Dai cani agli oltre venti maialini vietnamiti, fino a decine di uccelli e alla fauna selvatica: una task force è intervenuta per mettere in sicurezza la struttura
Cinque cani, oltre venti maialini vietnamiti, conigli e galline. E poi cocorite, diamantini, tortore, colombe, un’anatra, un piccione. Persino una lepre, una starna e quattro passeriformi.
Oltre settanta animali, specie diversissime tra loro, concentrati all’interno di una cascina di Avigliana e improvvisamente rimasti senza le necessarie cure.
È lo scenario particolarmente complesso nel quale si sono trovati a intervenire forze dell’ordine e veterinari dopo che il proprietario degli animali era stato sottoposto a un provvedimento dell’autorità giudiziaria.
Per recuperarli, verificarne le condizioni e soprattutto trovare una sistemazione adeguata per ciascuno di loro è stata necessaria una imponente operazione congiunta, con una vera e propria task force mobilitata sul territorio.
La cascina e quelle condizioni igieniche diventate sempre più difficili
Gli animali non erano stati completamente dimenticati.
Alcuni vicini e il nipote del proprietario avevano infatti cercato di fare ciò che era possibile nell’immediato, occupandosi di garantire loro il cibo ed evitando così conseguenze che avrebbero potuto essere ben più gravi.
Ma nutrire oltre settanta animali non poteva bastare.
La mancanza di una gestione continuativa e, soprattutto, l’assenza degli indispensabili interventi strutturali di pulizia avevano progressivamente determinato condizioni igienico-sanitarie particolarmente precarie all’interno della cascina.
Serviva dunque un intervento organizzato. E serviva in fretta.
Ad Avigliana scatta la maxi operazione
La complessità della situazione ha portato alla mobilitazione di professionalità e competenze differenti.
Sul posto sono intervenuti la Polizia Metropolitana, i militari del Nucleo Carabinieri Forestale di Giaveno, la Polizia Municipale di Avigliana e i veterinari dell’Asl TO3. Una task force necessaria proprio per affrontare contemporaneamente gli aspetti sanitari, logistici e di tutela degli animali.
Una delle prime preoccupazioni riguardava naturalmente le loro condizioni fisiche.
Ed è proprio dai controlli veterinari che è arrivata la notizia più rassicurante: nonostante la situazione ambientale particolarmente precaria, gli animali presentavano nel complesso un buono stato di salute.
Un dato tutt’altro che scontato considerando le condizioni nelle quali gli operatori li avevano trovati.
Il censimento: più di 70 animali e una sorprendente varietà di specie
Solo con il censimento è diventata evidente fino in fondo la dimensione dell’intervento.
All’interno della cascina sono stati individuati 5 cani e oltre 20 suini vietnamiti, oltre a conigli, galline e altri animali da cortile.
Ma è soprattutto il numero di volatili a impressionare: 13 cocorite, 7 diamantini, 25 tortore, 2 colombe ornamentali, un’anatra e un piccione.
A questi si aggiungeva la fauna selvatica: una lepre, una starna e quattro passeriformi.
Una sorta di piccolo universo animale racchiuso nello stesso luogo.
Ed è stata proprio questa straordinaria eterogeneità a rendere impossibile una soluzione unica: un cane ha esigenze completamente diverse da quelle di una lepre; un maialino vietnamita non può essere gestito come una cocorita o una tortora.
Per ciascuno bisognava trovare la destinazione giusta.
I cinque cani al “100 Code” di Sant’Antonino di Susa
È iniziata così la seconda fase dell’operazione: il ricollocamento degli animali.
I cinque cani sono stati trasferiti e presi in carico dal canile “100 Code” di Sant’Antonino di Susa, dove potranno ricevere l’assistenza necessaria.
Un percorso differente è stato invece individuato per la fauna selvatica.
La lepre, la starna, i quattro passeriformi e gli altri esemplari di avifauna selvatica sono stati affidati al CANC – Centro Animali Non Convenzionali di Grugliasco, struttura specializzata nella gestione di animali con necessità particolari.
Per gli altri esemplari sono state individuate soluzioni sul territorio: cocorite e diamantini sono stati provvisoriamente affidati a una vicina di casa, mentre conigli e galline sono stati presi in carico dal nipote del proprietario.
Un’operazione costruita animale per animale
Dietro l’intervento di Avigliana non c’è stato dunque soltanto il trasferimento di decine di animali da una cascina.
C’è stato un lavoro più complesso: censirli, controllarne lo stato di salute, distinguere gli animali domestici dalla fauna selvatica e costruire una soluzione differente a seconda delle esigenze di ogni specie.
Un’operazione resa possibile dalla collaborazione tra forze dell’ordine, servizi veterinari e centri specializzati.
La sinergia tra i diversi soggetti intervenuti ha permesso di riportare rapidamente la cascina in condizioni di sicurezza e, soprattutto, di assicurare agli animali un riparo e un’assistenza adeguata. Il ricollocamento è avvenuto con il consenso del proprietario.
Una storia di cronaca che poteva finire diversamente
Alla fine restano i numeri: più di settanta animali da gestire, decine di volatili, oltre venti suini vietnamiti, cinque cani e una mobilitazione che ha coinvolto più enti.
Ma dietro quei numeri ci sono esseri viventi che, da un giorno all’altro, si sono ritrovati senza la persona che fino a quel momento se ne occupava.
E ci sono anche quei vicini e quel nipote che, prima ancora dell’arrivo della task force, hanno cercato di garantire almeno il cibo necessario per evitare il peggio.
Poi è arrivata la macchina dei soccorsi.
Divise, veterinari, trasporti, controlli, strutture specializzate. Un lavoro necessariamente tecnico e organizzativo che, alla fine, può essere raccontato con una frase molto più semplice: oltre settanta animali hanno trovato qualcuno disposto a prendersi cura di loro.
E in una cascina di Avigliana che rischiava di trasformarsi nel teatro di un’emergenza ben più grave, questa è la notizia che conta di più.