporto torinese.
«Auspichiamo caldamente che questa possibile evoluzione societaria moltiplichi le opportunità di crescita e non finisca invece per relegare il “Sandro Pertini” in un ruolo sempre più marginale, con conseguenze devastanti per tutto il territorio».
Il pensiero del sindaco va innanzitutto alle persone e alle imprese che negli anni hanno costruito attorno all'aeroporto una parte importante della propria attività economica.
«Penso a quanti fra i nostri concittadini lavorano nello scalo, alle strutture ricettive sviluppatesi nel corso degli anni e alle attività che offrono servizi di vario genere a chi transita dall’aeroporto torinese sia per lavoro sia per turismo».
Il nodo, dunque, non riguarda soltanto il numero di voli o le destinazioni disponibili. In gioco c’è un ecosistema economico che interessa direttamente Caselle, San Francesco al Campo, San Maurizio Canavese e l'intera area, con posti di lavoro, alberghi, ristorazione, trasporti e servizi legati direttamente o indirettamente alla presenza dello scalo.
SEA-SAGAT, lo studio è partito: decisioni attese da settembre
Gli ultimi sviluppi confermano che, al momento, non esiste ancora un’integrazione definita. SEA, società che gestisce Malpensa e Linate, ha avviato uno studio sulla possibile integrazione con SAGAT. Secondo quanto emerso nei giorni scorsi, il dossier potrebbe essere sottoposto già a settembre alla valutazione degli azionisti di SEA: il Comune di Milano, che detiene il 54,8%, e F2i che, attraverso 2i Aeroporti, rappresenta il punto di collegamento societario tra le due realtà.
Il sindaco di Milano Giuseppe Sala ha confermato l'interesse per lo studio, ponendo però come condizione che l’eventuale operazione produca valore economico e sociale per entrambi i territori. Anche il sindaco di Torino Stefano Lo Russo ha spiegato che Palazzo Civico seguirà con attenzione gli sviluppi, valutandoli sulla capacità di rafforzare Caselle, aumentarne la competitività e generare valore per il territorio piemontese.
Un elemento che rende ancora più delicata la discussione è il momento di crescita attraversato dallo scalo torinese. Nel 2026 Torino Airport ha ampliato l’offerta di collegamenti e SAGAT ha annunciato nuove rotte, mentre ad aprile ENAC ha approvato definitivamente il Master Plan dell’aeroporto fino al 2032, destinato a consentire interventi di potenziamento delle infrastrutture e della capacità operativa proprio in risposta alla crescita del traffico.
Demaria: «I Comuni non siano tenuti all’oscuro»
Ed è soprattutto sul metodo con cui verranno prese le prossime decisioni che De Maria lancia il suo appello.
«Auspichiamo, proprio per scongiurare simili scenari, che le comunità locali non siano tenute all’oscuro sulle prospettive di sviluppo e siano direttamente e preventivamente coinvolte nelle strategie future, attraverso un dialogo rispettoso dei ruoli, dei diritti e delle esigenze di tutte le parti in causa».
La posizione del sindaco di San Francesco al Campo si inserisce così nel dibattito aperto dal collega di Caselle, Giuseppe Marsaglia e porta al centro una questione destinata a pesare nelle prossime settimane: se nascerà davvero un grande sistema aeroportuale del Nord Ovest tra Torino, Malpensa e Linate, quale ruolo sarà assegnato a Caselle?
Per i Comuni aeroportuali la risposta non può arrivare a operazione conclusa. Perché il “Sandro Pertini” non è soltanto un'infrastruttura al servizio di Torino e del Piemonte: è parte integrante dell’economia e della vita quotidiana di un intero territorio, che ora chiede di poter partecipare alle decisioni sul suo futuro.