Dopo 9 anni riapre lo storico asilo. Un investimento da 4,6 milioni di euro, restituisce alla sua funzione originaria uno dei luoghi simbolo della visione sociale di Adriano Olivetti
Un edificio nato per i bambini torna finalmente ai bambini.
È probabilmente questa l'immagine che meglio racconta la mattinata di oggi, martedì 1° settembre a Ivrea, dove è stato inaugurato il rinnovato Nido d'Infanzia comunale “Adriano Olivetti”, nella storica sede di via Camillo Olivetti 34.
Non una semplice riapertura dopo un intervento edilizio, ma la restituzione alla città di uno dei luoghi nei quali la concezione sociale di Adriano Olivetti si è trasformata in architettura. Il nido è infatti uno degli edifici più significativi del sito “Ivrea, città industriale del XX secolo”, entrato nel 2018 nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO.
A inaugurarlo, insieme ai bambini e alle loro famiglie, il sindaco Matteo Chiantore, l'assessora regionale all'Istruzione Daniela Cameroni, l'assessore regionale Andrea Tronzano, con consiglieri regionali e metropolitani, sindaci e amministratori del Canavese, rappresentanti della Soprintendenza, dirigenti scolastici e autorità.
E subito dopo la cerimonia e la visita agli ambienti restaurati, il nido ha cominciato davvero la sua seconda vita: sono entrati i bambini per il loro primo giorno di inserimento.
Dalla chiusura del 2017 alla rinascita
La storia della riapertura attraversa tre amministrazioni comunali. Il nido venne chiuso nel 2017, durante l'amministrazione guidata da Carlo Della Pepa, quando le condizioni dell'immobile non consentirono più di proseguirne l'utilizzo.
La città, tuttavia, scelse di non abbandonare la funzione educativa originaria dell'edificio. Con l'amministrazione di Stefano Sertoli arrivò quindi il passaggio decisivo: 3 milioni di euro di finanziamento PNRR, ai quali il Comune affiancò ulteriori risorse, portando l'investimento complessivo a circa 4,6 milioni di euro.
L'amministrazione Chiantore ha poi seguito la fase operativa fino alla conclusione dell'intervento, affrontando appalti, ricorsi e le complessità inevitabilmente legate al recupero di un bene di così alto valore storico e architettonico.
«Credo sia giusto ricordare questo passaggio tra amministrazioni – ha sottolineato il sindaco – perché certe opere appartengono alla città prima ancora che alle amministrazioni, che in momenti diversi hanno la responsabilità di occuparsene e portarle avanti».
Chiantore: «Un luogo che appartiene alla nostra storia»
Nel suo intervento il sindaco ha insistito soprattutto sul valore culturale e sociale della riapertura.
«Oggi è un momento molto importante per Ivrea. Questo è un luogo che appartiene alla nostra storia, ma soprattutto torna a far parte della vita della nostra città».
Il Nido Olivetti, ha ricordato Chiantore, nasce da una concezione nella quale lavoro, cura, educazione e vita sociale non sono mondi separati, ma elementi di uno stesso progetto di comunità.
Una filosofia nella quale persino «l'architettura, la bellezza, la luce e la qualità degli spazi contribuiscono alla vita delle persone, a cominciare dai più piccoli».
Ed è proprio questa concezione a rendere il complesso ancora straordinariamente contemporaneo.
Un capolavoro dell'architettura moderna nato tra il 1939 e il 1941
Il nido venne progettato dagli architetti Luigi Figini e Gino Pollini e costruito tra il 1939 e il 1941, durante la seconda fase di ampliamento delle Officine Olivetti. Anche gli arredi furono studiati specificamente per l'edificio dall'Ufficio Tecnico Olivetti.
Era parte di qualcosa di molto più grande: un modello nel quale fabbrica, abitazioni, servizi sociali, cultura e assistenza dovevano contribuire insieme alla qualità della vita delle persone.
È proprio questo insieme urbano e architettonico, composto da 27 edifici e complessi, ad aver portato Ivrea al riconoscimento UNESCO. La città industriale costruita tra gli anni Trenta e Sessanta rappresenta infatti una delle testimonianze più significative del rapporto tra architettura moderna, produzione e progetto sociale elaborato intorno alla figura di Adriano Olivetti.
«Tutelare non significa fermare il tempo»
Restaurare il nido significava dunque affrontare una sfida particolarmente delicata: conservare un'architettura conosciuta e studiata a livello internazionale senza trasformarla in un monumento immobile.
«Tutelare non significa fermare il tempo – ha osservato Chiantore – significa permettere a ciò che abbiamo ricevuto di continuare a vivere».
Ed è esattamente ciò che accade da oggi: «Un edificio nato per i bambini ritorna ai bambini».
Il recupero assume così un significato che supera la pur importante dimensione architettonica. Il patrimonio olivettiano torna a essere utilizzato per ciò per cui era stato immaginato.
Una scelta non scontata in un'epoca nella quale molti edifici storici perdono definitivamente la propria funzione originaria.
Un nido per la nuova Ivrea
Ma la città alla quale viene restituito il Nido Olivetti non è più quella degli anni Quaranta.
È una Ivrea, ha ricordato il sindaco, «più plurale nelle provenienze, nelle culture, nelle sensibilità e nelle fedi».
Per questo anche un servizio educativo pubblico e laico può diventare uno spazio nel quale le differenze imparano a incontrarsi.
«Non occorre essere uguali per crescere insieme. Questo i bambini lo sanno», ha detto Chiantore.
Saranno proprio loro, secondo il sindaco, a restituire pienamente vita all'edificio: con le voci, le domande, le scoperte e quella quotidianità senza la quale anche l'architettura più celebrata rischierebbe di diventare soltanto qualcosa da osservare.
«La Regione continuerà a sostenere operazioni come questa»
Soddisfazione anche da parte dell'assessora regionale all'Istruzione Daniela Cameroni, che ha portato il saluto della Regione Piemonte e del presidente Alberto Cirio.
«La Regione ha sostenuto e continuerà a sostenere operazioni di questo tipo», ha spiegato, sottolineando il valore della scelta di utilizzare l'opportunità offerta dal PNRR per recuperare «un edificio storico di pregio» profondamente legato all'identità di Ivrea.
L'assessora ha rivolto quindi il proprio pensiero soprattutto alle famiglie.
«Questo edificio poteva restare una scatola, invece è stato restituito alla comunità. Da oggi siete voi genitori e i vostri bambini a dargli nuovamente vita».
Il pensiero di Olivetti torna a vivere
La riapertura assume infine un valore particolare perché recupera non soltanto muri, vetrate, giardini e spazi progettati più di ottant'anni fa, ma quella parte immateriale del patrimonio olivettiano che l'UNESCO stesso riconosce come componente essenziale dell'esperienza eporediese: l'idea che produzione, benessere sociale, cultura e qualità degli spazi possano appartenere allo stesso progetto di comunità.
Il calendario prevede inoltre un'apertura alla città il 5 settembre, mentre il 3 ottobre sarà organizzato un convegno dedicato alla cultura dell'infanzia.
Ma il gesto più significativo è avvenuto già questa mattina.
Terminati i discorsi, le autorità hanno lasciato spazio ai veri protagonisti. I bambini hanno attraversato i corridoi appena recuperati e iniziato il loro inserimento.
Dopo nove anni di silenzio, nel Nido Adriano Olivetti sono tornate le loro voci.
Ed è forse questo il restauro più importante.