Caro-libri in Piemonte, Pompeo (Pd): «Basta con il business delle nuove edizioni»
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Caro-libri in Piemonte, Pompeo (Pd): «Basta con il business delle nuove edizioni»

La consigliera regionale chiede più sostegni alle famiglie, comodato d’uso e regole più chiare sulle nuove edizioni dei libri scolastici

Ogni settembre il copione rischia di essere lo stesso: riaprono le scuole e si svuotano i portafogli delle famiglie.

Il caro-libri scolastici torna così al centro del dibattito politico in Piemonte. A sollevare il caso è Laura Pompeo, consigliera regionale del Partito Democratico, che ha presentato un ordine del giorno in Consiglio regionale chiedendo interventi contro il peso dell'acquisto dei libri di testo sui bilanci familiari.

Nel mirino finiscono soprattutto le continue nuove edizioni dei libri scolastici e le conseguenze che il frequente aggiornamento dei volumi può avere sul mercato dell'usato.

«Ogni anno migliaia di famiglie piemontesi si trovano a dover affrontare una spesa sempre più gravosa per l'acquisto dei libri di testo», denuncia Pompeo.

Nuove edizioni dei libri scolastici: quanto cambia davvero?

È qui che la polemica diventa più interessante.

Quanto deve cambiare un libro scolastico per poter essere considerato realmente una nuova edizione? E quanto, invece, un aggiornamento rende indispensabile acquistare nuovamente l'intero volume?

Pompeo punta il dito contro un meccanismo che, a suo giudizio, può rendere rapidamente inutilizzabili o difficilmente rivendibili i libri acquistati negli anni precedenti.

«Non di rado – sostiene la consigliera Pd – le cosiddette nuove edizioni si limitano a modifiche grafiche o addirittura semplicemente di impaginazione».

Un'affermazione politica netta, che va distinta però dai risultati dell'indagine condotta dall'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato.

L'Antitrust ha concluso nel gennaio 2026 una vasta indagine sull'editoria scolastica italiana, individuando diverse criticità e richiamando anche la necessità di una maggiore trasparenza tra le diverse edizioni dei libri di testo. L'Autorità ha inoltre evidenziato problemi che possono penalizzare il mercato dell'usato e il comodato d'uso.

Il problema delle frequenti modifiche alle edizioni, del resto, era stato espressamente inserito dall'AGCM già tra i temi da approfondire quando l'indagine era stata avviata nel 2024.

Libri scolastici, un mercato da 800 milioni di euro

Dietro la lista dei libri consegnata agli studenti all'inizio dell'anno scolastico c'è un mercato enorme.

Secondo i dati diffusi dall'Antitrust, l'editoria scolastica interessa quasi 8 milioni di studenti e circa un milione di insegnanti. Il mercato dei libri nuovi vale circa 800 milioni di euro all'anno, mentre quello dell'usato si aggira intorno ai 150 milioni.

La spesa media per una famiglia è stimata in circa 580 euro per l'intero ciclo della scuola secondaria di primo grado e in circa 1.250 euro per quello della secondaria di secondo grado.

L'AGCM precisa un aspetto importante: i prezzi dei libri nuovi sono cresciuti sostanzialmente in linea con l'inflazione. A rendere più gravoso il conto contribuisce però la perdita di potere d'acquisto delle famiglie, mentre i sistemi di sostegno risultano ancora disomogenei tra le diverse regioni.

Ed è proprio qui che la battaglia politica di Pompeo sposta la domanda: non soltanto quanto costa un libro, ma quante volte è davvero necessario ricomprarlo.

Mercato dell'usato, il vero nodo del caro-libri

Il punto più delicato riguarda infatti la possibilità di riutilizzare e rivendere i libri scolastici.

Per una famiglia con più figli, poter acquistare un volume usato, rivenderlo al termine dell'anno o passarlo da un fratello all'altro può significare un risparmio importante.

Quando però cambia l'edizione adottata, quel meccanismo rischia di incepparsi.

L'indagine dell'Antitrust conferma la rilevanza economica del mercato secondario dei libri scolastici e ha analizzato espressamente le interazioni tra nuove edizioni e libri usati.

Da qui la domanda inevitabile: l'aggiornamento didattico giustifica sempre la sostituzione dell'intero libro?

È su questo terreno che Pompeo chiede regole più chiare.

Il paradosso del digitale: presente nel 95% delle classi, ma poco utilizzato

C'è poi un'altra contraddizione che emerge dall'indagine Antitrust.

Nelle scuole italiane oltre il 95% delle classi adotta libri in formato misto cartaceo-digitale, ma soltanto il 16% delle licenze digitali viene effettivamente attivato.

Non solo. Secondo l'AGCM, alcune condizioni delle licenze digitali e la scarsa interoperabilità delle piattaforme possono penalizzare proprio il mercato dell'usato e il comodato d'uso.

I principali editori, nel corso dell'indagine, hanno manifestato disponibilità a intervenire su alcuni di questi aspetti, compresa la possibilità di riattivare le licenze a costi ridotti e di aumentare la trasparenza tra un'edizione e quella successiva.

Il paradosso è evidente: il digitale, nato anche per innovare la scuola, non sempre riesce ancora a trasformarsi in uno strumento concreto di risparmio per le famiglie.

Pompeo: «Più voucher scuola e comodato d'uso gratuito»

L'ordine del giorno presentato dalla consigliera Pd prova quindi a spostare la discussione dalle proteste di settembre agli interventi concreti.

Pompeo chiede alla Giunta regionale del Piemonte di rafforzare gli strumenti di sostegno alle famiglie, a partire dal voucher scuola, e di incentivare maggiormente il comodato d'uso gratuito dei libri di testo negli istituti piemontesi.

Ma la proposta va oltre.

La consigliera chiede che la Regione intervenga anche nei confronti del Governo e del Ministero dell'Istruzione affinché vengano introdotti criteri più rigorosi e verificabili per stabilire quando un libro possa realmente essere definito una “nuova edizione”.

Tra le soluzioni indicate c'è anche quella di suddividere maggiormente i libri in moduli o fascicoli separati, consentendo alle famiglie di acquistare soltanto le parti realmente aggiornate anziché sostituire necessariamente l'intero volume.

Una proposta che trova un punto di contatto con l'indagine dell'Antitrust, che ha indicato proprio le soluzioni modulari tra gli strumenti potenzialmente utili per favorire una sostituzione più razionale delle singole parti dei libri.

Caro-libri e diritto allo studio: il conto non può ricadere sempre sulle famiglie

«Dobbiamo spezzare il circolo vizioso che costringe le famiglie a comprare continuamente libri nuovi e che rende impossibile costruire un vero mercato dell'usato», afferma Pompeo.

Per la consigliera regionale il tema non è soltanto economico, ma riguarda direttamente il diritto allo studio e il rischio che le difficoltà delle famiglie possano trasformarsi anche in povertà educativa.

La battaglia politica adesso passa al Consiglio regionale.

Ma al di là degli schieramenti resta una questione sulla quale editori, scuola e istituzioni sono chiamati a confrontarsi: quanto è realmente necessario spendere ogni anno per garantire agli studenti libri aggiornati e quanto, invece, potrebbe essere risparmiato attraverso un mercato dell'usato più efficiente, maggiore trasparenza tra le edizioni, comodato d'uso e un utilizzo più intelligente del digitale?

Aggiornare i libri scolastici è necessario quando cambiano contenuti, programmi e strumenti didattici. Ma se una nuova edizione finisce per diventare automaticamente un nuovo acquisto, a pagare il prezzo dell'innovazione non possono essere sempre e soltanto le famiglie.

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