Il nuovo anno si apre con un botta e risposta tutt’altro che soft sul dossier Decreto Ponti. Da un lato la Città metropolitana di Torino, dall’altro Fratelli d’Italia. In mezzo, opere strategiche attese da anni e un finanziamento che continua a essere terreno di scontro politico.
A dare fuoco alle polveri è la vice capogruppo di FdI alla Camera, Augusta Montaruli, che rivendica il ruolo del Governo Meloni e accusa l’ente metropolitano di ritardi. Accuse che il vicesindaco con delega ai lavori pubblici, Jacopo Suppo, respinge con decisione: «I progetti sono pronti da marzo dello scorso anno, la documentazione è stata inviata nei tempi richiesti e sono state impegnate risorse proprie per 700 mila euro. Parlare di inadempienze è semplicemente fuori luogo».
Suppo ricorda anche di aver consegnato personalmente il dossier al ministro Matteo Salvini e precisa un punto non secondario: il Milleproroghe concede sei mesi di proroga, non un anno come sostenuto da FdI. «Siamo ancora in attesa della certezza delle risorse – conclude –. Il territorio merita risposte chiare, non polemiche».
Di tutt’altro avviso Fratelli d’Italia. La consigliera regionale Paola Antonetto parla di «boccata d’ossigeno vitale» per opere come il Ponte Preti a Strambinello e il Ponte di Castiglione, sostenendo che ora la Città metropolitana «non ha più scuse». Secondo FdI, il rinvio dei termini dimostra l’attenzione del Governo Meloni alla sicurezza stradale e allo sviluppo dei territori, dopo anni di «rimpalli burocratici».
Il copione, insomma, è quello già visto: governo e maggioranza che rivendicano lo sblocco delle risorse, amministratori locali che chiedono certezze operative. Nel frattempo, però, i ponti restano al centro di un braccio di ferro politico che rischia di allungare ancora i tempi. E per i territori coinvolti, più che le dichiarazioni, contano i cantieri che tardano ad aprire.

