“Sulle strade della Regina. Alle origini dell’auto” a Stupinigi. Carrozze e prime auto della Regina Margherita

“Sulle strade della Regina. Alle origini dell’auto” a Stupinigi. Carrozze e prime auto della Regina Margherita

Inaugurata giovedì 5 marzo la mostra dal titolo “Sulle strade della Regina. Alle origini dell’auto” che illustra il passaggio epocale dal trasporto ippotrainato al mondo dell’automobile attraverso una meravigliosa esposizione di carrozze ottocentesche ed i primi veicoli a motore.

L’allestimento voluto e programmato dalla direttrice dei siti museali della Fondazione Mauriziana, Marta Fusi supportata dalla responsabile di settore Daniela Amparore e loro collaboratori, rientra nel percorso di visita del complesso museale della Palazzina di Caccia di Stupinigi e concorre nei tanti appuntamenti previsti in ricordo del centenario della morte della prima Regina d’Italia Unita Margherita di Savoia, nata a Palazzo Chiablese in Torino nel 1851 e morta a Bordighera nel gennaio del 1926.

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Carrozze storiche e il passaggio alla mobilità moderna

A presentare le due distinte anime del trasporto privato di fine 800 sono stati Massimo Nicolotti collezionista privato di Pavone Canavese, con una serie di carrozze di servizio e padronali poste nell’ala sinistra della Citroniera di Ponente, ed il conservatore del Museo dell’Automobile di Torino Davide Lorenzone con una serie di autovetture d’epoca posizionate ai due lati della splendida galleria centrale aperta ai visitatori per l’occasione, illustrando al pubblico presente l’esposizione e le molte curiosità ruotanti attorno al mondo dei trasporti in un’epoca in cui i primi motori a scoppio avevano iniziato a sostituire i cavalli.

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La galleria delle auto d’epoca

Proprio Margherita, come ricordato dalla direttrice Marta Fusi, è stata la prima Regina europea a munirsi di patente quando queste si potevano contare sulle dita di una mano, come le stesse autovetture a motore che iniziavano a percorrere le polverose strade di uno stivale che stava cercando di costruirsi un futuro anche attraverso la nascente industria meccanica.

Va precisato che nei pensieri della Regina le carrozze reali, pur essendo magnifici manufatti che rappresentavano veri e propri capolavori d’arte, portavano alla memoria i più tristi momenti vissuti dalla stessa accanto al consorte Umberto: infatti i tre attentati contro la sua persona ebbero come scena del crimine una carrozza reale scoperta; il 17 novembre 1878 quando a Napoli Giovanni Passanante cercò di accoltellare il sovrano, come il 22 aprile 1897 a Roma dove Umberto schivò un colpo di coltello di Pietro Acciarito; mentre non potè nulla la sera del 29 luglio del 1900 a Monza quando l’anarchico Gaetano Bresci lo assassinò con alcuni colpi di pistola mentre era intento a salire sulla carrozza che avrebbe dovuto portarlo alla Villa Reale dove ad attenderlo c’era la moglie Margherita.

Palombella, Alcione e Sparviero

Ritornando a più lieti ricordi il binomio Margherita\mobilità è un insieme di caratteristiche a dimostrazione di come questa donna ebbe a cuore l’avvenire del proprio Paese attraverso tutto quello che si muoveva attorno ad una modernità che a piccoli passi faceva capolino in una società ove l’economia era ancora fortemente legata all’agricoltura: il suo garage personale poteva vantare molte auto che lei aveva battezzato con un nome particolare per renderle uniche, come la mitica “Palombella” costruita nel 1909, una berlina 35\45 HP la cui carrozzeria fu disegnata da Cesare Sala artigiano di Milano conosciuto e stimato per la sua raffinatezza nel delineare in modo elegante le sagome delle sue creature su ruote: 4 cilindri ed una velocità massima di 70 Km\h vantava una cilindrata di 7433cc ed è grazie ad un personaggio straordinario come Carlo Biscaretti di Ruffia se oggi possiamo ritrovarla intatta al Mauto.

Se la “Palombella” era forse la preferita da Margherita per i suoi spostamenti sui medi tragitti, “l’Alcione” piccola e snella decappottabile fu sicuramente la più adorata per le passeggiate brevi, nelle belle giornate primaverili: la sua velocità limitata permetteva agli ignari passanti di ammirare quel gioiellino color blu cobalto percorrere la strada lentamente e nello stesso tempo di sentire a volte la Regina invitare il suo autista ad aumentare l’andatura, cosa impossibile vista la piccola cilindrata del mezzo.

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Una delle auto in mostra provenienti dal MAUTO

Per i trasferimenti più impegnativi veniva usata invece l’auto Fiat 24 HP che Margherita chiamò “Sparviero”, un mezzo che garantiva una certa velocità ed anche una certa compattezza, eleganza e comodità interna: con a bordo la Regina Margherita l’auto pare abbia anche avuto un piccolo incidente durante un soggiorno in Val d’Aosta della sovrana che amava molto la vallata di Gressoney, la sera del 19 agosto 1905 di ritorno da una gita al Gran San Bernardo ma i danni furono fortunatamente minimi anche se lo spavento fu grande.

Un viaggio nel viale della Palazzina di Caccia

Improvvisamente mentre le ombre della sera calano su Nichelino e dintorni, il silenzio secolare nel quale è da sempre ammantata la splendida sagoma della Palazzina è rotto dallo scoppiettante motore di una misteriosa quanto incredibile “due posti” d’epoca che sfreccia nel viale principale con alla guida Davide Lorenzoni: generosamente invita i presenti a salire a turno accanto a lui per rivivere per un attimo l’emozione di un piccolo viaggio vissuto con il vento in faccia in uno spettacolare scenario da fiaba ove il grande cervo, simbolo silente del luogo posto sulla sommità ed al centro del maestoso complesso, assiste alla scena con una certa sorpresa.

Ma se le prime auto destano ancora oggi in tutti noi un misto di ammirazione e ricordi lontani, le antiche carrozze a cavallo continuano a meravigliarci per la loro elegante bellezza e per i tanti segreti che custodiscono e che spesso non conosciamo.

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Massimo Nicolotti e il mondo delle carrozze storiche

Mi aiuta in questo Massimo Nicolotti: statura alta, lineamenti signorili, uno sguardo che quando lo incontri comprendi che non è di questo mondo: due occhi che ti parlano del passato, un tempo che lui ha frequentato senza mai esserne partecipe ma che conosce alla perfezione perché è la stessa storia ad aver adottato la sua anima e di conseguenza la persona tutta; stivali scuri con ampio risvolto color crema, cappotto di foggia ottocentesca munito di grandi bottoni dal quale fa capolino un elegante foulard bianco, sul capo un cilindro nero che contribuisce con la sua eleganza nel donarci un uomo che appare di colpo come uscito dalla sua austera residenza pronto a salire a cassetta per prendere in mano le briglie dei ricordi.

Non puoi non notarlo e quindi mi avvicino per inquadrare meglio il personaggio che ad ogni passo mi pare sempre più alto, austero, una figura maestosa nella sua semplicità curata in ogni dettaglio che potrebbe anche incutere un certo timore vista la stazza che evidenzia con una certa timidezza forse con l’intento di metterti a tuo agio: iniziamo a parlare, a raccontarci, e dopo pochi minuti ho l’impressione di conoscerlo da tanto tempo; mi capita raramente e solo quando ho la certezza che in fondo il soggetto che ho davanti mi assomiglia tremendamente, semplicemente perché tutti e due apparteniamo a mondi ormai lontani ma in modo diversi cerchiamo di custodirne la memoria.

Curiosità sulle carrozze ottocentesche

Non ho il tempo di chiedere nulla perchè anche lui ha compreso, quindi ci avviamo assieme a conoscere le sue creature su quattro ruote ma per l’occasione privi di quegli splendidi cavalli che nella mente immagino nel traino di queste carrozze che ad ogni passo svelano mille segreti: dal filo spinato posto di traverso sul retro della vettura per impedire ai “portoghesi” dell’epoca di approfittare di un comodo passaggio, ai vetri molati delle carrozze, sicuramente il manufatto più fragile ed incline ad andare in frantumi nel percorrere le strade sterrate di un tempo, ove ogni metro percorso procurava un sobbalzo; Nicolotti mi svela quindi l’origine dell’antico monito piemontese, usato ancora oggi nelle nostre famiglie che recita “và pian che i vedar à van” ossia vai piano altrimenti i vetri si rompono! Quelli delle carrozze appunto.

Altra curiosità mi viene svelata sulla frase dialettale “tachè butun” che indica una persona desiderosa di conversare con chi incontra per strada: Massimo Nicolotti si avvicina ad una elegante carrozza a berlina di servizio e mi indica una cordicella presente all’interno che tramite un foro raggiunge il sedile del postiglione; questi attaccava e fissava la stessa, tramite un’asola posta alla sua sommità, ad un bottone del suo giaccone in modo che il passeggero tramite un lieve strattone poteva avvisare il conducente della necessità di doversi fermare.

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Un dialogo con il passato tra auto storiche e carrozze

Un mondo antico che riappare con tutte le sue certezze e contraddizioni in questo lembo di galleria sapientemente adattato al presente per farci scoprire molti segreti del nostro passato: il tempo trascorso con il “signore delle carrozze” mi ha distratto dai motori e mi sono quindi perso il giro nel viale sulla misteriosa quanto splendida vetturetta scoppiettante avendo però il tempo di ritrarre la direttrice Marta Fusi salutarmi mentre sfreccia a fari spenti nel piazzale con accanto l’esperto guidatore Davide Lorenzone che imperterrito sfida l’oscurità appena lacerata dalle tenui luci di una Palazzina che anche oggi è riuscita a sorprenderci.

In questo pur breve ed intenso dialogo con il passato ho riscoperto il piacere di immergermi per un attimo nel silenzio di un tempo che a volte inaspettatamente ritorna con passi miti e gentili.

La Regina Margherita e la nascita dell’automobile in Italia

Come promoter ed influencer che testimoniava la capacità manifatturiera italiana in tutti i settori lavorativi a cavallo della “Belle époque”, Margherita avrebbe sicuramente applaudito a questa iniziativa e sicuramente avrebbe accettato un passaggio dal conservatore delle sua amate auto per ripercorrere quei viali della memoria che ancora oggi circondano questa magnifica costruzione e ricordare i lunghi periodi di pace e tranquillità trascorsi accanto alla sua gente e al suo amato Piemonte.

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