Borgaro, Consulta delle Donne: Fabiano rompe il silenzio e attacca l’ex presidente Tortola
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Borgaro, Consulta delle Donne: Fabiano rompe il silenzio e attacca l’ex presidente Tortola

Nel mirino la chiusura del gruppo WhatsApp, le credenziali dei canali della Consulta e la gestione del Coordinamento. Nuova puntata di uno scontro che da mesi divide politica e società civile

La tregua, se mai c’è stata, è definitivamente finita. 

Dopo mesi di silenzio, l’assessora alle Pari Opportunità del Comune di Borgaro Torinese Pina Fabiano interviene direttamente nella tormentata vicenda della Consulta per le Donne Borgaresi e lo fa con parole pesantissime nei confronti dell’ex presidente Cinzia Tortola.

Una presa di posizione che arriva al termine di mesi nei quali la Consulta, nata per rappresentare un luogo di partecipazione, confronto e promozione delle pari opportunità, si è trasformata in uno dei terreni di scontro politico più accesi della città.

La crisi era esplosa pubblicamente già nella primavera scorsa, tra dimissioni dal Coordinamento, accuse incrociate e la decisione dell'Amministrazione di mettere mano al regolamento.

Una vicenda che aveva provocato anche la dura reazione di Uniti per Cambiare Borgaro, secondo cui le modifiche rischiavano di trasformare la Consulta in una sorta di «appendice dell'Amministrazione».

La tensione era poi deflagrata nell'assemblea pubblica di maggio a Villa Tapparelli, durante la quale Tortola aveva rivendicato il carattere «libero, apolitico e aperto» dell'organismo.

Ora, però, è Fabiano a rompere gli indugi.

«Mi sono finora astenuta dal commentare sia quanto avvenuto all'interno del Coordinamento della Consulta sia le esternazioni pubblicate sui social e sui giornali, perché credo che esistano modi e luoghi opportuni per la discussione di determinati argomenti», premette l'assessora.

Poi l'affondo: «Oggi, però, mi sento in dovere di condividere il triste epilogo di una presidenza sulla cui continuità, all'alba del nuovo mandato amministrativo, l'intero Coordinamento aveva riposto la sua fiducia».

Il caso del gruppo WhatsApp

A far precipitare nuovamente la situazione sarebbe stata, secondo quanto denunciato da Fabiano, la gestione del gruppo WhatsApp utilizzato dalla Consulta per le comunicazioni con gli iscritti.

L'assessora sostiene che già nei mesi precedenti Tortola avesse manifestato l'intenzione di eliminarlo e che, nonostante le richieste contrarie, nei giorni scorsi avrebbe prima rimosso consiglieri e assessori e successivamente chiuso definitivamente il gruppo.

Fabiano contesta anche la motivazione che sarebbe stata fornita dall'ex presidente, ovvero che il gruppo fosse stato creato da lei.

Secondo l'assessora, infatti, il canale WhatsApp sarebbe stato originariamente creato da Marcella Maurin, prima presidente della Consulta.

Un riferimento che trova riscontro nella storia dell'organismo: Maurin fu effettivamente la prima presidente pro tempore della Consulta nel 2020, affiancata dalla vicepresidente Virna Gemelli e dalle segretarie Cristiana Sciandra e dalla stessa Cinzia Tortola.

Scontro anche sulle credenziali di mail e social

Ma il gruppo WhatsApp è soltanto uno dei punti sollevati dall'assessora.

Fabiano riferisce che, all'indomani dell'approvazione del nuovo regolamento, sarebbe stata trasmessa attraverso il protocollo comunale una richiesta per ottenere le credenziali della posta elettronica e dei profili social della Consulta.

Richiesta che, secondo la ricostruzione dell'assessora, Tortola avrebbe ignorato sostenendo di non averla ricevuta.

Ed è proprio su questo passaggio che Fabiano usa uno dei giudizi più severi: per l'assessora si tratterebbe di un comportamento che dimostrerebbe «quantomeno una superficialità non adatta a chi riveste dei ruoli istituzionali».

Si tratta, è bene precisarlo, della ricostruzione e della valutazione politica dell'assessora, destinate inevitabilmente a riaccendere un confronto che negli ultimi mesi ha visto le parti fornire letture profondamente differenti degli stessi avvenimenti.

«Accuse contro le dimissionarie, loro hanno scelto il silenzio»

Il vero nodo politico, tuttavia, viene subito dopo.

Fabiano torna infatti sulle dimissioni che avevano scosso il Coordinamento e sulle polemiche successive. Secondo l'assessora, nei mesi scorsi l'ufficio di presidenza ormai decaduto avrebbe più volte «puntato il dito» contro le consigliere dimissionarie e contro le due esponenti della maggioranza che avevano deciso di non subentrare.

E Fabiano chiama direttamente in causa anche l'opposizione, parlando del sostegno «neanche troppo velato della capogruppo di Uniti per Cambiare Borgaro».

Un passaggio politicamente pesante, perché sposta nuovamente la vicenda dal terreno associativo e istituzionale a quello dello scontro tra maggioranza e opposizione.

Alle amministrative del 2024 Claudio Gambino è stato rieletto sindaco con il 59,37%, mentre la lista Uniti per Cambiare, guidata da Elisa Cibrario Romanin, aveva ottenuto il 22,06%.

«Scambiato il ruolo di coordinatrice con quello di accentratrice»

Ma è nel finale che l'assessora abbandona definitivamente il linguaggio diplomatico.

Fabiano sottolinea come le persone chiamate in causa negli ultimi mesi abbiano scelto di non alimentare pubblicamente lo scontro.

«Ad accuse ed illazioni, tutte loro hanno risposto con il silenzio, dimostrando di tenere alla Consulta molto di più di chi ha urlato sia nelle riunioni che sui social».

Poi la stoccata conclusiva, durissima: secondo l'assessora qualcuno avrebbe finito per scambiare «il proprio ruolo di coordinatrice con quello di autoritaria accentratrice».

Parole destinate difficilmente a passare inosservate.

Una Consulta nata per unire e finita al centro dello scontro politico

Ed è forse proprio questo il paradosso più evidente dell'intera vicenda.

La Consulta per le Donne di Borgaro è stata istituita come organismo consultivo e propositivo, con l'obiettivo di valorizzare il ruolo delle donne nella società e nelle istituzioni, sostenere le pari opportunità e promuovere iniziative contro discriminazioni e violenza.

Nel programma elettorale con cui la maggioranza si era presentata nel 2024 veniva inoltre ribadito l'impegno a proseguire nel sostegno alle attività della Consulta, ricordando come l'organismo fosse nato proprio nel precedente mandato amministrativo.

A distanza di pochi anni dalla sua nascita, però, quell'organismo pensato per costruire ponti è diventato teatro di dimissioni, accuse, assemblee infuocate, polemiche sui social, contrapposizioni politiche e ora persino di uno scontro sulle credenziali digitali e sulla chiusura di un gruppo WhatsApp.

La domanda, a questo punto, supera persino il confronto personale tra Fabiano e Tortola: quanto resta dello spirito originario della Consulta?

Perché quando un organismo nato per favorire partecipazione e dialogo finisce per produrre una frattura così profonda, stabilire chi abbia politicamente ragione diventa soltanto una parte del problema.

L'altra, forse più importante, sarà capire se dopo mesi di «guerra» sarà ancora possibile ricostruire una Consulta capace di tornare a occuparsi delle donne e delle pari opportunità, anziché di se stessa.

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