Non tutte le cure odontoiatriche richiedono antibiotici. E' sempre importante comunque evitare il “fai da te” per proteggersi dall’antibiotico-resistenza
Bisogna prendere l’antibiotico ogni volta che si va dal dentista? La risposta, nella grande maggioranza dei casi, è no.
È una convinzione ancora piuttosto diffusa: estrazione, pulizia dei denti, impianto o intervento sulle gengive vengono talvolta associati automaticamente all'idea di una copertura antibiotica. Ma la medicina e l'odontoiatria stanno andando da tempo nella direzione opposta: gli antibiotici devono essere utilizzati soltanto quando esiste una reale indicazione clinica.
E non si tratta di una questione secondaria. I dentisti hanno un ruolo significativo nella prescrizione degli antibiotici sul territorio. I dati più recenti dei Centers for Disease Control and Prevention statunitensi indicano che gli odontoiatri generici sono responsabili di oltre il 10% delle prescrizioni antibiotiche in ambito ambulatoriale. Gli studi continuano inoltre a evidenziare importanti margini di miglioramento nell'appropriatezza delle prescrizioni.
Il principio, dunque, è semplice: l'antibiotico non deve accompagnare automaticamente una cura odontoiatrica.
Antibiotici e dentista: perché non bisogna prenderli “per sicurezza”
Un antibiotico è un farmaco prezioso quando serve, ma assumerlo senza necessità non significa aumentare la propria protezione.
Al contrario, l'uso inappropriato può provocare effetti indesiderati e contribuisce alla diffusione dell'antibiotico-resistenza, cioè alla capacità dei batteri di diventare meno sensibili ai medicinali utilizzati per combatterli.
È uno dei motivi per cui l'odontoiatria moderna presta sempre maggiore attenzione alla cosiddetta antibiotic stewardship: scegliere l'antibiotico giusto, soltanto quando necessario, nella dose e per il tempo appropriati.
La prima regola rimane quindi fondamentale: mai assumere antibiotici di propria iniziativa, magari utilizzando confezioni avanzate da una precedente terapia o seguendo il consiglio di amici e parenti.
La necessità del farmaco deve essere valutata dal medico o dall'odontoiatra sulla base delle condizioni del singolo paziente.
Quando serve l'antibiotico prima di andare dal dentista?
Uno degli utilizzi più conosciuti è la profilassi antibiotica, cioè l'assunzione del farmaco prima di determinate procedure odontoiatriche allo scopo di prevenire una possibile infezione.
Ma le indicazioni attuali sono molto più selettive rispetto al passato.
La profilassi contro l'endocardite infettiva è raccomandata soltanto per alcuni pazienti considerati a più alto rischio di conseguenze gravi, per esempio persone con valvole cardiache protesiche o materiale protesico utilizzato per la riparazione delle valvole, una precedente endocardite infettiva, alcune specifiche cardiopatie congenite o, in determinate linee guida, pazienti sottoposti a trapianto cardiaco che abbiano sviluppato una patologia valvolare.
Non basta quindi avere genericamente una “malattia cardiaca” o una valvulopatia per concludere che l'antibiotico sia sempre necessario.
E anche nei pazienti ad alto rischio la profilassi riguarda soprattutto le procedure che comportano manipolazione del tessuto gengivale, interventi nella regione attorno alla radice del dente o perforazione della mucosa orale.
La decisione deve comunque essere individualizzata e, nei pazienti cardiologici, può richiedere il confronto tra dentista e cardiologo.
Ascesso e mal di denti: antibiotico non significa guarigione
C'è poi un'altra situazione molto comune: il paziente arriva dal dentista con dolore, gonfiore o un ascesso e pensa immediatamente all'antibiotico.
Anche qui occorre distinguere.
Non tutti i mal di denti richiedono una terapia antibiotica. In numerose infezioni odontogene localizzate, infatti, il punto decisivo è intervenire sulla causa: curare il dente, drenare l'infezione quando indicato, effettuare una terapia canalare oppure procedere all'estrazione se necessaria.
L'antibiotico può diventare necessario quando l'infezione presenta determinate caratteristiche cliniche, tende a diffondersi o compaiono segni di interessamento sistemico. Sarà il dentista a stabilirlo dopo la visita.
Questo passaggio è importante perché l'antibiotico da solo non elimina necessariamente la causa odontoiatrica dell'infezione. Può controllarne temporaneamente alcune manifestazioni, ma il problema dentale deve comunque essere affrontato.
Pulizia dei denti, otturazioni e apparecchio: antibiotico sì o no?
Per la maggior parte delle persone, una normale otturazione o il posizionamento e la gestione di un apparecchio ortodontico non richiedono una profilassi antibiotica.
Anche per le procedure odontoiatriche di routine non esiste una regola secondo cui “se sanguina serve l'antibiotico”.
Particolare attenzione va riservata invece ai pazienti appartenenti alle categorie cardiologiche ad alto rischio: per loro alcune procedure che interessano direttamente il tessuto gengivale possono rientrare tra quelle per cui è indicata la profilassi. È quindi importante comunicare sempre al dentista eventuali cardiopatie, interventi alle valvole, precedenti episodi di endocardite e le terapie farmacologiche in corso.
Protesi articolari? L'antibiotico non è automatico
Un altro aspetto su cui negli ultimi anni le indicazioni sono diventate più prudenti riguarda chi possiede protesi articolari, come quelle dell'anca o del ginocchio.
La presenza di una protesi articolare non comporta automaticamente la necessità di assumere un antibiotico prima delle procedure dentali. Nei casi particolari la decisione va valutata individualmente, eventualmente attraverso il confronto tra odontoiatra, ortopedico e paziente.
È un ulteriore esempio di come si sia passati dalla vecchia logica dell'antibiotico “per precauzione” a una prescrizione molto più mirata.
La migliore prevenzione comincia dallo spazzolino
C'è infine un aspetto apparentemente banale, ma fondamentale. Le indicazioni dell'American Heart Association ricordano che, anche per le persone maggiormente esposte alle complicanze dell'endocardite infettiva, una buona salute orale e controlli odontoiatrici regolari rappresentano strumenti di prevenzione estremamente importanti.
I batteri presenti nella bocca, infatti, possono entrare temporaneamente nel sangue non soltanto durante una procedura odontoiatrica, ma anche attraverso attività quotidiane.
Prendersi cura di denti e gengive significa quindi fare prevenzione ben prima di sedersi sulla poltrona del dentista.
L'antibiotico non è il lasciapassare obbligatorio per andare dal dentista e non dovrebbe mai essere assunto semplicemente “nel dubbio”.
Serve quando esiste un'indicazione precisa: per trattare determinate infezioni batteriche oppure, in una piccola categoria di pazienti ad alto rischio, come profilassi prima di specifiche procedure odontoiatriche.
La regola più sicura resta la più semplice: niente antibiotici fai da te e niente vecchie prescrizioni recuperate dal cassetto dei medicinali. A decidere se, quale e per quanto tempo assumerli deve essere il professionista sanitario.
Perché usare meno antibiotici quando non servono significa conservarne l'efficacia proprio per il momento in cui saranno davvero necessari.