Torino, il Premio letterario Giovanni Graglia torna allo Sporting: cultura, memoria e identità nel segno di Pirandello
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Torino, il Premio letterario Giovanni Graglia torna allo Sporting: cultura, memoria e identità nel segno di Pirandello

Il riconoscimento presieduto da Sabrina Gonzatto entra nel cartellone della XX edizione del Festival Nazionale Luigi Pirandello. Un appuntamento che intreccia letteratura, teatro e memoria culturale

Ci sono premi che celebrano un nome e altri che, anno dopo anno, finiscono per costruire una piccola geografia della cultura. 

Il Premio letterario Giovanni Graglia appartiene a questa seconda categoria: un appuntamento nato nel solco del Festival Nazionale Luigi Pirandello e del ’900 e diventato un momento di incontro fra scrittura, teatro, arte, giornalismo e protagonisti della vita culturale.

La nuova edizione è in programma martedì 8 settembre alle 18, al Circolo della Stampa Sporting (corso Agnelli 45) a Torino. A presiedere la giuria sarà Sabrina Gonzatto, figura da tempo legata al Festival e al Premio.

Un appuntamento che nel 2026 assume un significato particolare perché si inserisce nella XX edizione del Festival Nazionale Luigi Pirandello e del ’900, organizzato dall’associazione culturale Linguadoc: vent’anni di un progetto che ha progressivamente allargato il proprio orizzonte, facendo di Pirandello non un autore da custodire in una teca, ma un punto di partenza per interrogare il Novecento e, attraverso di esso, il nostro presente.

Il Premio Giovanni Graglia, una storia dentro la cultura piemontese

Il Premio ha radici ormai consolidate. Negli anni il riconoscimento ha acceso i riflettori su personalità provenienti da esperienze differenti, mantenendo come denominatore comune il contributo alla cultura e alla società.

Nell'edizione 2025, ad esempio, furono premiati Ugo Nespolo e Barbara Ronchi della Rocca, mentre un riconoscimento alla memoria venne attribuito a Gian Mesturino.

Dietro il nome del premio c’è inoltre una dimensione profondamente personale. In occasione dell’edizione 2024, il fondatore del Festival Giulio Graglia aveva ricordato il padre Giovanni sottolineandone l’attenzione per i giovani, la creatività, il teatro e il cinema. È forse proprio questo elemento a spiegare la particolare identità del riconoscimento: non soltanto celebrare carriere, ma mantenere aperto un passaggio tra memoria e futuro.

Sabrina Gonzatto alla guida della giuria

A presiedere la giuria sarà ancora Sabrina Gonzatto, laureata in Lingue e Letterature straniere moderne all’Università di Torino e da anni impegnata nel mondo della cultura e della comunicazione. La Fondazione Guelpa la indica, tra gli altri incarichi, come responsabile della comunicazione del Festival Nazionale Luigi Pirandello e del ’900 e presidente del Premio Giovanni Graglia.

Una continuità che contribuisce a dare al premio una fisionomia riconoscibile all’interno di una manifestazione che, invece, ha fatto della contaminazione tra linguaggi uno dei propri punti di forza.

Vent’anni di Festival Pirandello: il tema del 2026 è il “doppio”

Il Premio arriva infatti nel cuore di un'edizione importante. Il Festival Pirandello compie vent’anni e lo fa con un programma di 20 appuntamenti principali e quattro stage, distribuiti tra giugno e settembre e costruiti attraverso teatro, letteratura, musica, conferenze, sperimentazione scenica e iniziative nei territori.

Il filo conduttore scelto per il 2026 è “il doppio”, uno dei territori più profondamente pirandelliani: l'individuo e la maschera, ciò che siamo e ciò che gli altri vedono, la vita e la rappresentazione, l’identità che crediamo stabile e quella che continuamente ci sfugge.

È un tema che appartiene a Pirandello, ma che sembra scritto anche per il nostro tempo. Nell’epoca delle identità digitali e dell’esposizione permanente, il confine tra persona e personaggio è diventato ancora più sottile. Il Festival utilizza così l’opera dello scrittore siciliano non soltanto per guardare indietro, ma come una lente attraverso cui leggere le contraddizioni contemporanee.

E il Novecento entra nel programma anche attraverso una serie di anniversari: nel 2026 ricorrono, tra gli altri, i cento anni dalla nascita di Dario Fo e Marilyn Monroe, dalla morte di Piero Gobetti e dalla scrittura pirandelliana de L’amica delle mogli.

Da Coazze a Torino, il lungo viaggio di Pirandello in Piemonte

La storia del Festival ha inoltre un legame particolare con il territorio piemontese. Giulio Graglia ha ricordato che una delle scintille originarie fu proprio la volontà di riportare alla luce il rapporto tra Pirandello e Coazze, dove lo scrittore soggiornò nel 1901, esperienza dalla quale nacque anche il celebre Taccuino di Coazze. Da quel primo nucleo il progetto, nato stabilmente nel 2007, si è progressivamente esteso dalla Val Sangone a Torino e ad altre località piemontesi.

La XX edizione conferma questa vocazione diffusa, coinvolgendo Torino, Coazze, Pianezza e Santo Stefano Belbo.

È forse questo uno degli aspetti più interessanti della manifestazione: Pirandello non viene semplicemente “commemorato”. Viene rimesso in circolo, fatto dialogare con altri autori, altri linguaggi e altre epoche.

Dopo il Premio, il teatro: “Ich bin Berliner aber kein Berliner”

La serata dell’8 settembre non terminerà con la cerimonia letteraria. A seguire, come annuncia il programma, sarà proposto “Ich bin Berliner aber kein Berliner – Questa sera si recita a Berlino”, scritto e interpretato da Cristian Mascia.

Anche la scelta di affiancare alla premiazione una proposta teatrale appare coerente con la filosofia di una manifestazione che in vent’anni ha cercato di abbattere i confini fra le diverse discipline. Linguadoc, l’associazione che organizza il Festival, nasce a Torino nel 1997 e dichiara come propria missione la valorizzazione del patrimonio culturale attraverso il coinvolgimento della comunità e il dialogo tra teatro, cinema, arte e nuovi media.

Così, allo Sporting, premio letterario e palcoscenico si incontreranno nella stessa serata. Prima le parole che riconoscono il valore della cultura, poi quelle affidate alla scena.

E in fondo proprio qui si ritrova Pirandello: nel continuo passaggio tra ciò che viene raccontato e ciò che viene rappresentato, fra memoria e presente, persona e personaggio. Un gioco di specchi che, a vent’anni dalla nascita del Festival, continua a dimostrare quanto il Novecento abbia ancora molte cose da dire al XXI secolo.

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