Groscavallo, Ingria, Pont e Sparone chiedono l’ingresso nell’area protetta, Ribordone punta a estenderne i confini. In Regione il confronto su biodiversità, pascoli e contributi
Allargare il Parco nazionale del Gran Paradiso significa scegliere come proteggere la montagna e quali prospettive offrire a chi continua ad abitarla e lavorarla.
È questo il nodo politico e ambientale emerso dall’audizione in V Commissione del Consiglio regionale del Piemonte: una proposta che parte dalle amministrazioni locali e mette alla prova la possibilità di tenere insieme conservazione della biodiversità, attività agropastorali e sviluppo delle comunità alpine.
Il progetto riguarda le richieste di ingresso di Groscavallo, Ingria, Pont Canavese e Sparone, oltre all’estensione dell’area protetta a Ribordone, Comune già parzialmente compreso nel Parco. L’ampliamento resta un percorso aperto, con ulteriori passaggi tecnici e istituzionali da affrontare.
Una scelta dei territori che chiama in causa la politica regionale
A presiedere l’audizione è stato Sergio Bartoli, della Lista Civica Cirio Presidente, che ha individuato nell’iniziativa dei Comuni l’elemento politico centrale della proposta.
«Il dato più significativo è che questa richiesta nasce dai territori e dalla volontà delle amministrazioni locali», ha dichiarato Bartoli, collegando l’ampliamento alla possibilità di valorizzare comunità, produzioni locali e turismo sostenibile.
La richiesta delle amministrazioni porta dunque in Consiglio regionale una questione concreta: quali condizioni possono rendere la tutela ambientale un’opportunità anche per l’economia della montagna?
L’estensione dei confini, da sola, non risolve il rapporto tra protezione degli ecosistemi, lavoro e gestione del territorio. A definirlo saranno anche le regole applicate alle nuove aree e il coinvolgimento delle categorie interessate.
Biodiversità e habitat forestali: le ragioni ambientali
Nel corso dell’incontro, il presidente del Parco Mauro Durbano e la direttrice facente funzioni Sonia Calderola hanno illustrato il valore naturalistico dei territori proposti, richiamando una valutazione favorevole di ISPRA sotto il profilo ecologico.
Tra gli elementi evidenziati figurano habitat forestali oggi meno rappresentati nell’area protetta, specie di interesse conservazionistico e il rafforzamento della continuità ecologica sul versante transfrontaliero.
La prospettiva ambientale riguarda quindi anche la qualità degli ecosistemi da includere e le connessioni tra le aree naturali. Un aspetto sul quale la Commissione dovrà poter svolgere i propri approfondimenti: Bartoli ha chiesto di acquisire la relazione ISPRA e la relativa cartografia, documenti necessari per esaminare nel dettaglio la proposta.
Pascoli e contributi agricoli, il passaggio decisivo
Uno dei punti più delicati riguarda la futura zonizzazione, cioè la classificazione delle aree e delle attività consentite al loro interno. Per agricoltori e allevatori è un passaggio sostanziale, perché interessa l’utilizzo dei pascoli e la compatibilità con gli strumenti di sostegno al settore.
L’Ente Parco ha riferito di verifiche in corso anche con ARPEA, finalizzate a evitare incompatibilità tra classificazione dei terreni, pascolamento e accesso ai contributi agricoli. Gli esiti di questi approfondimenti saranno importanti per chiarire gli effetti dell’ampliamento sulle attività esistenti.
«Chi vive e lavora in montagna deve essere parte integrante di questo percorso», ha sottolineato Bartoli, chiedendo regole chiare e attenzione alle eventuali criticità.
È su questo terreno che la proposta dovrà trovare un equilibrio concreto: proteggere habitat e specie, assicurando al tempo stesso un confronto effettivo con chi gestisce quotidianamente prati, pascoli e aziende.
Il confronto con i sindaci e i prossimi passaggi
All’audizione hanno partecipato i sindaci di Groscavallo Giuseppe Giacomelli, Ingria Igor De Santis e Ribordone Guido Bellardo Gioli, insieme alla vicesindaca di Groscavallo Maria Cristina Cerutti Dafarra.
È stata inoltre manifestata la disponibilità a ulteriori momenti di ascolto con amministrazioni e associazioni di categoria.
Per il Gran Paradiso si apre così un confronto che va oltre la ridefinizione di una mappa.
La sfida politica sarà tradurre la fiducia espressa dai Comuni in un progetto sostenuto da documentazione scientifica, regole comprensibili e prospettive credibili per le comunità locali.
L’ampliamento è ancora da completare: il rapporto tra tutela ambientale e lavoro in montagna sarà uno dei suoi principali banchi di prova.