Il musicista torinesedebutta nella narrativa con “L’archivio segreto dei Beatles”: tra Abbey Road e il Politecnico, 80 canzoni perdute diventano il cuore di un thriller musicale
Wave Zero – L'archivio segreto dei Beatles di Massimo Ferrarini - Arcana Edizioni - 256 pagine - 16,50 euro
Ci sono musicisti che, prima o poi, sentono il bisogno di posare la chitarra e cominciare a scrivere. Non necessariamente perché abbiano smesso di avere qualcosa da suonare. Forse, al contrario, perché alcune storie non entrano più dentro una canzone.
Massimo “Max” Ferrarini appartiene a questa categoria.
Cantautore e compositore torinese, da quasi trent'anni attraversa la musica con progetti diversi. È stato fondatore dei Bit Babols ed è soprattutto voce e chitarra ritmica dei Let’s Beat!, formazione nata a Torino nel 2005 e diventata negli anni uno dei tributi acustici italiani più longevi dedicati ai Beatles.
Ferrarini, insomma, John, Paul, George e Ringo non li ha semplicemente ascoltati. Li ha suonati. Per anni.
Li ha portati sui palchi italiani e all'estero, dal Teatro Smeraldo di Milano al Teatro Ariston di Sanremo, passando per lo Stadio Olimpico di Torino e persino per la Germania dei Mondiali di calcio del 2006. E nel 2013, a Verona, i Let’s Beat! hanno vissuto uno di quegli strani cortocircuiti che la musica ogni tanto concede: suonare in Piazza Bra prima del concerto di Paul McCartney.
Forse è anche per questo che Wave Zero – L'archivio segreto dei Beatles, il suo romanzo d'esordio pubblicato da Arcana, sembra nascere più da una sala prove che da una scrivania.
Perché questo è un libro che, prima ancora di essere letto, chiede di essere ascoltato.
E se esistessero ancora ottanta canzoni dei Beatles?
L'idea sulla quale Ferrarini costruisce il romanzo è semplice e vertiginosa allo stesso tempo.
E se non avessimo ascoltato tutto? E se da qualche parte esistesse un archivio capace di cambiare ciò che sappiamo dei Beatles?
Il protagonista è Vincent Willis, giovane ricercatore musicale di New York. Un misterioso invito di Geoff Emerick, il leggendario tecnico del suono che lavorò con i Fab Four, lo trascina dentro una vicenda nella quale la storia della musica comincia lentamente a perdere i propri confini.
Il viaggio parte da New York e conduce naturalmente a Abbey Road, luogo che nella mitologia beatlesiana è insieme studio di registrazione, laboratorio sonoro e santuario laico.
Ma da Londra la storia prende una deviazione inattesa. Verso Torino. Verso i sotterranei del Politecnico.
Ed è qui che Wave Zero trova forse una delle sue intuizioni narrative più affascinanti: mettere in comunicazione due mondi apparentemente lontanissimi, la Londra analogica degli anni Sessanta e la tecnologia contemporanea, il nastro magnetico e il codice, il fruscio di una registrazione e la precisione matematica di un algoritmo.
In mezzo ci sono archivi nascosti, frequenze dimenticate, documenti, inseguimenti e codici criptati. E soprattutto 80 canzoni inedite. Ottanta brani che nessuno avrebbe mai ascoltato.
La tecnologia che può riscrivere la musica
Al centro del mistero c'è proprio lei: Wave Zero. Una tecnologia rivoluzionaria, legata a un protocollo segreto firmato da Mal Evans, storico assistente, road manager e uomo di fiducia dei Beatles.
Ferrarini gioca così con una delle domande più seducenti della cultura pop: che cosa accadrebbe se la storia che consideriamo definitiva avesse ancora una stanza chiusa a chiave?
È il meccanismo classico del thriller applicato alla mitologia musicale. Solo che al posto di antichi manoscritti, reliquie o tesori sepolti ci sono nastri, frequenze e canzoni.
Ed è proprio qui che il romanzo trova la propria identità.
Wave Zero non vuole essere una biografia alternativa dei Beatles e nemmeno l'ennesimo libro celebrativo sui Fab Four. È un thriller musicale, nel quale la documentazione storica diventa materiale narrativo e personaggi realmente esistiti convivono con quelli inventati.
Entrano così nella trama nomi come Paul McCartney, George Martin e Freda Kelly, mentre il lettore viene continuamente spinto sul confine fra ciò che conosce, ciò che potrebbe essere accaduto e ciò che vorrebbe disperatamente fosse vero.
I Beatles e l'arte di non stare in fila
Ma sotto il thriller pulsa qualcosa di più personale. Per Ferrarini i Beatles sembrano rappresentare soprattutto una gigantesca dichiarazione di libertà.
John Lennon, Paul McCartney, George Harrison e Ringo Starr erano quattro ragazzi arrivati da Liverpool, una città operaia ancora segnata dalla guerra, eppure riuscirono nel giro di pochi anni a trasformarsi da fenomeno musicale in qualcosa di enormemente più grande.
Non cambiarono soltanto il pop. Cambiarono l'idea stessa di ciò che una band potesse permettersi di fare.
Ogni disco poteva smentire quello precedente. Ogni successo diventava il punto dal quale ripartire anziché il modello da replicare.
Da Please Please Me a Revolver, da Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band al White Album, fino ad Abbey Road, la loro storia può essere letta come una continua fuga dalla prevedibilità.
Ed è probabilmente questo il vero basso continuo di Wave Zero. Uscire dalla fila.
In un mondo che tende a premiare la replica, i Beatles scelsero l'invenzione. Quando avrebbero potuto limitarsi a riprodurre all'infinito ciò che funzionava, cambiarono strumenti, linguaggi, tecniche di registrazione, estetica e persino il modo di concepire un album.
La fama diventò così un mezzo per sperimentare, non soltanto il fine da raggiungere. Ed è questa libertà che Ferrarini sembra voler inseguire anche sulla pagina.
Dalla chitarra alla macchina da scrivere
Non sorprende allora che il primo romanzo di un musicista che da oltre vent'anni suona i Beatles sia dedicato proprio a loro.
La differenza è che Ferrarini evita la strada più semplice. Non scrive il libro nostalgico del beatlesiano. Costruisce invece un universo parallelo nel quale la propria conoscenza musicale diventa materia da thriller.
In fondo, anche la scrittura ha ritmo. Ha pause. Accelerazioni. Silenzio.
Un buon colpo di scena non è poi così diverso dall'ingresso inatteso di una chitarra dopo una battuta vuota.
E Wave Zero sembra giocare continuamente con questa grammatica: analogico e digitale, passato e presente, verità e invenzione si rincorrono come tracce sovrapposte sullo stesso nastro.
Non è un caso che il libro porti il lettore proprio ad Abbey Road, il luogo nel quale la tecnologia smise di essere soltanto uno strumento per registrare la musica e cominciò a diventare parte della composizione stessa.
Il quinto Beatle è il dubbio
La trovata più interessante del romanzo, però, forse non sono nemmeno le ottanta canzoni perdute.
È il dubbio. Quella piccola voce che accompagna il lettore e continua a domandare: e se fosse vero?
È la stessa vertigine sulla quale prosperano da sessant'anni le leggende beatlesiane: nastri perduti, versioni alternative, messaggi nascosti, sedute di registrazione ricostruite fotogramma per fotogramma dagli appassionati.
Ferrarini conosce bene questo universo e lo utilizza come un musicista utilizza un tema: lo espone, lo modifica, lo porta altrove.
Perché un archivio segreto contenente ottanta nuovi brani dei Beatles rappresenterebbe probabilmente uno dei più grandi terremoti culturali nella storia della popular music.
Ma rappresenterebbe anche qualcosa di ancora più seducente. La possibilità che la storia non sia finita.
La rivoluzione di quattro ragazzi di Liverpool
Ed è qui che Wave Zero smette per un momento di essere soltanto un thriller.
Perché dietro codici, archivi e tecnologie rimane una domanda molto più antica: perché continuiamo ad avere bisogno dei Beatles?
Forse perché raccontano ancora la possibilità di cambiare.
Quattro ragazzi di Liverpool hanno dimostrato che si può diventare immensamente popolari senza rinunciare alla curiosità. Che il successo non obbliga necessariamente alla ripetizione. Che perfino quando milioni di persone aspettano esattamente ciò che hai già fatto, puoi consegnare loro qualcosa che non avevano immaginato.
È una lezione musicale, ma anche letteraria. Forse perfino esistenziale.
E allora le fantomatiche ottanta canzoni custodite nell'archivio di Wave Zero diventano quasi un pretesto.
Perché il vero archivio segreto dei Beatles potrebbe essere un altro: la capacità di continuare a suggerirci che esiste sempre una possibilità non ancora esplorata.
Massimo Ferrarini quella porta l'ha cercata per anni con una chitarra in mano. Adesso ha provato ad aprirla con un romanzo.
E dall'altra parte, naturalmente, parte ancora una canzone.