Dall’India al Madagascar, dal Pakistan alla Papua Nuova Guinea: un pellegrinaggio internazionale nel luogo in cui Don Michele Rua fu ordinato sacerdote nel 1860
Ci sono luoghi che, pur custodendo una storia profondamente locale, continuano a parlare una lingua universale.
La Cappella di Sant’Anna a Caselle Torinese è uno di questi: un piccolo scrigno di memoria salesiana capace di richiamare giovani religiosi da ogni parte del mondo, unendo il presente alle radici di una delle più importanti esperienze educative e spirituali nate in Piemonte.
Lunedì 7 settembre, la cappella è tornata a essere meta di un pellegrinaggio internazionale. Un gruppo di Salesiani di Don Bosco, provenienti da Paesi tra cui India, Italia, Madagascar, Pakistan e Papua Nuova Guinea, ha raggiunto Caselle nell’ambito del proprio percorso di formazione verso il sacerdozio.
Non una semplice visita a un luogo storico, ma un’occasione per ritrovare, attraverso la memoria, il significato della vocazione e del servizio ai giovani.
Sant’Anna, dove la storia di Don Bosco incontra quella di Don Rua
Il legame tra la cappella casellese e la famiglia salesiana affonda le radici nell’Ottocento. Don Bosco vi fu presente in più occasioni, ma è soprattutto una data a rendere Sant’Anna un luogo di particolare valore spirituale: il 29 luglio 1860.
In quella domenica, infatti, vi ricevette l’ordinazione sacerdotale il beato Don Michele Rua, destinato a diventare il primo successore di Don Bosco alla guida della Congregazione Salesiana.
Un passaggio fondamentale nella storia della congregazione, che ancora oggi richiama religiosi e fedeli desiderosi di conoscere i luoghi in cui quella vicenda prese forma.
Per i giovani salesiani in formazione, sostare a Sant’Anna significa dunque incontrare una storia che non appartiene soltanto al passato, ma continua a orientare una missione educativa presente in numerosi Paesi del mondo.
Un’accoglienza casellese nel segno della fraternità
La delegazione internazionale, guidata da don Michele Molinar, è stata accolta dai rappresentanti dell’Associazione Sant’Anna, insieme ad alcuni volontari della Parrocchia di Caselle Torinese e dell’ASD Don Bosco Caselle.
Il pomeriggio si è sviluppato tra momenti di accoglienza, riflessione con don Fabiano Gheller, celebrazione eucaristica e convivialità fraterna. Un clima di festa e condivisione nel quale le diverse provenienze geografiche sono diventate occasione di incontro, anziché distanza.
La presenza dei volontari e delle realtà associative del territorio ha confermato anche il ruolo della comunità casellese nella custodia e nella valorizzazione di questo patrimonio.
Sant’Anna non è soltanto un edificio da conservare: è un luogo che continua a vivere attraverso le persone che lo aprono, lo raccontano e lo rendono accessibile a chi arriva da lontano.
Una tradizione di pellegrinaggi che attraversa gli anni
Le visite del mondo salesiano alla Cappella di Sant’Anna si ripetono ormai regolarmente da diversi anni. Un impulso particolarmente significativo è arrivato attorno al 2010, centenario della morte del beato Michele Rua, quando l’attenzione verso i luoghi legati alla sua vita si è ulteriormente rafforzata.
Tra gli appuntamenti rimasti nella memoria figura la visita del 20 dicembre 2009 di don Pascual Chávez Villanueva, allora Rettor Maggiore della Congregazione Salesiana, accompagnato dall’intero Consiglio Generale. Un evento che testimoniò il valore attribuito a Caselle nella geografia spirituale salesiana.
Il pellegrinaggio del 7 settembre rinnova oggi quel filo. Dalle terre piemontesi in cui Don Bosco e Don Rua hanno lasciato la loro impronta, la storia continua a raggiungere comunità lontane, per poi tornare simbolicamente al punto di partenza.
E Sant’Anna, con la sua dimensione raccolta, si conferma un luogo in cui la memoria diventa incontro e la tradizione continua a generare futuro.