Nell’anniversario della tragedia ferroviaria RFI rinnova il cordoglio alle famiglie. Disabato (M5S): «Ora verità e giustizia. La Regione Piemonte mantenga l’impegno a costituirsi parte civile»
Ci sono anniversari che non appartengono soltanto al calendario. Tornano con il peso di una notte che sembra non essere mai finita davvero, soprattutto per chi da quella notte aspetta ancora una persona che non tornerà.
A Brandizzo quella notte ha cinque nomi: Giuseppe Aversa, Kevin Laganà, Saverio Giuseppe Lombardo, Giuseppe Sorvillo e Michael Zanera.
Erano lavoratori. Cinque uomini che nella notte tra il 30 e il 31 agosto 2023 stavano lavorando sui binari della linea ferroviaria Torino-Milano quando furono travolti e uccisi da un treno.
Tre anni dopo, oggi Brandizzo è tornata a fermarsi.
E insieme al ricordo riaffiorano le domande, il bisogno di conoscere fino in fondo quanto accadde e soprattutto una parola che per i familiari delle vittime non può trasformarsi in una formula rituale: giustizia.
RFI: «La sicurezza è un valore non negoziabile»
Nel giorno dell'anniversario, Rete Ferroviaria Italiana ha ricordato le cinque vittime rinnovando «il proprio cordoglio e la propria vicinanza alle famiglie coinvolte».
Ma il messaggio dell'azienda guarda anche a ciò che quella tragedia ha imposto al mondo ferroviario: fare della memoria uno strumento capace di tenere costantemente accesi i riflettori sulla sicurezza.
RFI ribadisce infatti il proprio impegno affinché quanto accaduto continui a mantenere «alta e costante l'attenzione sul valore imprescindibile della sicurezza e sulla tutela delle persone».
Un principio che l'azienda definisce una «priorità assoluta» e un «valore non negoziabile», chiamato a guidare ogni attività e ogni scelta.
Nel ricordo delle vittime, RFI conferma inoltre la massima collaborazione con le autorità competenti e l'impegno a rafforzare quotidianamente la cultura della sicurezza, con l'obiettivo di garantire condizioni di lavoro sempre più sicure per tutte le persone che operano sulla rete ferroviaria.
Parole che, a tre anni dalla tragedia, inevitabilmente si misurano con ciò che Brandizzo ha rappresentato per l'intero Paese: uno dei simboli più dolorosi del tema delle morti sul lavoro.
Disabato: «Le famiglie aspettano che venga fatta piena luce»
Alla commemorazione ha partecipato anche Sarah Disabato, capogruppo regionale del Movimento 5 Stelle, che ha voluto rendere omaggio alle vittime e manifestare la propria vicinanza alle famiglie e alla comunità.
«Oggi il nostro pensiero va prima di tutto a loro e alle loro famiglie, che da quella notte convivono con un dolore enorme e attendono che venga fatta piena luce su quanto accaduto», sottolinea Disabato.
Il terzo anniversario cade mentre l'attenzione si concentra anche sul percorso giudiziario legato alla tragedia.
A circa un mese dall'apertura dell'udienza preliminare al Tribunale di Ivrea, la capogruppo pentastellata auspica che il procedimento possa «accertare tutte le responsabilità e dare giustizia ai familiari delle vittime».
È proprio questo il punto sul quale memoria e cronaca tornano a incontrarsi. Perché ricordare Brandizzo significa commemorare cinque vite spezzate, ma significa anche continuare a interrogarsi sulle cause e sulle responsabilità di quanto accadde e sull'effettivo rispetto delle procedure di sicurezza.
Il nodo della Regione Piemonte e della costituzione di parte civile
Disabato richiama poi un impegno assunto dalla Regione Piemonte.
Il Movimento 5 Stelle aveva sollecitato la Regione a costituirsi parte civile nel procedimento. Secondo quanto ricorda la consigliera, il 9 settembre 2025, rispondendo in Consiglio regionale a un question time da lei presentato, la Giunta Cirio aveva annunciato l'intenzione di procedere in questa direzione.
«Una presa di posizione importante che oggi deve essere confermata con i fatti. Vigileremo affinché quell'impegno venga mantenuto», afferma Disabato.
Il tema assume anche un significato istituzionale più ampio: stabilire quale ruolo debbano avere gli enti pubblici davanti a tragedie sul lavoro che colpiscono non soltanto le famiglie, ma un'intera comunità.
Brandizzo e quella domanda che riguarda tutti
Tre anni possono essere moltissimi nella vita quotidiana. Possono cambiare città, lavori, abitudini. Ma per una famiglia che ha perso un figlio, un padre, un fratello o una persona amata, il tempo segue regole diverse.
Ed è forse questo il significato più profondo della commemorazione di Brandizzo. Non trasformare cinque persone in un numero.
Cinque morti. Cinque lavoratori. Cinque vittime.
Dietro quella cifra rimangono Kevin, Michael, Giuseppe, Giuseppe e Saverio. Rimangono le loro famiglie, gli amici, i colleghi e una comunità che tre anni fa si ritrovò improvvisamente al centro di una tragedia nazionale.
«La politica e le istituzioni hanno il dovere di stare al fianco delle famiglie – sottolinea ancora Disabato – ma anche di fare tutto il possibile affinché tragedie simili non si ripetano».
Perché la sicurezza sul lavoro, aggiunge, non può tornare al centro dell'attenzione soltanto «dopo l'ennesimo incidente o l'ennesima morte».
Ed è probabilmente qui che l'anniversario di Brandizzo supera i confini della commemorazione. Il ricordo ha senso se riesce a diventare responsabilità.
Se un nome pronunciato durante una cerimonia continua a interrogare chi prende decisioni, chi organizza il lavoro, chi stabilisce procedure e chi è chiamato a controllarne il rispetto.
A tre anni da quella notte, Brandizzo continua quindi a chiedere due cose semplici e insieme enormi: verità su ciò che è accaduto e sicurezza perché non accada ancora.
E soprattutto chiede che cinque nomi non vengano dimenticati.
Foto: CGIL Torino