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Popillia, l’allarme economico nel Canavese: 193 miliardi di nematodi per difendere vigneti ed Erbaluce

Coldiretti avvia una sperimentazione biologica su 77,5 ettari e coinvolge dieci aziende agricole. Nel mirino il coleottero che sta mettendo sotto pressione vigneti e produzioni di pregio

Non è più soltanto un’emergenza fitosanitaria. La Popillia japonica sta diventando un problema economico per l’agricoltura canavesana, con conseguenze particolarmente pesanti nei vigneti e sulle produzioni di qualità.

Per provare a interrompere il ciclo del coleottero prima della prossima stagione, Coldiretti ha scelto di puntare sulla lotta biologica, mettendo in campo un progetto pilota che coinvolge dieci aziende agricole e 77,5 ettari di terreno.

I numeri danno la misura dell’operazione: nei terreni interessati sono stati distribuiti complessivamente oltre 193 miliardi e 750 milioni di nematodi, con una densità di circa 2,5 miliardi per ettaro.

L’obiettivo è colpire la Popillia quando è ancora sotto terra, prima che gli adulti possano tornare a danneggiare vigneti, frutteti e altre colture nella primavera e nell’estate del 2027.

Popillia, il conto sempre più pesante per l’agricoltura

Il problema riguarda ormai una parte consistente del territorio piemontese, ma nel Torinese è soprattutto il Canavese a pagare un prezzo elevato. Il coleottero attacca vigne, frutteti e mais, ma si è diffuso anche nei parchi, nei giardini e sulle piante ornamentali.

A preoccupare maggiormente è l’impatto sulle imprese. Nelle aree canavesane interessate dall’infestazione, durante la vendemmia 2026 sono stati segnalati cali produttivi che possono arrivare fino al 50%, in un’annata già difficile per il comparto vitivinicolo.

In gioco non c’è quindi soltanto la quantità di uva raccolta, ma la tenuta economica di aziende che operano in un territorio caratterizzato da produzioni ad alto valore aggiunto.

Tra queste spicca l’Erbaluce di Caluso DOCG, una delle eccellenze enologiche del Canavese e una delle produzioni maggiormente esposte alla pressione della Popillia.

«Il coleottero che distrugge vigne, frutteti e mais – sottolinea il presidente di Coldiretti Torino, Bruno Mecca Cici – ha invaso ormai non solo i campi del Canavese e di molte altre aree della provincia, ma ha attaccato anche i parchi e i giardini di Torino oltre che ogni genere di pianta ornamentale che trova sui balconi dei condomini. Questo progetto interessa non solo l’economia agricola, ma vuole trovare una soluzione a disposizione di tutta la comunità».

Una risposta biologica al coleottero

Dopo le sperimentazioni con reti antinsetto e il ricorso ai tradizionali trattamenti, la nuova strategia punta sul nematode Heterorhabditis bacteriophora, organismo microscopico utilizzato nella lotta biologica.

Una volta distribuito nel terreno, il nematode individua le larve di Popillia presenti nel sottosuolo e le parassita. L'obiettivo è quindi intervenire all’origine, riducendo il numero di insetti che nella primavera successiva potranno emergere allo stadio adulto.

La sperimentazione torinese si inserisce in un progetto che vede anche il supporto tecnico-scientifico del Settore Fitosanitario della Regione Piemonte e il coinvolgimento, tra gli altri, del DISAFA dell’Università di Torino.

La scelta del periodo non è casuale. Settembre rappresenta infatti una fase particolarmente favorevole per l'intervento: le larve nate dopo la deposizione delle uova estive sono sviluppate ma non sono ancora entrate nella fase invernale.

Dieci aziende agricole coinvolte nel Canavese

Il progetto interessa soprattutto terreni vicini all'area viticola dell'Erbaluce e coinvolge dieci aziende: Giacometto Bruno di Caluso, Barone Anna Maria di Barone Canavese, Cordera Tiziana e Fratelli Depaoli di Vische, Fratelli Picco di Caluso, Gamerro Enrico e Fratelli Vigliocco di Barone Canavese, Ferragatta Erica di Orio Canavese, Succo Valerio di Foglizzo e Sant'Orso di Mazzè.

Prima della distribuzione dei nematodi, gli agricoltori hanno dovuto preparare i prati attraverso sfalcio e irrigazione. L'umidità facilita infatti il movimento dei nematodi nel terreno e favorisce l'avvicinamento delle larve alla zona radicale.

È proprio sotto i prati irrigui che in questo periodo si concentra una parte rilevante delle larve. In primavera gli insetti adulti emergono e si spostano sulle colture, dove provocano i danni maggiori tra giugno e luglio, prima di tornare nelle aree erbose per deporre le uova.

Oltre 160 milioni di larve stimate nei terreni del progetto

A rendere particolarmente urgente l'intervento sono i risultati dei rilevamenti effettuati prima del trattamento.

Secondo Coldiretti, nei prati interessati sono state riscontrate densità superiori alle 200 larve per metro quadrato. Una presenza che porta a stimare, soltanto nelle superfici trattate, oltre 160 milioni di larve potenzialmente destinate a trasformarsi in insetti adulti nella primavera 2027.

Una pressione che, senza interventi efficaci, rischierebbe di tradursi in nuovi danni alle colture e in ulteriori costi per le imprese agricole.

Nelle prossime settimane saranno effettuati i campionamenti successivi al trattamento. Saranno questi dati a indicare quanto l'intervento sia riuscito a ridurre la popolazione larvale e se il modello possa essere ampliato ad altre aziende e territori.

Difendere l’Erbaluce significa difendere economia e territorio

Il progetto è finanziato dalla Camera di Commercio di Torino, che ha scelto di sostenere la sperimentazione proprio per le sue possibili ricadute economiche sul comparto vitivinicolo.

«Abbiamo scelto di sostenere questa sperimentazione – spiega il presidente Massimiliano Cipolletta – per dare risposte concrete soprattutto alle imprese vitivinicole che producono i pregiati vini canavesani a partire dalla DOCG Erbaluce di Caluso».

La preoccupazione riguarda la capacità delle imprese di mantenere nel tempo livelli produttivi sufficienti a garantire la sostenibilità economica dell'attività.

«In questo territorio la Popillia sta continuando a ridurre le produzioni mettendo a rischio la sopravvivenza stessa di una delle eccellenze del nostro sistema agroalimentare», sottolinea Cipolletta.

L'Erbaluce rientra inoltre tra le produzioni valorizzate dalla Camera di Commercio attraverso la selezione Torino DOC e sarà protagonista anche a Terra Madre Salone del Gusto.

Il Consorzio: «Ricerca e innovazione per salvare i vigneti»

A seguire con particolare attenzione i risultati della sperimentazione è anche il Consorzio di Tutela e Valorizzazione dei vini DOCG Caluso, Carema e Canavese DOC.

«Questo coleottero – afferma il presidente Lorenzo Simone – è un vero flagello per i nostri viticoltori canavesani. Quest'anno è stato in grado di distruggere interi vigneti mettendo a rischio la produzione».

Da qui la scelta di guardare alla ricerca come possibile strumento per ridurre i danni futuri.

«Puntare su ricerca e innovazione è la strategia vincente per ridurre la futura popolazione di Popillia. Pensiamo che il trattamento con i nematodi sia l'intervento che farà la differenza in Canavese».

Una sperimentazione che guarda già al 2027

La partita economica si giocherà soprattutto nei prossimi mesi. L'efficacia del trattamento dovrà essere misurata attraverso i campionamenti e, successivamente, verificando quale sarà la presenza di insetti adulti nella stagione 2027.

Se la sperimentazione darà risultati significativi, il modello potrebbe essere esteso coinvolgendo un numero maggiore di imprese e istituzioni. Coldiretti Piemonte ha già indicato la necessità di proseguire il lavoro il prossimo anno con una progettualità più ampia e maggiori risorse.

Per il Canavese, dunque, quella contro la Popillia è ormai una sfida che va oltre la difesa delle colture. Significa proteggere reddito agricolo, investimenti, vigneti e produzioni DOC e DOCG che rappresentano un pezzo importante dell'identità economica del territorio.

 

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