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Castellamonte, una lampada passa di mano: il volontariato che diventa promessa

La cerimonia della Croce Rossa celebra le nuove Infermiere Volontarie. Un rito racconta dedizione, solidarietà e quella scelta silenziosa di esserci quando qualcuno ha bisogno

Una piccola lampada di terracotta simbolica, custodita tra le mani e poi consegnata ad altre mani. Un gesto semplice, quasi intimo, capace però di raccontare molto più di una cerimonia. Racconta una scelta, una responsabilità e soprattutto una promessa: esserci per gli altri.

Domenica scorsa, piazza della Repubblica a Castellamonte è diventata il teatro di uno dei momenti più solenni e simbolici della Croce Rossa Italiana: la cerimonia del passaggio della lampada delle Infermiere Volontarie, le Crocerossine.

All'ombra della grande stufa di Ugo Nespolo, uno dei simboli più riconoscibili della città, non è andato in scena soltanto un rito legato alla tradizione della Croce Rossa. È stata soprattutto una giornata dedicata al valore del volontariato, a quelle donne e a quegli uomini che scelgono di mettere tempo, capacità, professionalità ed energie al servizio di chi attraversa un momento di difficoltà.

Perché dietro una divisa ci sono persone. Dietro ogni intervento ci sono ore sottratte alla propria quotidianità. E dietro quella lampada che passa da una Crocerossina all'altra c'è una storia che continua.

Una luce che attraversa le generazioni

Il momento più atteso è arrivato quando le nuove Crocerossine hanno ricevuto simbolicamente il testimone dalle consorelle che le hanno precedute.

Una lampada che non rappresenta semplicemente l'ingresso in un Corpo, ma racchiude l'impegno assunto dalle Infermiere Volontarie della Croce Rossa Italiana e la fedeltà a quattro parole che ne sintetizzano la missione:

«Ama, conforta, lavora, salva».

Quattro verbi. Poche parole dietro le quali si nasconde un universo fatto di preparazione, disciplina, sacrificio, assistenza e umanità.

Le Infermiere Volontarie sono chiamate quotidianamente a essere accanto alla popolazione civile e, quando necessario, a prestare il proprio servizio a supporto delle Forze Armate. Lo fanno spesso lontano dai riflettori, là dove c'è una persona da assistere, una fragilità da accompagnare, una ferita da curare o semplicemente qualcuno che ha bisogno di non sentirsi solo.

Ed è proprio questo che la cerimonia di Castellamonte ha saputo raccontare: il volontariato non è soltanto ciò che si fa, ma il modo in cui si sceglie di stare dentro una comunità.

Castellamonte abbraccia le Crocerossine

La piazza ha accolto autorità civili e militari, amministratori del territorio, rappresentanti della Croce Rossa e numerosi cittadini.

A fare gli onori di casa sono stati il sindaco di Castellamonte Pasquale Mazza e il presidente del Comitato locale della Croce Rossa Italiana Paolo Garnerone.

Alla cerimonia hanno preso parte il presidente nazionale della Croce Rossa Italiana Rosario Maria Gianluca Valastro, l'onorevole Alessandro Giglio Vigna, la senatrice Paola Ambrogio, l'assessore regionale Federico Riboldi, i consiglieri regionali Paola Antonetto, Sergio Bartoli, Roberto Ravello e Mauro Fava, il presidente del Comitato regionale Piemonte della Croce Rossa Italiana Vittorio Ferrero, il consigliere nazionale Cri Antonino Calvano e sorella Maria Rita Marinone, ispettrice delle Infermiere Volontarie Cri Piemonte e Valle d'Aosta.

A sottolineare la solennità della giornata anche la presenza della Fanfara Nazionale della Croce Rossa Italiana, che ha accompagnato con la musica i diversi momenti della manifestazione.

Ma al centro della piazza, al di là delle cariche e delle uniformi, è rimasto soprattutto quel gesto: una donna che consegna una luce a un'altra donna.

La lampada di Florence Nightingale e il significato di una scelta

Il simbolo della lampada affonda le proprie radici nella figura di Florence Nightingale, pioniera dell'assistenza infermieristica moderna, ricordata per le sue visite notturne ai soldati feriti durante la guerra di Crimea, quando percorreva gli ambienti di cura portando con sé una lampada.

Quella luce, diventata nel tempo simbolo universale della professione infermieristica, a Castellamonte ha assunto ancora una volta il significato di cura, presenza, conforto e speranza.

Durante la cerimonia la senatrice Paola Ambrogio ha letto un messaggio della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, dedicato proprio al significato del passaggio della lampada e alla missione delle Infermiere Volontarie.

Nel messaggio ha ricordato come la cerimonia custodisca «l'identità, la tradizione e i valori» delle Crocerossine e come la luce legata alla figura di Florence Nightingale sia diventata il simbolo di «una scelta di servizio, che continua a rinnovarsi attraverso le generazioni».

Un passaggio particolarmente significativo è stato rivolto alle allieve che, dopo il primo anno di formazione e il superamento degli esami, hanno ricevuto la lampada dalle volontarie che le hanno precedute. Con quel gesto, insieme al testimone, viene affidata loro la responsabilità di custodire e trasmettere un patrimonio fatto di competenza, umanità e solidarietà.

Alle nuove Infermiere Volontarie è stato rivolto l'augurio di portare sempre con sé quella luce, mantenendo viva la consapevolezza della scelta compiuta: stare accanto a chi ha bisogno con professionalità, coraggio e cura.

Quando donare il proprio tempo diventa un servizio alla comunità

Ed è forse proprio qui che la giornata di Castellamonte ha trovato il suo significato più profondo.

In un'epoca in cui il tempo sembra non bastare mai, scegliere di regalarne una parte agli altri è un gesto che conserva un valore enorme.

Il volontariato vive di persone che decidono di esserci. Non soltanto nelle emergenze che finiscono sulle prime pagine, ma soprattutto nella normalità: nell'assistenza, nell'ascolto, nella prevenzione, nella formazione e nella vicinanza quotidiana alle fragilità.

La Croce Rossa rappresenta da generazioni uno dei luoghi nei quali questa disponibilità prende forma concreta. Le Infermiere Volontarie ne sono una delle espressioni storiche più riconoscibili.

Dietro ogni uniforme c'è formazione. Dietro ogni turno c'è disponibilità. Dietro ogni intervento c'è qualcuno che ha scelto di non voltarsi dall'altra parte.

Una lampada accesa nel cuore di Castellamonte

Quando una cerimonia termina, le autorità lasciano la piazza, la musica si spegne e lentamente tutto torna alla normalità.

Ma alcune immagini rimangono.

A Castellamonte resterà quella della lampada passata di mano in mano.

Una luce piccola, certamente. Ma abbastanza forte da attraversare il tempo e unire chi ha servito ieri a chi sceglie di farlo oggi.

Perché il significato più autentico di quel rito non è custodire una tradizione soltanto per ricordare il passato. È affidarla a qualcuno perché possa portarla nel futuro.

E domenica, in piazza della Repubblica, quella luce ha raccontato soprattutto questo: finché ci saranno persone disposte a mettere una parte di sé al servizio degli altri, nessuna comunità sarà mai davvero sola.

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