Borgaro, la frattura sulla Consulta delle Donne non si ricompone: Tortola replica a Fabiano e chiude un capitolo

Borgaro, la frattura sulla Consulta delle Donne non si ricompone: Tortola replica a Fabiano e chiude un capitolo

L’ex coordinatrice risponde all’assessore dopo mesi di tensioni attorno all’organismo dedicato alle pari opportunità: «Se ci fosse stata davvero fiducia non saremmo arrivati a questo epilogo»

La porta della Consulta per le Donne Borgaresi sembra ormai essersi chiusa alle spalle di Cinzia Tortola, ma lo strascico politico e istituzionale della vicenda è tutt’altro che terminato.

Dopo mesi di tensioni, dimissioni, accuse incrociate e un confronto pubblico che già lo scorso 19 maggio aveva mostrato quanto profonda fosse diventata la frattura attorno all’organismo dedicato alle pari opportunità, arriva ora la replica dell’ormai ex coordinatrice alle recenti dichiarazioni dell’assessora Pina Fabiano.

Una risposta dura nei contenuti, anche se Tortola mette subito in chiaro di non voler trasformare la vicenda nell’ennesimo terreno sul quale stabilire «chi ha torto e chi ha ragione» o cercare presunte strategie politiche nascoste.

Il punto, sostiene, dovrebbe essere un altro: quanto fatto in questi anni dalla Consulta a favore delle donne borgaresi.

«Se ci fosse stata fiducia non saremmo arrivati a questo epilogo»

È proprio sulla questione della fiducia, richiamata dall’assessora, che Tortola concentra uno dei passaggi politicamente più significativi della sua replica.

«Trovo sterile il richiamo accusatorio alla “fiducia riposta”: se questa fiducia ci fosse stata davvero nel Coordinamento, visto che è stato lo stesso ad eleggermi, non si sarebbe mai giunti a questo epilogo».

Parole che riportano inevitabilmente al nodo centrale di una vicenda che da mesi ha smesso di riguardare soltanto i rapporti interni alla Consulta per diventare una questione politica cittadina: quale debba essere il rapporto tra un organismo di partecipazione della società civile e l'Amministrazione comunale.

La crisi era esplosa pubblicamente in primavera, quando le tensioni interne alla Consulta erano approdate in Commissione consiliare e successivamente nel dibattito cittadino. Il 19 maggio, durante l’assemblea pubblica convocata a Villa Tapparelli, la distanza tra le diverse posizioni era apparsa ormai difficilmente ricomponibile.

«Non urlo. Quel registro lo lascio ai politici»

Tortola torna anche proprio su quella serata e respinge l'immagine che, a suo giudizio, sarebbe stata restituita del suo comportamento.

«Non è mia abitudine urlare, né nei contesti istituzionali né altrove», afferma, aggiungendo di lasciare «volentieri questo registro verbale ai politici del nostro Comune che hanno già mostrato il loro “vero volto” in occasione dell’Assemblea Pubblica dello scorso 19 maggio».

È uno dei passaggi più taglienti della replica.

L’ex coordinatrice giudica inoltre le parole di Fabiano «cariche di aggressività e livore», sostenendo che la vicenda abbia finito soprattutto per danneggiare «un organismo nobile e importante quale è la Consulta».

Ed è forse proprio questo l'aspetto che, al di là dello scontro personale, assume il maggiore peso politico e sociale: una Consulta nata per promuovere partecipazione femminile, pari opportunità e tutela delle donne si trova oggi al centro di una delle contrapposizioni più accese della vita pubblica borgarese.

Materiali e beni della Consulta: «Restituiremo tutto ciò che è dovuto»

C'è poi un passaggio molto concreto.

Tortola assicura che sarà restituito quanto dovuto e materialmente restituibile, respingendo implicitamente qualsiasi dubbio sulla correttezza della gestione portata avanti in questi anni.

«Siamo donne oneste, il cui operato è sempre stato improntato alla massima correttezza e trasparenza», sottolinea.

Una precisazione che Tortola inserisce in una difesa più ampia dell'attività svolta dal gruppo e del metodo con il quale sarebbero state prese le decisioni.

«Autoritaria e accentratrice? Parlano i verbali»

Tortola affronta direttamente anche le valutazioni espresse nei suoi confronti, a partire dalla definizione di «autoritaria e accentratrice».

Un'etichetta che dice di accogliere con un sorriso.

Ma la risposta, questa volta, viene affidata soprattutto agli atti.

Secondo l’ex coordinatrice, infatti, a raccontare come abbia realmente funzionato la Consulta non dovrebbero essere le interpretazioni personali, bensì i verbali redatti durante le riunioni, dai quali – sostiene – emergerebbe come le decisioni siano state assunte attraverso confronto e condivisione.

È questo uno dei punti sui quali Tortola costruisce la propria difesa: contrapporre alle valutazioni politiche e personali la documentazione prodotta durante l'attività dell'organismo.

Respinge anche il «giudizio morale» sulla sua presunta incapacità di ricoprire ruoli istituzionali, ricordando di averne svolti nel corso della propria esperienza professionale, politica e sociale.

Il dettaglio dell'iscrizione: «Avevo già chiesto la cancellazione»

Nella replica emerge infine un elemento formale che Tortola considera tutt'altro che secondario.

L'ex coordinatrice afferma infatti di avere già trasmesso al Comune la richiesta di annullamento della propria iscrizione alla Consulta.

Un particolare che, sostiene, non sarebbe stato ricordato nelle dichiarazioni dell'assessora e che assume un significato preciso: la sua uscita dall'organismo, almeno dal suo punto di vista, era già stata formalizzata.

Una vicenda che lascia aperta una domanda sul futuro della Consulta

La replica si chiude senza aperture verso una ricomposizione personale, ma con un augurio rivolto proprio all'organismo che Tortola ha guidato.

L’auspicio è che la Consulta possa continuare il proprio percorso «a tutela delle Pari Opportunità e del benessere femminile», mettendo da parte quelli che definisce «atteggiamenti poco qualificanti».

È probabilmente questo il punto dal quale Borgaro dovrà ripartire quando si sarà abbassato il livello dello scontro.

Perché dopo mesi di polemiche, riunioni, dimissioni e accuse reciproche, la questione non riguarda più soltanto Tortola e Fabiano.

Riguarda il futuro stesso della Consulta, la sua autonomia, il rapporto con l'Amministrazione e soprattutto la capacità di tornare a occuparsi delle ragioni per le quali era nata: creare uno spazio di partecipazione, promuovere le pari opportunità e costruire iniziative concrete a sostegno delle donne.

Cinzia Tortola, intanto, quel capitolo lo considera concluso. Ma la discussione politica su ciò che è accaduto alla Consulta per le Donne Borgaresi appare ancora lontana dall'esserlo.

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