Latte vaccino, sempre più persone fanno a meno dei latticini. I motivi? Intolleranza al lattosio, ma anche motivi etici

Latte vaccino, sempre più persone fanno a meno dei latticini. I motivi? Intolleranza al lattosio, ma anche motivi etici

Dal latte alle alternative vegetali: cosa cambia davvero dal punto di vista nutrizionale? Intolleranza al lattosio e allergia alle proteine non sono la stessa cosa

Il banco del supermercato racconta quanto siano cambiate le nostre abitudini. Accanto al classico latte vaccino oggi troviamo bevande di soia, avena, mandorla, riso e cocco. Una scelta sempre più ampia, alimentata da intolleranze, allergie, regimi vegetariani e vegani, ma anche semplicemente dalla curiosità di provare qualcosa di diverso.

Ma latte e bevande vegetali sono davvero equivalenti? Non esattamente. E soprattutto non esiste un’alternativa migliore in assoluto: composizione nutrizionale, quantità di proteine, grassi, zuccheri, calcio e vitamine possono cambiare sensibilmente da un prodotto all’altro.

Latte vaccino, un alimento nutrizionalmente complesso

Il latte vaccino è composto prevalentemente da acqua e contiene proteine ad alto valore biologico, lattosio, grassi, vitamine e minerali, tra cui calcio e fosforo. La composizione cambia naturalmente in base alla tipologia scelta: intero, parzialmente scremato o scremato.

Proprio il calcio, insieme alle proteine e ad altri micronutrienti, rappresenta uno degli elementi nutrizionali per cui latte e derivati continuano ad avere un ruolo importante nell'ambito di una dieta varia ed equilibrata.

Le indicazioni italiane raccomandano, per la popolazione adulta e salvo diverse esigenze individuali, tre porzioni al giorno tra latte e yogurt, considerando indicativamente una porzione pari a 125 ml di latte o 125 g di yogurt. Per i formaggi il consumo consigliato è invece meno frequente: circa tre porzioni alla settimana, orientativamente 100 grammi per quelli freschi e 50 grammi per gli stagionati.

Intolleranza al lattosio e allergia al latte: attenzione a non confonderle

Uno degli equivoci più comuni è utilizzare come sinonimi intolleranza al lattosio e allergia al latte. Sono invece due condizioni differenti.

Nell'intolleranza il problema riguarda il lattosio, lo zucchero naturalmente presente nel latte. La sua digestione richiede l'enzima lattasi e, quando l'attività di questo enzima è ridotta, il lattosio non completamente digerito può provocare disturbi gastrointestinali come gonfiore, meteorismo, dolore addominale o diarrea. L'Istituto Superiore di Sanità indica infatti quella al lattosio come la più frequente tra le intolleranze di tipo enzimatico.

L'allergia alle proteine del latte, invece, coinvolge il sistema immunitario. Tra le proteine che possono essere responsabili della reazione figurano caseine e proteine del siero, come beta-lattoglobulina e alfa-lattoalbumina.

La distinzione è fondamentale anche a tavola: un prodotto senza lattosio può essere adatto a molti intolleranti, ma non diventa per questo sicuro per chi è allergico alle proteine del latte.

Bevande vegetali: non sono tutte uguali

Le cosiddette alternative vegetali possono trovare spazio nell'alimentazione, ma non sono automaticamente equivalenti al latte vaccino.

Il contenuto di proteine, per esempio, varia moltissimo. La bevanda di soia è generalmente quella che presenta un profilo proteico più vicino al latte vaccino, mentre mandorla, riso e molte bevande al cocco possono contenerne quantità decisamente inferiori. Anche calcio, vitamina D e vitamina B12 dipendono spesso dalla fortificazione del prodotto.

Per questo è importante leggere la dichiarazione nutrizionale e non fermarsi alla scritta sulla parte anteriore della confezione.

Cosa controllare sull'etichetta

La prima attenzione riguarda gli zuccheri aggiunti. Quando possibile è preferibile orientarsi verso versioni senza zuccheri aggiunti, confrontando prodotti della stessa categoria.

Vale la pena verificare anche proteine, calcio, vitamina D e vitamina B12, soprattutto quando la bevanda vegetale viene utilizzata abitualmente al posto del latte.

Non bisogna invece demonizzare automaticamente addensanti, stabilizzanti o regolatori di acidità. Gli additivi autorizzati per uso alimentare nell'Unione europea sono sottoposti a valutazioni di sicurezza e hanno precise condizioni di impiego. La loro semplice presenza nell'elenco degli ingredienti non significa quindi che un alimento sia dannoso.

La regola più utile rimane semplice: leggere l'etichetta nel suo complesso, valutando composizione e valori nutrizionali.

Bevanda di soia: la più ricca di proteine

La soia rappresenta una delle alternative vegetali più diffuse e, dal punto di vista proteico, una delle più interessanti. Una bevanda di soia non zuccherata e fortificata può fornire quantità di proteine e calcio relativamente vicine a quelle del latte.

La soia contiene inoltre isoflavoni, sostanze vegetali appartenenti alla famiglia dei fitoestrogeni. Il fatto che abbiano una struttura in parte simile agli estrogeni umani ha alimentato negli anni numerosi timori, ma non significa che mangiare normalmente alimenti a base di soia equivalga ad assumere estrogeni.

Resta invece importante ricordare che la soia è un allergene e deve essere evitata da chi presenta una specifica allergia.

Bevanda d'avena: piacevole e naturalmente priva di lattosio

La bevanda d'avena è naturalmente priva di lattosio e di proteine del latte ed è diventata una delle alternative più popolari, anche per il sapore delicato.

Sul glutine occorre però fare chiarezza. L'avena di per sé può essere tollerata dalla maggior parte delle persone con celiachia, ma esiste il problema della possibile contaminazione con frumento, orzo o segale durante coltivazione e lavorazione.

L'Associazione Italiana Celiachiaraccomanda alle persone celiache di scegliere prodotti a base di avena esplicitamente etichettati “senza glutine”; l'introduzione dell'avena nella dieta del celiaco dovrebbe inoltre essere valutata con il medico. Una piccola quota di persone può presentare una sensibilità individuale all'avena.

Bevanda di mandorla: leggera, ma attenzione alle proteine

Acqua e mandorle sono alla base di una delle bevande vegetali più conosciute. È naturalmente priva di lattosio e proteine del latte, ma non può essere considerata nutrizionalmente equivalente al latte vaccino.

Molte bevande di mandorla hanno infatti un contenuto proteico molto basso. Se vengono utilizzate quotidianamente come sostituto del latte è quindi utile preferire prodotti senza zuccheri aggiunti e fortificati con calcio e vitamine, valutando l'intera dieta.

Naturalmente devono essere evitate da chi presenta un'allergia alla mandorla o alla frutta a guscio interessata.

Cocco: gusto intenso e poche proteine

Quando si parla di cocco bisogna distinguere la bevanda al cocco destinata al consumo quotidiano dal latte di cocco più concentrato utilizzato soprattutto in cucina.

Quest'ultimo può essere particolarmente ricco di grassi saturi e calorie. Le bevande al cocco in cartone sono generalmente molto più diluite, ma tendono ad avere pochissime proteine. Anche in questo caso il confronto tra le etichette è fondamentale.

E il latte di capra?

Il latte di capra non è una bevanda vegetale e non rappresenta una soluzione automatica per chi non tollera il latte vaccino.

Contiene infatti lattosio e quindi può provocare disturbi nelle persone con intolleranza. Inoltre, chi soffre di allergia alle proteine del latte vaccino non dovrebbe considerarlo autonomamente un sostituto sicuro, perché possono verificarsi reazioni crociate.

Può naturalmente essere consumato da chi lo gradisce e lo tollera, ma non possiede caratteristiche tali da renderlo universalmente “più digeribile” o “meno infiammatorio” del latte vaccino.

Latte o bevanda vegetale? La risposta è nell'etichetta

La vera domanda, dunque, non è stabilire se il latte vaccino sia migliore o peggiore delle bevande vegetali. Sono prodotti differenti e possono rispondere a esigenze differenti.

Per chi sceglie un'alternativa vegetale da consumare abitualmente, soprattutto in sostituzione completa del latte, può essere utile privilegiare prodotti senza zuccheri aggiunti, con un buon apporto proteico e fortificati con calcio e vitamine, inserendoli comunque all'interno di una dieta equilibrata.

E davanti allo scaffale del supermercato c'è uno strumento molto più affidabile delle mode alimentari: l'etichetta.

Leggerla permette di capire cosa stiamo realmente mettendo nel bicchiere, evitando sia allarmismi sia l'idea che tutto ciò che è “vegetale” sia automaticamente più sano.

In presenza di allergie, intolleranze diagnosticate, celiachia o particolari esigenze nutrizionali, soprattutto nei bambini, la sostituzione abituale del latte dovrebbe invece essere valutata con il medico o con un professionista della nutrizione.

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