Ivrea, il Nido Adriano Olivetti torna ai bambini: rinasce nel cuore del sito UNESCO

Dal 1° settembre riapre la storica struttura di via Camillo Olivetti progettata da Figini e Pollini. Oltre 4,6 milioni di euro per restituire alla città uno dei simboli della visione olivettiana

Ci sono edifici che si possono restaurare perfettamente e che, tuttavia, rimangono incompiuti finché non torna chi erano stati pensati per accogliere. Per il Nido d’Infanzia “Adriano Olivetti” di Ivrea quel momento arriverà martedì 1° settembre.

Le porte si apriranno, i giardini torneranno ad accompagnare i giochi e dentro quelle stanze luminose progettate quasi un secolo fa ricominceranno a risuonare le voci dei bambini.

È forse questa l’immagine più potente della riapertura della storica struttura di via Camillo Olivetti 34, nel cuore del sito UNESCO “Ivrea città industriale del XX secolo”: non semplicemente un edificio restaurato, ma un pezzo della città olivettiana che torna alla sua funzione originaria.

Dopo alcuni anni di chiusura, il Nido progettato dagli architetti Luigi Figini e Gino Pollini per i figli dei lavoratori Olivetti torna infatti ad essere ciò per cui era nato: un luogo di educazione, crescita, incontro e comunità.

Il sogno di Adriano Olivetti torna alla sua funzione originaria

È difficile separare la storia di questo edificio dalla visione sociale di Adriano Olivetti.

Qui l’architettura non doveva soltanto essere bella. Doveva migliorare la vita. Gli spazi, la luce, il verde, il rapporto con l’esterno diventavano parte di un progetto nel quale fabbrica, famiglia, educazione e comunità appartenevano allo stesso disegno.

Una concezione sorprendentemente moderna che la riapertura del Nido riporta oggi al centro dell’attenzione.

Non un monumento da contemplare dietro una porta chiusa, dunque, ma un patrimonio culturale che torna a essere utilizzato.

E saranno proprio i bambini a restituirgli la sua identità.

Oltre 4,6 milioni per riportare in vita il Nido Olivetti

Dietro questo ritorno c’è un intervento imponente di ristrutturazione, risanamento conservativo e adeguamento normativo, per un investimento complessivo di 4.604.305,86 euro.

Tre milioni sono stati finanziati attraverso il PNRR, mentre la parte restante è stata sostenuta dal Comune di Ivrea con risorse proprie e attraverso un mutuo.

Un intervento particolarmente delicato proprio perché chiamato a mettere insieme esigenze contemporanee e tutela di un edificio dal valore storico e architettonico eccezionale.

Il 1° settembre la cerimonia, poi entrano i bambini

L’appuntamento simbolico è fissato per le 9.30 di martedì 1° settembre, quando la ripresa del servizio sarà inaugurata alla presenza del sindaco, Matteo Chiantore, dell’Amministrazione comunale, delle autorità e dei progettisti.

Ma la vera inaugurazione arriverà subito dopo.

Terminate le cerimonie, infatti, il Nido smetterà di essere il protagonista di un evento istituzionale e tornerà semplicemente a essere un asilo: entreranno le bambine e i bambini iscritti, le famiglie e le educatrici.

È esattamente ciò che questo edificio aspettava da anni.

Il 5 settembre il Nido Olivetti apre le porte a tutta Ivrea

La città potrà scoprirlo pochi giorni più tardi.

Sabato 5 settembre, dalle 14.30 alle 18, il Nido sarà eccezionalmente aperto al pubblico con visite guidate e ingressi ogni 15 minuti.

Sarà l’occasione per attraversare gli ambienti immaginati da Figini e Pollini e comprendere come dietro ogni spazio ci fosse un’idea precisa dell’infanzia.

Il percorso racconterà il modello educativo che ispirò il progetto, il valore architettonico della struttura e il suo ruolo all’interno del sito UNESCO.

Ci sarà spazio anche per Nati per Leggere, il progetto della Biblioteca Civica che promuove la lettura fin dai primissimi anni di vita.

Fotografie e ricordi per ricostruire la memoria dell’asilo

Ma la storia del Nido Olivetti non appartiene soltanto agli architetti o ai libri di storia industriale.

Appartiene soprattutto alle persone che lo hanno attraversato.

Per questo il 5 settembre diventerà anche una giornata dedicata alla memoria collettiva. Chi conserva vecchie fotografie, oggetti, racconti o testimonianze legate all’asilo potrà affidarli all’Associazione Gessetti Colorati.

L’obiettivo è ricomporre, ricordo dopo ricordo, il racconto di un luogo entrato nella vita di generazioni di famiglie eporediesi.

Una sorta di album collettivo della città, costruito non soltanto con i documenti ufficiali ma con le storie di chi, in quelle stanze e in quei giardini, è stato bambino.

“LUDUM”, il gioco diventa arte

Sempre sabato 5 settembre sarà inaugurata, alla presenza degli artisti, la mostra “LUDUM”, che mette in dialogo i dipinti di Gabriella Giardi e i manufatti di Ivano Ciravegna.

Al centro ci saranno il gioco e il giocattolo intesi non come semplice divertimento, ma come strumenti di immaginazione, conoscenza, crescita e apprendimento.

Un tema che sembra cucito su misura per un edificio nato dalla cultura olivettiana dell’infanzia.

La mostra resterà visitabile per tutto settembre, il lunedì dalle 10 alle 12 e il mercoledì dalle 14 alle 18. Le scuole potranno inoltre prenotare visite guidate con gli artisti.

Il finissage è previsto sabato 3 ottobre alle 14.30.

Il 3 ottobre la domanda: chi educa davvero un bambino?

Proprio il 3 ottobre la lunga riapertura del Nido approderà al suo ultimo appuntamento, trasformando l’edificio ancora una volta in luogo di riflessione.

Il convegno “Ci vuole un intero villaggio: il ruolo attivo dei genitori nel nido e nella scuola dell’infanzia” sarà rivolto a educatrici, insegnanti e professionisti impegnati nei servizi dedicati alla fascia 0-6 anni.

Promosso dal Coordinamento Pedagogico Territoriale Eporediese, coordinato dal dottor Repetto, responsabile dei Servizi Educativi e Istruzione del Comune di Ivrea, l’incontro ruoterà attorno a una questione che va ben oltre i cancelli di un asilo: come si costruisce una comunità capace di crescere insieme ai propri bambini?

In fondo è la stessa domanda che attraversava la visione olivettiana.

Comotto: «Un sogno che si avvera»

Per l’assessore ai Lavori Pubblici Francesco Comotto, la conclusione dell'intervento rappresenta «un sogno che si avvera».

L'assessore ricorda la complessità di un restauro «faticoso e ricco di incognite», sottolineando il lavoro dell’ufficio Lavori Pubblici, dell’architetta Guglielmetto, del RUP Fabio Antioco Flore, del direttore dei lavori Andrea Muzio, dell’impresa Dremar e della Soprintendenza.

Il risultato, evidenzia Comotto, è frutto di una squadra che ha messo «anima e cuore» nell'intervento, restituendo un edificio che dal primo settembre potrà finalmente «tornare a vivere» attraverso i bambini.

Ghisi: «È l’edificio simbolo dell’epopea olivettiana»

Il valore della riapertura supera però i confini del servizio educativo.

Il Site Manager Filippo Ghisi ricorda come il riconoscimento UNESCO di Ivrea sia legato non soltanto alla qualità architettonica degli edifici olivettiani, ma ai valori «morali ed etici» della concezione di Adriano Olivetti: dignità della persona, comunità e benessere dei lavoratori.

L’asilo assume un significato particolare anche perché è l’unico edificio di proprietà comunale tra i 27 che costituiscono il sito UNESCO.

Per Ghisi può essere considerato «l’edificio simbolo di tutta l’epopea olivettiana», perché fonde architettura, formazione e costruzione della comunità.

Da ottobre alcune parti della struttura saranno inoltre accessibili attraverso visite guidate.

Dal Santo: «Un’eccellenza educativa del territorio»

Per la vicesindaca Patrizia Dal Santo, il ritorno nella sede storica significa recuperare uno dei punti di forza dell’offerta educativa eporediese.

Il Nido rappresenta contemporaneamente un luogo di crescita e prima socialità per i bambini, uno strumento di conciliazione tra famiglia e lavoro e un sostegno alla genitorialità, particolarmente importante in una società nella quale organizzazione familiare e mondo del lavoro stanno rapidamente cambiando.

Dopo gli anni trascorsi in sistemazioni provvisorie, bambini ed educatrici potranno ritrovare «gli spazi luminosi e ariosi, i giardini e i servizi» che hanno contribuito a fare del Nido un’eccellenza del territorio.

Un patrimonio UNESCO che torna a respirare

Il 1° settembre, dunque, Ivrea non inaugurerà soltanto la conclusione di un cantiere da oltre 4,6 milioni di euro.

Accadrà qualcosa di più semplice e, proprio per questo, più significativo. Un edificio nato pensando al futuro tornerà ad avere un futuro.

Le stanze disegnate da Figini e Pollini torneranno a essere attraversate da piccoli passi. I giardini torneranno ad essere luoghi di scoperta. Un patrimonio UNESCO smetterà per qualche ora di essere raccontato soltanto attraverso date, progetti e fotografie e ricomincerà ad appartenere alla vita quotidiana.

Quasi un secolo dopo, la scommessa di Adriano Olivetti riparte esattamente da dove era cominciata: dai bambini e dall’idea che una città migliore si costruisca pensando prima di tutto a loro.

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