Il 70% dell’ex direttivo e degli iscritti del circolo commissariato esce allo scoperto e accusa i vertici dem: «Hanno azzerato la maggioranza per imporre la ricandidatura della sindaca»
A San Mauro Torinese il PD non è più semplicemente diviso. È in guerra con se stesso. E il nome attorno al quale rischia di consumarsi la resa dei conti è quello della sindaca Giulia Guazzora.
Il commissariamento del circolo deciso all'inizio di settembre non ha spento lo scontro. Lo ha fatto esplodere definitivamente.
Ieri pomeriggio è uscita allo scoperto la componente che rappresenta circa il 70% del direttivo e degli iscritti del circolo azzerato. E lo ha fatto senza giri di parole: contesta la decisione della segreteria metropolitana, dice no alla ricandidatura di Guazzora nel 2027 e accusa i vertici del partito di avere commissariato il circolo per piegare una maggioranza che non voleva allinearsi al Guazzora bis.
Non una minoranza ribelle, dunque, ma quella che rivendica di essere la maggioranza del PD sanmaurese.
Ed è questo il cortocircuito politico che rende il caso esplosivo: il 70% contro il 30%, ma è il 70% a essere stato commissariato.
Da una parte c'è chi vuole continuare a sostenere Guazzora e guarda a un suo secondo mandato. Dall'altra una larga parte del partito locale che considera proprio quella candidatura la strada più sicura per perdere San Mauro.
In mezzo c'è il PD.
E rischia di essere il primo a pagare il conto.
Rastelli: «Commissariati perché abbiamo detto no»
Ad aprire la conferenza stampa è Luca Rastelli, ex assessore ed ex vicesindaco, estromesso dalla Giunta da Guazzora alla fine di maggio.
Mette subito sul tavolo i numeri: «Noi rappresentiamo il 70% del partito».
Poi l'accusa politica: il commissariamento è stato un atto unilaterale della segreteria metropolitana che ha finito per dare ragione alla minoranza favorevole alla ricandidatura della sindaca, cancellando invece gli organismi nei quali quella posizione era minoritaria.
Per Rastelli il punto è chiaro: il circolo è stato commissariato perché ha detto no al Guazzora bis.
«Non abbiamo violato regole, codice etico o statuto. Un caso come questo in Italia non esiste».
La maggioranza dell'ex circolo ha chiesto formalmente spiegazioni ai livelli regionale e provinciale del Partito Democratico e alle rispettive segreterie, seguendo i passaggi previsti dalle regole interne del partito.
Ma l'accusa va oltre: il commissariamento, secondo Rastelli, serve a mettere in isolamento politico chi si oppone alla ricandidatura di Guazzora e a ostacolare la costruzione di accordi con le altre forze.
«Non è solo il Guazzora bis: ci dividono scelte amministrative precise»
Rastelli mette però un altro punto sul tavolo. Ed è forse quello che sposta maggiormente il terreno dello scontro.
La distanza dalla sindaca e dall'attuale maggioranza, sostiene, non nasce soltanto dalla scelta del candidato per il 2027. Viene da lontano e riguarda decisioni amministrative concrete.
Tra queste cita innanzitutto la gestione del Piano regolatore, sulla quale la componente del PD oggi commissariata esprime una «non condivisione totale».
Il nodo, spiega l'ex vicesindaco, riguarda anche il metodo con cui sono state affrontate le osservazioni e le richieste di correzione avanzate all'interno della maggioranza.
«Avevamo scoperto nuove restrizioni e nuovi vincoli nelle aree di intervento e avevamo chiesto di cambiare direzione», ricorda Rastelli. Ma quelle richieste non hanno trovato ascolto.
Ed è proprio qui che l'ex vicesindaco allarga l'accusa politica: Piano regolatore, difficoltà nella costruzione delle alleanze e una gestione delle scelte amministrative giudicata troppo chiusa sono i “fatti oggettivi” che, secondo Rastelli, hanno progressivamente allontanato una parte consistente del PD dalla sindaca.
Il problema, dunque, non sarebbe soltanto decidere oggi se ricandidare Guazzora.
Per i contestatori bisogna chiedersi come si sia arrivati al punto in cui il partito che esprime due consiglieri di maggioranza, una parte degli ex amministratori e il 70% del circolo non si riconosce più nella direzione politica dell'amministrazione che aveva contribuito a eleggere.
Ed è una domanda molto più difficile da liquidare come una semplice battaglia sulle candidature.
Antonetto: «Circolo e direttivo cancellati con un colpo di spugna»
Luigi Antonetto ricostruisce invece il percorso che ha portato alla rottura.
Dopo le dimissioni dell'assessora Daisy Miatton e la successiva estromissione di Rastelli, il 68% del circolo si è schierato contro la sua sostituzione. Nessun nome alternativo, perché quella rimozione veniva considerata politicamente immotivata.
Poi è arrivato il commissariamento.
Antonetto punta soprattutto il dito contro il metodo seguito dai vertici: la segreteria metropolitana ha deciso la forzatura e il livello regionale ne ha preso atto in un solo giorno, senza ascoltare preventivamente la maggioranza sanmaurese.
Il risultato, nelle sue parole, è stato brutale: «Con un colpo di spugna sono stati azzerati circolo e direttivo».
Ma Antonetto chiarisce anche un punto fondamentale: nessuna fuga.
«Faremo la nostra battaglia all'interno del PD, perché questo è il partito nei cui ideali crediamo e per il quale abbiamo sempre lavorato».
Tradotto politicamente: i contestatori non intendono togliere il disturbo. Restano nel partito e promettono battaglia.
Nicosia: «Una prevaricazione. Il 70% vale meno del 30%?»
Se le parole di Rastelli e Antonetto colpiscono la gestione politica del partito, quelle della consigliera comunale Graziella Nicosia alzano ulteriormente la temperatura.
Per lei il commissariamento è stato «una prevaricazione fatta con una prepotenza incomprensibile».
Poi una frase che fotografa meglio di molte analisi lo stato d'animo della componente commissariata:
«È stato un pugno allo stomaco. È come se ci avessero detto che i numeri democraticamente non valgono: il 70% contro il 30%».
Nicosia continua a sedere nella maggioranza che sostiene Guazzora, ma sul futuro del PD ha già scelto da che parte stare.
«Credo negli ideali e nei valori di questo partito e ho lavorato per decenni per il PD. San Mauro ha ancora voglia di essere protagonista».
Ed è proprio la posizione dei consiglieri dem a rendere la crisi ancora più delicata: la frattura che attraversa il partito non resta più fuori dal municipio, ma entra direttamente nella maggioranza che governa la città.
Spiandore contro la Giunta: «Gli assessori non si degnano di rispondere»
A renderlo evidente è l'intervento di Spiandore, che parte dai suoi 56 anni di tessera per poi spostare l'attacco dal partito all'amministrazione.
«Siamo lì per amministrare e risolvere i problemi dei sanmauresi, ma quando poniamo questioni o quesiti gli assessori non si degnano neppure di rispondere. E questo non riesco più a sopportarlo».
Poi una raffica di domande che suona come un atto d'accusa:
«Siamo colpevoli di cosa? Di aver posto l'accento sui problemi? Di voler rispondere ai nostri concittadini e risolvere i loro problemi? Questa è la nostra colpa?»
Parole pesanti perché arrivano non da un consigliere di opposizione, ma da chi continua a sedere sui banchi della maggioranza.
Ed è forse qui che la crisi politica del PD incontra quella amministrativa: due consiglieri dem restano nella coalizione, ma non nascondono più un disagio che va ben oltre la questione del commissariamento.
Gilardi: «Il PD è commissariato politicamente dal 2021»
Ancora più indietro nel tempo va Grazia Gilardi, ex assessora e tra i fondatori del circolo.
La sua è una frase destinata a pesare: «Il PD di San Mauro è commissariato dal 2021, da subito dopo le elezioni».
Gilardi ricorda che Rastelli era stato il più votato e sostiene che avrebbe dovuto essere vicesindaco fin dall'inizio, ruolo assunto invece soltanto successivamente, dopo rimpasti e continui cambiamenti nella squadra di governo.
E ne difende apertamente l'operato: «In questi anni è stato presente ogni giorno sul territorio perché la sua priorità è sempre stata il bene di San Mauro e non la poltrona, come per altri».
Poi torna al cuore dello scontro.
«Noi vogliamo far vincere il PD. Vogliamo rispetto e vogliamo poter esprimere le nostre opinioni, come impone un vero confronto democratico».
Un ringraziamento viene rivolto anche all'ormai ex segretaria Anna Maria Barbero, alla quale viene riconosciuto di avere gestito una situazione difficilissima con impegno e serietà.
Il campo largo che a San Mauro diventa sempre più stretto
Ma dietro il commissariamento c'è il problema che nessuna procedura interna può cancellare: con chi si presenta il centrosinistra nel 2027?
San Mauro Domani, Impegno per San Mauro e il Movimento 5 Stelle hanno già espresso il loro no al Guazzora bis, come è stato ricordato in conferenza stampa.
E allora la domanda dei contestatori diventa politicamente inevitabile: come si costruisce il campo largo se una parte maggioritaria del PD locale e altre forze potenzialmente alleate respingono il nome attorno al quale quel campo dovrebbe nascere?
Il paradosso è evidente.
Mentre il PD predica l'allargamento delle coalizioni, a San Mauro rischia di restringere il campo proprio attorno alla candidatura che dovrebbe unirlo.
La convinzione espressa dalla maggioranza dell'ex circolo è netta: insistere su Guazzora significa aumentare le possibilità di una sconfitta nel 2027.
Adesso Ravetti deve rimettere insieme i pezzi
La patata bollente passa al commissario Domenico Ravetti.
Nei suoi confronti non vengono alzate barricate. Al contrario, la componente commissariata gli riconosce un'apertura di credito e promette di lavorare senza pregiudizi per ricomporre la spaccatura.
Ma sul suo tavolo arriva immediatamente una domanda difficile da aggirare: perché insistere sulla ricandidatura di una sindaca che non è iscritta al PD quando la maggioranza del circolo e altre forze del centrosinistra dicono no?
La prima fase di ascolto dovrà concludersi nelle prime settimane di ottobre.
E il tempo stringe.
Una guerra dove anche chi vince rischia di perdere
Perché ormai la questione non è soltanto Guazzora sì o Guazzora no.
È capire cosa resterà del PD sanmaurese quando la resa dei conti sarà terminata.
E le parole pronunciate ieri aggiungono un elemento decisivo: la rottura non nasce soltanto dalla corsa al 2027. Il Piano regolatore, il rapporto con i consiglieri, le difficoltà nel costruire le alleanze e il metodo con cui vengono assunte le decisioni raccontano una distanza politica e amministrativa maturata nel tempo.
Se il Guazzora bis verrà portato avanti contro la maggioranza dell'ex circolo, la frattura rischia di diventare insanabile. Se la candidatura cadrà sotto il peso della contestazione, ne usciranno sconfitti anche coloro che l'hanno sostenuta e difesa ai livelli superiori del partito.
E intanto ci sono consiglieri PD che restano nella maggioranza comunale ma attaccano apertamente la Giunta, dirigenti storici che parlano di prevaricazione, iscritti che denunciano di essere stati cancellati nonostante rappresentino il 70% e potenziali alleati che hanno già chiuso la porta al secondo mandato della sindaca.
È una guerra nella quale anche chi alla fine riuscirà a vincere rischia di scoprire di non avere più un esercito.
Il commissariamento avrebbe dovuto riportare ordine.
Per ora ha ottenuto l'effetto opposto: ha portato definitivamente alla luce una frattura che covava da mesi e che adesso attraversa partito, maggioranza, scelte amministrative e futuro della coalizione.
Ravetti dovrà provare a ricucirla. E dovrà farlo in fretta.
Perché le elezioni del 2027 si avvicinano e, continuando così, il vero rischio per il PD di San Mauro non è soltanto perdere il Comune.
È arrivare al voto dopo una guerra fratricida che avrà lasciato sul campo molti più cadaveri politici che vincitori.