La fantasia dello spaccio nel Torinese: droga tra calzini, gomme da masticare e borse frigo. Cinque arresti

Un cappello tirolese insospettisce i Carabinieri, una lite tra vicini fa scoprire 17 piante di canapa. Da Chieri al Canavese, i nascondigli più insoliti della droga finiscono sotto la lente degli investigatori

Un vistoso cappello da donna in stile tirolese, una manovra improvvisa al volante e quella sensazione che qualcosa non quadrasse. È cominciato così uno degli ultimi interventi antidroga dei Carabinieri nel Torinese.

Una scena quasi surreale che, nel giro di pochi minuti, avrebbe però assunto i contorni di un'operazione di ben altra portata: 2,3 chili di cocaina nascosti in una borsa frigo, migliaia di euro in contanti e persino un'accetta.

È uno degli episodi che compongono il mosaico degli ultimi cinque arresti eseguiti dai Carabinieri del Comando Provinciale di Torino per detenzione ai fini di spaccio. Operazioni diverse tra loro, dalla collina torinese al Canavese e alla prima cintura del capoluogo, ma accomunate da un particolare: i nascondigli scelti per tentare di sottrarre la droga ai controlli.

La borsa frigo con 2,3 chili di cocaina

Il primo episodio si è consumato tra Chieri e Pino Torinese. A insospettire i militari della Sezione Radiomobile di Chieri sarebbe stato proprio l'insolito copricapo indossato dal conducente di un crossover, insieme a una brusca manovra dell'auto.

La pattuglia ha deciso di fermare il mezzo lungo corso Chieri, in direzione Pino Torinese.

A bordo viaggiavano due uomini: il conducente, di origine nordafricana e già sottoposto alla detenzione domiciliare, e un passeggero centrafricano. Secondo quanto riferito dai Carabinieri, entrambi avrebbero mostrato un evidente nervosismo durante il controllo. I sospetti hanno lasciato spazio alla perquisizione. Dentro una borsa frigo, i militari hanno trovato 2,3 chilogrammi di cocaina. Insieme alla droga sarebbero stati recuperati 4.200 euro in contanti e un'accetta.

I due uomini sono stati arrestati con l'accusa di detenzione ai fini di spaccio e condotti nel carcere Lorusso e Cutugno di Torino, a disposizione dell'Autorità giudiziaria.

Cuorgnè, tutto parte da una lite tra vicini

A decine di chilometri di distanza è invece una banale lite di vicinato a mettere i Carabinieri sulla strada di un'altra scoperta.

Siamo a Salto, frazione di Cuorgnè. Secondo la ricostruzione, un uomo di 72 anni avrebbe acceso un fuoco di sterpaglie sul terreno del vicino. Ne nasce un diverbio e viene richiesto l'intervento dei Carabinieri.

Quella che sembrava una questione di confini, fumo e rapporti di vicinato prende però una piega completamente diversa. Nel giardino del 72enne, i militari delle Stazioni di Cuorgnè, Rivarolo Canavese e Castellamonte scoprono 17 piante di canapa, cinque delle quali con infiorescenze.

Non solo. Vengono trovati anche diversi barattoli di vetro contenenti marijuana per oltre mezzo chilo. Una volta estirpate, le piante avrebbero raggiunto complessivamente un peso di 9,9 chilogrammi.

Per l'anziano sono scattati gli arresti domiciliari nella propria abitazione, in attesa della convalida. Sul caso procede la Procura di Ivrea.

Il calzino nel portaombrelli tradito dal suo “gemello”

Se a Cuorgnè è stata una lite a far scattare gli accertamenti, nella prima cintura torinese è invece un calzino abbandonato nel portaombrelli condominiale a diventare un elemento decisivo dell'indagine.

I Carabinieri della Sezione Operativa e Radiomobile della Compagnia di Venaria avevano sorpreso un uomo di 48 anni mentre avrebbe ceduto 0,71 grammi di cocaina nei pressi della propria abitazione.

Il controllo viene quindi approfondito. Nel vano condominiale, all'interno di un portaombrelli, i militari trovano un calzino contenente 76 grammi di sostanza stupefacente. Ma come collegarlo al 48enne? La risposta arriva durante la successiva perquisizione dell'abitazione. In casa viene trovato l'altro calzino della coppia, che secondo gli investigatori presentava marca e caratteristiche identiche a quello utilizzato come nascondiglio.

Un dettaglio apparentemente insignificante che avrebbe consentito ai militari di attribuire all'uomo anche lo stupefacente recuperato nelle parti comuni del condominio.

Nell'abitazione sono stati inoltre sequestrati un bilancino di precisione e 830 euro in contanti. L'arresto è stato convalidato dall'Autorità giudiziaria di Torino, che ha disposto per il 48enne gli arresti domiciliari.

Nole Canavese, la cocaina nascosta nelle gomme da masticare

L'ultimo episodio porta a Nole Canavese, dove i Carabinieri della Sezione Operativa e Radiomobile di Venaria hanno arrestato in flagranza un uomo di 73 anni, sorpreso, secondo quanto ricostruito dai militari, mentre cedeva sostanza stupefacente a una donna.

Durante la perquisizione personale e dell'automobile, vicino allo sterzo viene scoperto un involucro termosaldato contenente cocaina. Gli investigatori decidono così di proseguire il controllo nell'abitazione. È qui che emerge un altro nascondiglio: un pacchetto di gomme da masticare. All'interno, anziché chewing gum, i Carabinieri trovano circa 18 grammi di cocaina. La perquisizione porta inoltre al sequestro di circa 16 grammi di sostanza da taglio, un bilancino di precisione, materiale utilizzabile per il confezionamento delle dosi e 1.650 euro in contanti.

Ma a richiamare l'attenzione degli investigatori sono anche alcuni manoscritti. Sui fogli sarebbero riportati importi e nominativi che gli inquirenti ritengono riconducibili a presumibili acquirenti.

Il 73enne è stato successivamente sottoposto all'obbligo di presentazione alla Polizia giudiziaria, secondo quanto disposto dalla Procura di Ivrea, titolare del procedimento.

Dalla borsa frigo al portaombrelli: la fantasia dello spaccio

Una borsa termica, un calzino nascosto nelle parti comuni di un palazzo, un pacchetto di gomme da masticare. E, in un altro caso, una coltivazione scoperta dopo una lite tra confinanti.

Cambiano i luoghi e cambiano gli espedienti, ma il filo conduttore delle operazioni resta lo stesso: il contrasto allo spaccio sul territorio della provincia di Torino.

E in questa sequenza di controlli c'è quasi sempre un particolare apparentemente secondario a imprimere una svolta: un cappello troppo vistoso, un gesto nervoso, un incendio di sterpaglie, un calzino senza il suo compagno.

Dettagli ordinari che, osservati con gli occhi degli investigatori, hanno finito per raccontare tutt'altra storia.

Si precisa che i procedimenti penali sono nella fase delle indagini e che, per le persone coinvolte, vale il principio di presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.

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