Un impianto di potabilizzazione da 800 litri al secondo, una rete di distribuzione lunga 140 chilometri e un bacino di utenza di circa 130mila persone: sono i numeri del nuovo acquedotto della Valle Orco, inaugurato ieri mattina, sabato 28 marzo, a Locana, in frazione Praie, e destinato a rifornire una cinquantina di Comuni tra Canavese, Eporediese e Calusiese.
L’opera, realizzata da SMAT, ha richiesto un investimento complessivo di oltre 254 milioni di euro, con una parte significativa delle risorse provenienti dal PNRR e da fondi statali per le infrastrutture strategiche.
Dalle dighe alpine all’acqua potabile
Il sistema si basa sull’utilizzo delle acque di alta montagna del Parco del Gran Paradiso, raccolte negli invasi dell’Agnel, di Ceresole, Eugio, Serrù e Teleccio, per una capacità complessiva di circa 84 milioni di metri cubi.
Finora utilizzata quasi esclusivamente per la produzione di energia idroelettrica, l’acqua degli invasi del Gran Paradiso viene ora progressivamente destinata anche al consumo potabile. Un passaggio reso possibile grazie alla realizzazione di un articolato sistema infrastrutturale che comprende l’opera di presa a Bardonetto, il nuovo impianto di potabilizzazione di Locana, un serbatoio di accumulo e una rete di collegamento integrata con gli acquedotti esistenti.
Il risultato è un sistema moderno e interconnesso, progettato per garantire continuità e sicurezza nell’erogazione dell’acqua anche nei periodi più critici, come quelli segnati da siccità o riduzione delle risorse idriche.
Tempi record e fondi PNRR
I lavori, avviati ufficialmente nel novembre 2023, sono stati completati in poco più di due anni. Un cronoprogramma rapido per un’infrastruttura di questa scala.
«È una dimostrazione concreta di capacità del fare – ha dichiarato il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin –. I tempi di realizzazione non erano scontati. Qui i fondi del PNRR sono stati utilizzati in modo efficace, per un’opera che guarda al futuro».
Alla cerimonia erano presenti anche la vicepresidente del Senato Anna Rossomando e l’assessore regionale Matteo Marnati e la presidente dell'ATO3, Loredana Devietti insieme a numerosi sindaci, amministratori locali, tecnici e ai consiglieri regionali Paola Antonetto, Alberto Avetta e Mauro Fava.
Sicurezza idrica e cambiamenti climatici
L’obiettivo dell’intervento è mettere in sicurezza l’approvvigionamento idrico di un’area tradizionalmente esposta a criticità, aggravate dagli effetti dei cambiamenti climatici.
Secondo l’amministratore delegato di SMAT, Armando Quazzo, l’infrastruttura «consentirà di utilizzare per scopi idropotabili le acque degli invasi del Gran Paradiso, migliorando quantità, qualità e distribuzione della risorsa e riducendo la vulnerabilità del sistema».
Una linea condivisa dal presidente Paolo Romano, che ha sottolineato la necessità di rafforzare la resilienza idrica attraverso investimenti strutturali e una gestione industriale del servizio.
Un modello per le infrastrutture idriche
L’acquedotto della Valle Orco si inserisce tra i principali interventi nazionali per l’adattamento ai nuovi scenari climatici e alla crescente pressione sulla risorsa acqua.
La scelta di utilizzare invasi di alta montagna rappresenta un cambio di paradigma nella gestione idrica: dall’uso energetico prevalente a un modello integrato, capace di garantire acqua potabile di alta qualità e maggiore sicurezza per i territori.
Con il completamento dell’opera, il Piemonte si dota così di un’infrastruttura strategica destinata a diventare un riferimento per la pianificazione idrica su scala nazionale.

