Dall’11 al 27 settembre 2026 torna “La Postura del Consenso”: la settima edizione trasforma CAP10100 e Spazio Baôm in luoghi di spettacolo, produzione e confronto
A che punto siamo con la parità di genere? E soprattutto: quanto è diventato realmente uguale il diritto di immaginare il proprio futuro, creare, lavorare e affermarsi per chi si riconosce nel genere femminile?
La settima edizione del Festival La Postura del Consenso, in programma a Torino dall’11 al 27 settembre, parte da una domanda e sceglie di non nascondere l’incertezza della risposta. Non a caso il titolo di quest’anno è “IN ALTO MARE?”.
Il punto interrogativo conta quasi quanto le tre parole che lo precedono. Perché il festival, prodotto dall’Associazione Teatrale Orfeo, non vuole presentare la parità come un traguardo già raggiunto, ma utilizzarla come lente attraverso cui osservare il presente della cultura e dello spettacolo.
Per quindici giorni CAP10100, in corso Moncalieri 18, e Spazio Baôm, al Cortile del Maglio, diventeranno così due approdi di una navigazione che attraverserà musica dal vivo, teatro, performance, stand-up comedy, divulgazione, incontri, libri, workshop, mentoring e networking.
Più che una semplice successione di spettacoli, l'obiettivo è costruire uno spazio nel quale la cultura possa tornare a essere anche domanda, relazione e possibilità.
Quando salire sul palco significa anche conquistare uno spazio
La questione posta da “IN ALTO MARE?” va oltre la presenza femminile nei cartelloni. Riguarda chi può produrre cultura, chi dispone delle opportunità per farlo, quali voci riescono a emergere e quali reti professionali consentono a un talento di trasformarsi in un percorso artistico.
È qui che la settima edizione cerca una propria identità precisa.
Oltre 20 artiste e professioniste attraverseranno il festival, che punta a rafforzare la propria funzione non soltanto come luogo nel quale mostrare opere già realizzate, ma come laboratorio nel quale produrre, incontrarsi e creare nuove connessioni professionali.
Una prospettiva particolarmente significativa in una città come Torino, dove accanto alle grandi istituzioni culturali continua a muoversi una costellazione di associazioni, spazi indipendenti, musiciste, attrici, performer, produttrici e progettiste culturali.
Da questa realtà nasce “SCHIUSE – Torino non si apre da sola”, uno dei nuovi progetti annunciati per il 2026.
Il titolo è già una dichiarazione d'intenti: le porte del sistema culturale non necessariamente si aprono da sole. Talvolta occorre costruire occasioni, alleanze e reti capaci di mettere in comunicazione chi crea e chi produce.
SCHIUSE nasce proprio per collegare artiste, produttrici e realtà indipendenti torinesi, trasformando il networking da formula spesso utilizzata nel linguaggio professionale a pratica concreta di condivisione.
Da Whitemary alle nuove generazioni: la musica come confronto
Tra i nomi spicca Whitemary, una delle figure riconoscibili della scena elettronica italiana contemporanea, insieme a La Cantautrice.
Ci saranno poi Rossa Perpendicolare, progetto di Virginia Veludo, e Maura Bloom, mentre uno spazio importante sarà riservato alle nuove generazioni con Camilla PNK, PAN DAN e DIORA MADAMA.
Il rapporto con la scena torinese passerà anche attraverso interventi di artiste come Ellie Cottino e Sista Sofy.
Una giornata sarà invece interamente dedicata al rap e alla cultura hip hop. Una scelta che allarga ulteriormente lo sguardo del festival verso un linguaggio nato come espressione dello spazio urbano e diventato uno dei principali territori nei quali le nuove generazioni costruiscono identità, racconto e appartenenza.
Musica elettronica, cantautorato e hip hop finiscono così per convivere all'interno della stessa domanda: chi ha oggi il diritto e soprattutto la possibilità concreta di prendere la parola?
Margot, una storia della musica italiana da riportare al presente
Tra i progetti culturalmente più interessanti della nuova edizione anche una produzione originale dedicata a Margherita “Margot” Galante Garrone, cantautrice, attrice e figura singolare della cultura italiana del Novecento.
A raccontarla saranno Alice Mammola e Gloria Cuminetti.
È un progetto che introduce nel festival anche il tema della memoria. Perché interrogarsi sulla presenza delle donne nella cultura contemporanea significa inevitabilmente recuperare le storie di quelle che hanno attraversato musica, teatro e spettacolo quando conquistare autonomia artistica era ancora più difficile.
Riportare Margot sulla scena non significa dunque soltanto celebrare un'artista, ma creare un ponte tra generazioni e chiedersi quanto delle battaglie culturali del passato continui a risuonare nel presente.
Non soltanto donne: il confronto arriva al maschile
C'è infine una scelta che rende particolarmente interessante la conclusione del festival.
Il 27 settembre al CAP10100 arriverà la tappa torinese di “Hey Man! Un imprevisto festival maschile”, progetto che apre uno spazio pubblico di partecipazione e confronto intorno all'universo maschile.
Una presenza tutt'altro che estranea al tema della manifestazione.
Parlare di parità, infatti, non significa confinare il discorso all'universo femminile. Significa interrogare anche modelli maschili, linguaggi, educazione, relazioni e rappresentazioni che hanno contribuito a costruire gli equilibri – e gli squilibri – della società.
La parità smette così di essere una “questione delle donne” e diventa un problema culturale collettivo.
Torino come laboratorio culturale
L'edizione 2026, realizzata con il sostegno della Fondazione per la Cultura della Città di Torino e della Fondazione Compagnia di San Paolo, nell'ambito del bando Festival Musicali della Città di Torino e con il patrocinio della Città, guarda soprattutto alla produzione locale e nazionale.
È anche una tappa di passaggio: nelle intenzioni degli organizzatori, il percorso dovrà preparare un'edizione 2027 maggiormente internazionale.