La pianta dalle mille virtù: la salvia comune, o salvia officinalis. Utilizzata in cucina e nella medicina naturale

La pianta dalle mille virtù: la salvia comune, o salvia officinalis. Utilizzata in cucina e nella medicina naturale

Dalla cucina alla fitoterapia, scopriamo cosa sappiamo oggi sulla Salvia officinalis, come coltivarla e il legame con Maria Luisa Sotti e il laboratorio botanico Cellarinia

Basta sfiorarne una foglia tra le dita perché sprigioni immediatamente il suo profumo. La salvia è una delle aromatiche che meglio raccontano il Mediterraneo, presenza familiare nei nostri orti e sulle nostre tavole, ma anche pianta dalla storia antichissima, sospesa fra cucina, botanica e tradizione popolare.

La più conosciuta è la Salvia officinalis L., appartenente alla famiglia delle Lamiaceae. Le classificazioni botaniche aggiornate dei Kew Gardens ne indicano la presenza originaria in un'area dell'Europa meridionale e centrale che comprende anche l'Italia. È un suffrutice perenne, riconoscibile per le caratteristiche foglie grigio-verdi, aromatiche e leggermente vellutate e per i fiori che assumono tonalità blu, viola e lilla.

Non è però corretto pensare che esista una sola salvia: Salvia è un genere vastissimo e diffuso in molte parti del mondo, con una straordinaria varietà di forme, colori e profumi.

Salvia e salute: cosa sappiamo oggi

Per secoli alla salvia sono state attribuite numerose virtù medicinali. Non è un caso che il suo stesso nome sia tradizionalmente associato al latino salvus, sano, salvo.

Oggi è opportuno essere più precisi. La Salvia officinalis continua ad avere un ruolo riconosciuto nella tradizione fitoterapica, ma questo non significa che possa essere considerata una cura universale.

L'Agenzia europea per i medicinali, EMA, dedica alla foglia di Salvia officinalis una specifica monografia europea e ne considera gli impieghi tradizionali nell'ambito dei disturbi gastrointestinali, della bocca e della gola e di alcuni disturbi cutanei e piccole ferite. 

È una distinzione importante: parlare di uso tradizionale riconosciuto non equivale ad affermare che la salvia possa sostituire farmaci o terapie mediche.

Il tujone: perché con la salvia non bisogna esagerare

La salvia contiene diverse sostanze aromatiche e il suo olio essenziale può contenere tujone, composto che ad alte esposizioni presenta effetti neurotossici.

Niente allarmismi per qualche fogliolina utilizzata per insaporire un piatto: il punto è piuttosto non confondere il normale uso culinario della pianta con l'impiego concentrato dell'olio essenziale, che richiede ben altra prudenza.

Gli oli essenziali non sono semplicemente una versione “più forte” della pianta e il fatto che una sostanza sia naturale non significa automaticamente che possa essere utilizzata senza precauzioni.

Per questo eviterei anche il vecchio consiglio di applicare liberamente l'olio essenziale puro su brufoli, ferite o abrasioni: l'utilizzo cutaneo di prodotti concentrati deve rispettare formulazioni, diluizioni e indicazioni appropriate.

Regina della cucina mediterranea

È forse ai fornelli che la salvia continua a mostrare il suo volto più familiare.

Burro e salvia, ravioli, gnocchi, arrosti, carni, legumi, focacce: poche foglie sono sufficienti per caratterizzare un piatto. Il suo aroma intenso suggerisce proprio la moderazione. Non serve abbondare.

Ed è anche questo uno dei piccoli segreti delle aromatiche: non coprire gli altri sapori, ma accompagnarli.

Una rustica signora del balcone

Coltivarla è relativamente semplice. La salvia ama il sole, i terreni ben drenati e annaffiature moderate. Teme soprattutto i ristagni d'acqua, mentre una pianta ben sistemata può dimostrarsi sorprendentemente resistente.

Può essere coltivata nell'orto ma anche in vaso, purché abbia spazio sufficiente e una buona esposizione. Durante la fioritura diventa inoltre una presenza preziosa e molto frequentata dagli insetti impollinatori.

La moltiplicazione può avvenire per seme oppure per talea. Una volta ben attecchita, la pianta tende ad allargarsi e può diventare un piccolo cespuglio profumato capace di accompagnarci per anni.

Quanto alla convinzione secondo cui salvia e rosmarino sarebbero “nemici” e uno dei due finirebbe inevitabilmente per soccombere, meglio lasciarla nel capitolo delle credenze dei giardinieri. Le due piante hanno esigenze abbastanza simili – sole e terreno drenante – e non esiste una regola botanica che impedisca loro di convivere.

Dalla salvia a Maria Luisa Sotti, la “regina delle erbe aromatiche”

E parlando di salvie, per me è impossibile non tornare con la memoria a una delle persone che ho avuto la fortuna di conoscere: Maria Luisa Sotti.

Una vera maestra delle erbe.

A Cellarengo, nell'Astigiano, nel 1982 fondò Cellarinia, laboratorio botanico che sarebbe diventato conosciuto ben oltre i confini piemontesi. Qui coltivava aromatiche inconsuete e collezionava esemplari allora poco conosciuti: dalla salvia indiana alle aquilegie, fino alle affascinanti piante a foglia grigia.

Cellarinia divenne un luogo di studio, sperimentazione e divulgazione. Maria Luisa instaurò rapporti e scambi con centinaia di orti botanici e contribuì alla formazione di una generazione di vivaisti e appassionati.

E la sua eredità non si è perduta. Nel 2026 Cellarinia è arrivata all'ottava edizione della Mostra Mercato di fiori, piante e ceramica, organizzata dal Comune di Cellarengo insieme alla Pro Loco e al gruppo culturale Fritto Mistico. Un appuntamento che continua a raccontare quel rapporto curioso, colto e appassionato con il mondo vegetale che Maria Luisa aveva saputo costruire.

Il mio ricordo di Maria Luisa

Ho avuto il piacere di conoscerla e frequentarla per parecchi anni.

La prima volta la incontrai a Masino, alla Tre Giorni per il Giardino. La ricordo ancora con un paio di grandi stivali ai piedi e una pala in mano: toglieva il fango e sistemava la paglia sul terreno intriso d'acqua.

Una pioniera della manifestazione. E ancora oggi sono in molti a ricordarla.

Fu anche madrina dell'associazione Vivere il Verde di Caselle Torinese e componente del direttivo. Al giardino del Baulino, piccolo gioiello botanico nel cuore della città, era legata forse più di tanti casellesi.

Aveva creato un angolo dedicato alle aromatiche che portava direttamente da Cellarinia: piante insolite, colorate, profumate. Una gioia per gli occhi e uno degli spazi preferiti anche dagli anziani ospitati nella RSA casellese.

Forse è proprio questo il potere delle piante: un profumo basta a riaprire una porta della memoria.

Nel mio caso è quello della salvia. E dietro quelle foglie grigio-verdi compare ancora Maria Luisa, con i suoi stivali, la pala e quella passione per le erbe che ha lasciato radici profonde.

E non è finita qui.

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