Spaventapasseri, i vecchi guardiani degli orti diventano personaggi da raccontare

Da secoli sorvegliano campi e raccolti, costruiti con stracci, vecchi abiti e oggetti dimenticati. Oggi gli spaventapasseri riscoprono una nuova vita tra giardini, borghi e feste popolari

Un vecchio gilet del nonno, una camicia a quadri dimenticata in fondo a un baule, pantaloni rattoppati, un cappellaccio e magari un paio di scarponi che nessuno indossa più. Basta poco, qualche oggetto destinato a essere buttato e un pizzico di fantasia, per dare vita a uno dei personaggi più antichi e curiosi delle nostre campagne: lo spaventapasseri.

Orti, giardini e cortili, infatti, non devono necessariamente essere soltanto spazi da coltivare. Possono trasformarsi in luoghi capaci di raccontare qualcosa di chi li abita. Accanto a piante e fiori possono trovare posto vecchi oggetti, ricordi di famiglia e insoliti personaggi che rendono quello spazio unico e personale.

Lo spaventapasseri è forse il più affascinante di tutti. Nato con uno scopo molto concreto, quello di tenere lontani uccelli e piccoli animali dalle coltivazioni, nel tempo è diventato molto di più: una presenza familiare, quasi un silenzioso guardiano dell'orto.

Un guardiano nato molti secoli fa

La storia dello spaventapasseri affonda le radici molto più lontano di quanto si potrebbe immaginare.

Già nel I secolo a.C. il poeta latino Tibullo raccontava dell'utilizzo di una statua di Priapo posta a protezione di un orto ricco di frutti, con il compito di tenere lontani gli uccelli.

Ma le origini di queste figure sono legate anche ad antiche credenze e rituali. Prima ancora di diventare strumenti per difendere il raccolto, figure e simulacri collocati nei campi erano considerati simboli di buon auspicio, utilizzati per allontanare gli spiriti maligni e invocare protezione sul lavoro e sulle coltivazioni.

Con il passare dei secoli la funzione divenne sempre più pratica. La presenza di una sagoma umana poteva contribuire a scoraggiare gli uccelli dall'avvicinarsi ai semi appena interrati o ai frutti pronti per essere raccolti.

La struttura inizialmente era semplicissima: una croce di legno piantata nel terreno. Poi arrivarono vestiti, cappelli, sciarpe e accessori. Il fantoccio cominciò così ad assumere sembianze umane, fino a trasformarsi nel personaggio che ancora oggi associamo immediatamente alla campagna.

E ogni territorio gli ha dato anche un nome proprio. In Piemonte e nelle parlate locali lo si può incontrare, a seconda delle zone, come babaciu, buraciu o pataciu.

Quando gli spaventapasseri invadono un paese

Oggi, però, questi vecchi custodi dei campi non servono soltanto a proteggere orti e coltivazioni. In alcuni luoghi sono diventati protagonisti di feste e iniziative capaci di recuperare tradizioni, creatività e memoria.

Succede, per esempio, a Venaus, in Val Cenischia, alle porte della Valle di Susa, dove in primavera la Festa degli Spaventapasseri trasforma il paese in una sorta di museo a cielo aperto.

L'iniziativa, nata nel 2021, coinvolge abitanti e visitatori nella realizzazione di decine di fantocci che vengono sistemati tra vie, piazze, orti e giardini. Ognuno è diverso dall'altro: buffo, colorato, tradizionale oppure decisamente fantasioso.

A giudicarli sono anche i bambini delle scuole, chiamati a scegliere le creazioni più belle e simpatiche. Per qualche giorno il vecchio guardiano dei campi diventa così uno strumento per far incontrare generazioni diverse e raccontare ai più piccoli una parte della cultura contadina.

Vendersi, il paese dove gli abitanti sono di stoffa

C'è poi un luogo in cui gli spaventapasseri hanno fatto qualcosa di ancora più sorprendente: hanno praticamente ripopolato un borgo.

È Vendersi, piccola frazione di Albera Ligure, in Val Borbera, in provincia di Alessandria, a circa 720 metri di altitudine. Qui è nato il progetto del Paese degli Spaventapasseri.

Tutto è cominciato nel 2020 dall'iniziativa di due abitanti. All'inizio i fantocci erano soltanto due, ma il successo dell'idea ha rapidamente fatto crescere il progetto, fino alla nascita dell'associazione “Il Paese degli Spaventapasseri”.

Grazie soprattutto alla creatività e al lavoro di Silvia e Ivana, oggi passeggiare per Vendersi significa incontrare lungo le strade una piccola comunità di personaggi colorati.

E non sono figure messe lì a caso.

Il borgo è diventato una sorta di set del passato a cielo aperto, nel quale rivivono scene della vita quotidiana di un paese dell'entroterra nel secolo scorso. Ci sono l'osteria e la canonica, il prete, gli anziani seduti al bar, le signore sulle panchine e uomini e donne intenti nei mestieri di un tempo.

Molti dei personaggi portano i nomi di persone realmente vissute nella frazione, in un curioso e affettuoso omaggio alla loro memoria. Anche gli oggetti raccontano il passato: i materiali utilizzati sono in gran parte recuperati e alcuni fantocci stringono tra le mani gli attrezzi dei lavori che un tempo scandivano la vita quotidiana di queste montagne.

Lo spaventapasseri smette così di essere soltanto il fantoccio destinato a tenere lontani gli uccelli. Diventa memoria, racconto e identità di un territorio.

E nel nostro orto è arrivato Gilberto

Alla fine la tentazione di provarci era troppo forte.

Così anche nel nostro piccolo spazio verde è comparso uno spaventapasseri. Lo abbiamo chiamato Gilberto, un nome di fantasia per un nuovo custode incaricato di sorvegliare l'orto e le piante che lo circondano.

È nato, naturalmente, recuperando quello che avevamo a disposizione e lasciando spazio alla fantasia. Perché forse è proprio questo il fascino dello spaventapasseri: non ne esistono due veramente uguali.

Ognuno porta addosso un pezzo di una storia, un vecchio vestito, un oggetto dimenticato, qualcosa che appartiene a chi lo ha costruito.

Gilberto, per ora, osserva in silenzio il suo piccolo regno.

Ma non resterà solo a lungo. Presto arriverà qualcuno a fargli compagnia.

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