Chiesa Parrocchiale gremita per il concerto del Des Brass Quintet: tra fede, superstizioni e credenze popolari, la musica riscopre la memoria e le antiche tradizioni di Cantoira
A Cantoira, per una sera, il confine tra sacro e profano ha avuto il suono degli ottoni. Cinque strumenti, le navate di una chiesa gremita e una partitura ideale scritta molto prima delle note: quella composta nei secoli dalla fede, dalle superstizioni e dalle credenze popolari di una comunità di montagna.
È da questo intreccio che il Des Brass Quintet ha costruito il concerto ospitato nella Chiesa Parrocchiale nell’ambito del Festival dei Saperi, promosso dall’Unione Montana Valli di Lanzo, Ceronda e Casternone.
Quando gli ottoni raccontano la memoria
Più che una semplice esibizione, un viaggio musicale dentro la memoria di Cantoira. I cinque giovani musicisti hanno attraversato un repertorio ricco e variegato seguendo il filo conduttore del “sacro e profano”: due mondi apparentemente opposti che, nella cultura popolare delle Valli di Lanzo, hanno spesso finito per sfiorarsi, sovrapporsi e convivere.
La musica ha permesso di raccontare questa zona di confine senza trasformarla in una lezione di storia. Gli ottoni hanno fatto da voce a un patrimonio immateriale fatto di devozione e tradizioni, paure e speranze, riti e racconti tramandati nel tempo. Una formula che ha conquistato il pubblico, che ha riempito la Parrocchiale e accompagnato l’esibizione del quintetto con lunghi e calorosi applausi.
«Siamo molto soddisfatti per la partecipazione e per l’interesse con cui è stata accolta la proposta – sottolinea Franca Vivenza, sindaca di Cantoira e assessore dell’Unione Montana Valli di Lanzo, Ceronda e Casternone –. La serata ci ha permesso di affrontare un tema profondamente legato a Cantoira attraverso un linguaggio diverso e capace di coinvolgere».
L’ultima nota apre un’altra storia
Ma l’ultima nota del concerto non rappresenta la conclusione del progetto. È, piuttosto, l’inizio di una nuova ricerca.
Il Festival dei Saperi proseguirà infatti con un approfondimento dedicato ai luoghi della fede, ai riti e alle usanze che hanno attraversato le generazioni. L’intento è andare alla ricerca delle testimonianze ancora presenti sul territorio e ricostruire, attraverso di esse, non soltanto come vivevano gli abitanti di un tempo, ma anche come guardavano il mondo e cercavano di interpretare ciò che non riuscivano a spiegare.
Le voci da salvare prima del silenzio
È un patrimonio fragile, perché fatto anche di memoria orale, piccoli gesti e consuetudini che rischiano di scomparire insieme alle ultime persone capaci di ricordarli.
«Vogliamo conoscere meglio ciò che ci è stato lasciato e raccogliere elementi che rischierebbero altrimenti di andare perduti – conclude Vivenza –. Sono tracce preziose del nostro passato, parte integrante dell’identità di Cantoira, che meritano di essere conservate e trasmesse alle nuove generazioni».
Così, dopo aver affidato agli ottoni il compito di raccontare il confine tra sacro e profano, Cantoira prova ora ad ascoltare un’altra musica: quella più sommessa della propria memoria. E a raccoglierne le voci prima che il tempo le trasformi in silenzio.