Alzheimer, quando una dimenticanza deve preoccupare? I 5 segnali da non sottovalutare
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Alzheimer, quando una dimenticanza deve preoccupare? I 5 segnali da non sottovalutare

Memoria, orientamento, linguaggio, organizzazione e comportamento: gli specialisti dell’Ospedale Koelliker di Torino spiegano quali cambiamenti meritano un approfondimento medico

Dimenticare per qualche minuto dove abbiamo lasciato le chiavi. Non ricordare immediatamente il nome di una persona conosciuta. Entrare in una stanza e domandarsi che cosa fossimo andati a prendere. Piccoli vuoti di memoria possono capitare a tutti e diventare più frequenti con il passare degli anni.

Ma quando una normale dimenticanza smette di essere tale? E quali sono i segnali che dovrebbero suggerire di parlarne con il proprio medico?

In vista della Giornata Mondiale dell’Alzheimer, che si celebra il 21 settembre, gli specialisti dell’Ospedale Koelliker di Torino richiamano l'attenzione su un punto fondamentale: non bisogna trasformare ogni vuoto di memoria in un motivo di allarme, ma neppure sottovalutare difficoltà cognitive che diventano frequenti, progressive e capaci di compromettere le normali attività quotidiane.

Dimenticanze e Alzheimer: la differenza è anche nell'autonomia

Con l'avanzare dell'età alcune funzioni cognitive possono rallentare fisiologicamente. Può servire più tempo per recuperare un'informazione o ricordare un nome, senza che questo significhi necessariamente essere di fronte a una malattia neurodegenerativa.

«Non ogni dimenticanza deve essere considerata un segnale di malattia – spiegano gli specialisti del Koelliker –. Con il passare degli anni è normale che alcune funzioni cognitive possano rallentare. La discriminante fondamentale è il livello di autonomia: quando le difficoltà diventano progressive, frequenti e interferiscono con le normali attività quotidiane, è bene prestare maggiore attenzione».

Non conta, quindi, soltanto che cosa si dimentica. È importante osservare quanto spesso accade, se il problema tende a peggiorare e quali conseguenze produce nella vita di tutti i giorni.

Alzheimer, i 5 campanelli d'allarme da conoscere

Gli specialisti individuano in particolare cinque aree nelle quali alcuni cambiamenti possono meritare un approfondimento.

1. Memoria
Un conto è dimenticare occasionalmente un appuntamento e ricordarsene in seguito. Diverso è dimenticare ripetutamente informazioni appena apprese, fare più volte la stessa domanda a breve distanza oppure avere sempre maggiore necessità di promemoria e dell'aiuto degli altri.

2. Organizzazione delle attività quotidiane
Azioni svolte normalmente per anni possono improvvisamente diventare complicate. Tra gli esempi ci sono la difficoltà nel seguire una ricetta conosciuta, gestire i conti domestici, organizzare le proprie pratiche o portare a termine attività abituali.

3. Orientamento nello spazio e nel tempo
Un altro segnale da osservare è la comparsa di episodi di disorientamento, come perdersi in luoghi conosciuti oppure mostrare frequentemente confusione rispetto alle date, alle stagioni o allo scorrere del tempo.

4. Linguaggio
Può diventare difficile trovare parole di uso comune, seguire o mantenere il filo di una conversazione. In altri casi possono comparire termini non appropriati al contesto senza che la persona se ne renda conto.

5. Comportamento e umore
Anche cambiamenti insoliti e persistenti nel carattere e nelle abitudini possono meritare attenzione. Ansia, irritabilità o modificazioni significative del comportamento sociale, soprattutto se prima non erano presenti, sono elementi da riferire al medico quando si associano ad altre difficoltà cognitive.

Avere uno di questi sintomi significa avere l'Alzheimer?

No. Ed è un aspetto importante da chiarire per evitare inutili paure.

La presenza di uno o più di questi segnali non permette da sola di formulare una diagnosi di Alzheimer. Disturbi della memoria, difficoltà di concentrazione e alterazioni di altre funzioni cognitive possono avere origini differenti e, in alcuni casi, essere legati a condizioni trattabili o reversibili.

Per questo l'autodiagnosi è da evitare.

Quando un cambiamento appare significativo o tende a persistere, il primo interlocutore resta il medico curante, che può ricostruire la storia clinica della persona, valutare i sintomi e stabilire se sia opportuno procedere con ulteriori approfondimenti.

Come si indaga un possibile declino cognitivo

Quando indicato, il percorso può proseguire attraverso una visita neurologica o geriatrica.

La valutazione specialistica può comprendere test cognitivi e neuropsicologici standardizzati, utili per analizzare differenti funzioni come memoria, attenzione, linguaggio e capacità di ragionamento.

A seconda del quadro clinico possono essere richiesti anche esami ematochimici e accertamenti di diagnostica per immagini, compresa, quando indicata, la risonanza magnetica dell'encefalo.

Presso l'Ospedale Koelliker, inoltre, il reparto di Neurologia dispone di un servizio di diagnostica neurofisiologica per gli eventuali esami necessari in relazione alle specifiche condizioni del paziente.

Diagnosi precoce: perché è importante parlarne con il medico

Riconoscere tempestivamente un cambiamento cognitivo non significa necessariamente arrivare a una diagnosi di Alzheimer.

Significa innanzitutto cercarne la causa.

Un approfondimento precoce permette di valutare le possibilità di intervento e, quando necessario, di programmare il percorso assistenziale più appropriato. Un aspetto che riguarda direttamente la persona, ma anche familiari e caregiver, spesso chiamati ad affrontare insieme al paziente le conseguenze della perdita progressiva di autonomia.

L'obiettivo, dunque, non deve essere quello di vivere con paura ogni piccola dimenticanza, ma di imparare a riconoscere quando qualcosa sta realmente cambiando rispetto alle capacità e alle abitudini precedenti.

Alzheimer, il 17 settembre incontro gratuito a Torino e online

Proprio alla corretta informazione è dedicato il nuovo appuntamento dei “Giovedì della Prevenzione” dell'Ospedale Koelliker, in programma giovedì 17 settembre, pochi giorni prima della Giornata Mondiale dell'Alzheimer.

L'incontro dedicato a informazione e prevenzione ha già registrato il tutto esaurito per la partecipazione in presenza, ma potrà essere seguito gratuitamente anche online: https://meet.google.com/cii-dxha-jgd

 

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Il giornale è a cura dell'Associazione Culturale onlus NonSoloContro.
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